Covid: ecco la bozza con le regole per curarsi a casa

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Maurizio Guariniello

Ecco la bozza rivolta ai medici di famiglia “Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da Sars-Cov-2” che indica quali sono i trattamenti farmacologici da prescrivere ai positivi al Covid che tuttavia non richiedono l’ospedalizzazione, in quanto non gravi.

 

Il Presidente del Consiglio superiore di Sanità, Franco Locatelli, così si è espresso al riguardo: “Il ruolo dei medici di medicina generale è cruciale e va portato al centro della gestione dei malati. In queste ore è pronto per una sua valutazione concertata con i medici un documento che è stato promosso su iniziativa del Ministro e che vuole essere una linea di indirizzo. Ciò per dare indicazioni sia sul monitoraggio che sulle linee terapeutiche per evitare sovraccarico degli ospedali”.

 

Rispetto allo scorso Marzo emergono alcune modifiche ma sempre con l’intento di ridurre la pressione sulle strutture sanitarie, con predilezione delle terapie svolte a casa osservando scrupolosamente le indicazioni fornite dal proprio medico di base.

Le linee guida prevedono:

  • utilizzo del paracetamolo solo se vi è febbre
  • antinfiammatori solo se vi sono altri sintomi e le condizioni generali del paziente si avviano verso un peggioramento
  • assunzione del cortisone solo in emergenza, questo per evitare inutili insulti al sistema immunitario
  • eparina solo se si palesano criticità motorie o per evitare fenomeni di carattere trombo-embolico.

Per monitorare la patologia si raccomanda il saturimetro.

 

Infine nel documento è inserita anche una classificazione dei diversi livelli di gravità della malattia:

  • lieve se c’è febbre ma non difficoltà respiratorie
  • moderata quando c’è polmonite e l’ossigeno nel sangue raggiunge la soglia attenzionale
  • severa se nel sangue l’ossigenazione è oltre valori di soglia con contestuali infiltrazioni ai polmoni
  • critica in presenza di insufficienza respiratoria, shock settico o insufficienze che interessano più organi.

Tuttavia i medici di base hanno palesato dissenso in quanto non sono stati consultati prima della redazione del documento.

Sconcerto è stato manifestato anche dal sindacato dei medici italiani, che non condivide le indicazioni terapeutiche in quanto occorre “distinguere le terapie per le persone sotto i 50 anni e per i pazienti sopra i 50”, ha dichiarato il rappresentante per il Piemonte della Federazione di medicina generale, Roberto Venesia.



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