Corno Story: scartato anche il porto

Valentina Cosentino
Corno Story: scartato anche il porto
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L’installazione natalizia a forma di Corno che dovrebbe essere costruita a Napoli in occasione delle feste sta già facendo parlare di se da mesi. Tra le polemiche al progetto e divieti della soprintendenza, arriva ora un altro stop.

 

Ma ricapitoliamo lo stato della questione. Italstage, la società che lo scorso anno realizzo N’Albero, per il Natale 2017 aveva presentato al comune di Napoli un nuovo progetto che prevedeva l’instalalzione di un corno di circa 60 m alla rotonda Diaz. Il Comune dimostrando di gradire l’idea aveva rilanciato la proposta con un invito aperto a tutti a presentare proposte incentrate sul tema della scaramanzia per poter scegliere la più consona ed interessante. Dopo le vacanze estive la scelta d3el comune ricade sul Corno di Italstage scartando un peperoncino ed un presepe ghiaccio ed altri interessanti ed originali progetti.

 

Sull’installazione del Corno si pronuncia, però, nel corso del mese di settembre, la Soprintendenza che esprime parere negativo alla sua installazione alla Rotonda Diaz, ritenendolo incompatibile con lo skyline di Napoli.

 

Da qui la proposta del presidente dell’Autorità portuale, Pietro Spirito, che si dichiara disponibile ad accogliere il Corno al porto. Al Comune si inizia anche studiare la reale fattibilità del progetto con particolare riferimento alla viabilità che poteva risultare particolarmente congestionata durante il periodo di installazione.

 

Ultima puntata, di quella che sta diventando una vera e propria saga, è la notizia, diffusa ieri, del mancato accordo tra Autorità Portuale e Italstage.

 

Italstage avrebbe rifiutato la proposta avanzata dal Porto soprattutto per motivi di ordine economico: per al concessione degli spazi sarebbero stati chiesti duecentomila euro più il 5 per cento del fatturato derivante dalla vendita dei biglietti, circa il triplo di quanto versato l’anno scorso al Comune per N’Albero alla Rotonda Diaz. Oltre al problema economico le parti hanno dovuto rinunciare al progetto anche per motivi di natura logistica considerando che mancavano i tempi per rendere pienamente compatibile la struttura con le alre attività del porto.

 

 



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