Coronavirus: la cura con plasma iperimmune arriva al Cotugno

Paola Palmieri

La terapia al Plasma iperimmune nella cura dei pazienti affetti da Coronavirus arriva al cotugno

 

Entro questa settimana sarà avviato al Cotugno l’utilizzo sperimentale del siero ricco di anticorpi estratto da pazienti guariti dal Covid.  La terapia utilizzata al San Matteo di Pavia, all’ospedale di Mantova, in quello di Bolzano e ora anche a Padova, suggerita dal primario emerito del Cotugno Giulio Tarro, sta portando ad ottimi risultati.

 

Nella città veneta su 11 malati in fase critica sottoposti a questa cura tutti hanno avuto una remissione della malattia nell’arco dei successivi due giorni. A Napoli la richiesta per effettuare questo trattamento, è stata inviata a metà marzo dai clinici del Cotugno, Fiorentino Fragranza, direttore della Rianimazione, e Roberto Parrella a capo dell’unità complessa di Malattie infettive ad indirizzo respiratorio e di Rodolfo Punzi, ma purtroppo bisogna aspettare il parere (obbligatorio) del Comitato etico.

 

Dove bisogna uniformare le procedure alle linee guida sull’uso di derivanti del plasma dettate dal ministero della Salute, indicare le procedure di sicurezza, chiarire le responsabilità di eventuali eventi avversi i nodi da sciogliere. Per velocizzare l’iter che rischia di concludersi fuori tempo massimo, è intervenuto nei giorni scorsi il manager dell’Azienda dei Colli Maurizio di Mauro che ha chiesto di partecipare all’ultima riunione web. Così ieri sera è stata segnata l’ultima tappa, oggi dovrebbe essere ratificato il lavoro e venerdì il documento andare alla firma.

 

Per produrre il siero con anticorpi sarà impegnata l’unità immunotrasfusionale dell’azienda dei Colli diretta da Bruno Zuccarelli. Molti pazienti guariti, , si sono già fatti avanti per donare il proprio sangue. In attesa di un vaccino contro Covid 19 tale immunizzazione passiva si configura come la migliore strategia terapeutica possibile peraltro già utilizzata nel 2002 e nel 2009 nella cura della Sars e della Mers, cugini stretti di Covid 19 che avevano però una letalità molto superiore, rispettivamente del 10 e del 30%. Del resto il calo dei contagi e delle ospedalizzazioni richiedono una riorganizzazione delle cure ospedaliere e territoriali che è in corso anche in altre regioni più colpite.

 

(Fonte il Mattino.it)



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