Cosa vuol dire "girare Napoli e 36 Casali"? Il significato del modo di dire napoletano eventi-weekend-vivere-napolieventi-weekend-vivere-napoli
Cosa vuol dire “girare Napoli e 36 Casali”? Il significato del modo di dire napoletano
C. Pezzella

Cosa vuol dire “girare Napoli e 36 Casali”? Il significato del modo di dire napoletano

"Girare Napoli e 36 Casali" è un detto molto famoso a Napoli. Un'espressione icastica dal significato dinamico, le cui origini echeggiano attraverso secoli di storia.

Sotto l’aspetto culturale, Napoli rappresenta un esempio tripudiante di folklore variegato. La città presenta una serie di innumerevoli sfaccettature di stampo storico e artistico, provenienti dalla commistione delle usanze e degli avvenimenti che hanno coinvolto i popoli che l’hanno abitata nel corso dei secoli. Oggi, moltissime tradizioni, modi di fare  e di dire sono finiti per diventare parte del quotidiano partenopeo. Non a caso, il dialetto napoletano presenta tutta una serie di detti popolari ed espressioni tipiche perfette per ogni situazione. Se alcune sono vere e proprie perle di saggezza tramandate negli echi di intere generazioni, altre portano con sé veri avvenimenti di carattere storico. Un esempio lampante è “girare Napoli e 36 Casali”, di cui in quest’articolo vedremo storia e significato.

La storia di “girare Napoli e 36 Casali”

La storia del detto oggetto del nostro articolo affonda le radici in quasi un millennio di storia. Si cominciò a parlare dei casali di Napoli già nel 1266, quando Carlo d’Angiò sconfisse gli Svevi nella battaglia di Benevento ed ebbe via libera per la città. Prima di partire alla volta di Palermo, il sovrano volle ringraziare la cittadinanza elargendo delle concessioni, tra cui quella di istituire dei “casali”. Con l’avvento della dinastia aragonese, a quasi 200 anni di distanza, Alfonso dispose un censimento a fini fiscali, da cui vennero esonerati i casali. Gli abitanti dei suddetti luoghi, infatti, percepivano le medesime immunità del capoluogo.

I casali, per l’appunto, erano 36, divisi in quattro zone: otto lato mare, dieci entro terra, dieci nei pressi di Capodimonte e altri otto a Posillipo. Oggi, i casali, non sono altro che le principali province e quartieri napoletani: Resina, Torre Annunziata, San Sebastiano, Portici, San Giorgio a Cremano, Ponticelli, Barra, San Giovanni a Teduccio, Afragola, Casoria, Casalnuovo, Fratta, San Pietro, Arzano, Grumo, Casandrino, Melito, Marano, Mugnano, Panecuocuolo, Secondigliano, Chiaiano, Calvizzano, Polvica, Piscinola, Marianella, Miano, Antignano, Vomero, Torricchio, Pianura, S. Strato, Ancarano e Villa Posillipo. Notiamo come, mentre la maggior parte di essi hanno conservato il proprio nome, altri sono finiti in disuso.

Il significato del detto napoletano 

I casali sono stati descritti in diverse pubblicazioni storiche, tra cui la più evocativa, quella di A. Summonte che, nella sua Historia della città e del Regno di Napoli, ne parla come luoghi fertili tutto l’anno, ricchi di leccornie e materie prime di qualità. Insomma, luoghi dove la natura aveva modo di prosperare tanto quanto il lavoro. Come possiamo dedurre dalla digressione storica appena fatta, dunque, il significato di “girare Napoli e 36 Casali” corrisponde ad intraprendere un percorso lungo e tortuoso; magari pieno di cambi di rotta o, comunque, esplorare una serie particolarmente cospicua ed estensiva di zona.

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