Coronavirus: la proposta di riaprire gli Ospedali

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Articolo di , 10 Mar 2020

Covid- 19 incombe e la situazione evolve e non in meglio e le previsioni della diffusione del virus non sono delle migliori, la Campania ha tentato di arginare il problema con alcune regole basilari.

 

Ma soffermiamoci un attimo sulle strutture di cui avrebbe  bisogno la Campania per far fronte all’emergenza. In primis i posti letto e le rianimazioni. A seguire i medici che mancano. Ma vediamo le strutture presenti sul territorio che  si potrebbero utilizzare in caso di emergenza.

 

Il San Gennaro, l’Ascalesi e, in parte, il Santa Maria degli Incurabili: dismessi da qualche mese, erano tutti e tre dotati di Rianimazione per un totale di almeno 16 posti letto, reparti che fino alla chiusura avevano accolto decine di pazienti. Non è tutto: in quei tre presìdi erano attive due unità operative, di Medicina e di Chirurgia di urgenza, che potrebbero essere trasformate in altrettante Terapie subintensive con oltre 60 posti letto. Tra l’altro le strutture in questione potevano contare su servizi di Laboratorio analisi e Radiologia. Ancora, l’Ospedale del Mare: dove nella stessa area era stato realizzato un albergo di 5 piani con 70 camere a due letti da destinare a pazienti in pre-ricovero o dimessi precocemente.

 

Quell’hotel è ancora chiuso (paradossale conseguenza della nefasta transazione tra Astaldi e Asl Napoli 1) e rischia di essere utilizzato per altre finalità. Anche in questo caso, quelle stanze potrebbero ospitare i pazienti contagiosi in buone condizioni che devono stare in isolamento, ma che non possono farlo nelle loro case. Un altro aiuto sarebbe auspicabile, come ipotizza il decreto governativo, da parte di alcune case di cura recentemente dismesse e facilmente riattivabili. Per esempio, Villa del Pino, Villa Bianca e Villalba, in tutto altri 150 posti letto. E poi ancora, i presìdi nelle province.

 

L’ospedale di Boscotrecase, inaugurato 10 anni fa, funziona al 50 per cento, mentre il Maresca di Torre Del Greco è ridotto all’osso da un progressivo depauperamento: entrambi potrebbero contribuire a smaltire eventuali necessità di ricovero. Analoga politica di revisione sarebbe opportuna nei territori di Caserta, Benevento, Avellino e Salerno. Ovunque, ci sono strutture riattivabili in poco tempo. Programmazione e realizzazione progettuale dovrebbero essere affidate a professionisti che già si sono dimostrati all’altezza delcompito. E infine, gli anestesisti: negli ultimi anni è andata in pensione una decina di primari. Oggi, sempre secondo il decreto governativo e l’ordinanza del presidente della giunta, potrebbero essere richiamati temporaneamente in servizio, mettendo a disposizione la loro esperienza oppure sostituendo quei colleghi che svolgono funzioni non strategiche o di supporto.

 

(Fonte la Repubblica.it)

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