Convivio Urbano: eno-bistrot e modernità nel cuore di Portici eventi-weekend-vivere-napolieventi-weekend-vivere-napoli
Convivio Urbano: eno-bistrot e modernità nel cuore di Portici
C. Straface

Convivio Urbano: eno-bistrot e modernità nel cuore di Portici

Connubio all’insegna della sinergia nel locale di Portici, con l’executive chef Emanuele Madonna e la direzione affidata al maitre sommelier Gino Oliviero.

Innovare, nella tradizione, con un pizzico di iconoclastia ed irriverenza, puntando su uno snellimento della proposta eno-gastronomica, all’insegna della convivialità. Questa la definizione che maggiormente si attaglia a Convivio Urbano, eno-bistrot ubicato nel centro di Portici, che segna il passo del primo anno di attività, con un’affiatata crew di sala e cucina.

Al giovanissimo executive chef Emanuele Madonna va dato atto di aver saputo convertire, con sagacia ed umiltà, i propri trascorsi fine-dining in un impiego di “prossimità”, ritornando alla cucina “di quartiere”, ovverosia all’espressività della tradizione gastronomica regionale: spola fra Inghilterra e Svizzera – da Heinz Beck alla famiglia Iaccarino – e poi il rientro ai luoghi aviti, allo stellato Laqua Countryside di Vico Equense, con Antonino Cannavacciuolo come nume tutelare. A fare da contraltare alla creativa professionalità del giovane chef -finalmente approdato ai lidi di Convivio Urbano, affiancato dal sous-chef Riccardo Morra – c’è la sagace esperienza e il lucido disincanto del direttore-maitre-sommelier Gino Oliviero, già patron della Maschera di Avellino e di Pulcinella a Santa Brigida a Napoli, poeta e degustatore “militante”.  Trent’anni di amore per l’arte enologica, maturata ed evolutasi principalmente in una delle zone più vocate d’Italia, l’Irpinia: l’allestimento di una carta dei vini con oltre cento referenze, all’insegna di un moderato campanilismo – produttori esclusivamente dall’Abruzzo in giù, “rotolando verso Sud” – e di una marcata predilezione per piccoli vigneron.

Doveroso menzionare anche l’originalità della presentazione della carta, concepita come una rivista a cadenza periodica, quindi con il corollario della necessità di dover procedere a nuove edizioni aggiornate, “”la gazzetta enologica” cui fa da contraltare “il giornale alimentare” con i piatti del giorno: ulteriori coordinate operative, l’assoluta abbandono di regole “accademiche” per i pairing, e la possibilità di apertura al calice, estesa a quasi tutte le referenze in carta.

Passando agli assaggi della serata, grande attenzione devoluta agli appetizer, con il giusto contemperamento ispirato dal concept della proposta: il baccalà cotto a bassa temperatura su letto di verza e pancetta ha il sapore delle ricette antiche, mentre sul tataki di tonno con salsa roast-beef dovrebbe lavorarsi per riduzione, stante l’eccesso di sapidità, e l’accostamento cromatico da rifinire.

Le fritture sono molte richieste, la doratura è davvero croccante, mai untuosa: si parte dalla parmigiana croccante con fonduta di provola e salsa al pomodoro, seguita dalla frittatina di broccoli con provola e nduja, bella commistione fra sfumature di gusto.

Il retaggio della gastronomia regionale incombe, ed ecco sovvenire le deliziose pappardelle al burro d’Isigny e porcini di Ticciano, Vico Equense, un binomio davvero eccellente: si torna alle suggestioni della nostra infanzia, con le deliziose polpette di manzo e friarielli in padella, l’epitome della verdura stagionale per noi campani.

Nessun cedimento sui dessert, al creme-caramel home-made segue la torta caprese, non derivativa come oggi tanto in voga, con la complessità stratificata delle mandorle fresche in straordinaria evidenza, senza essere sovrastate dalla dolcezza del cioccolato.

Passando al comparto enologico, ogni calice versato da Oliviero sottende passione, curiosità e meticolosa attenzione devoluta al rapporto qualità prezzo, iniziando dal vessillo pugliese D’Araprì metodo classico Rosè, 24 mesi sui lieviti per un originale blend di Montepulciano e Pinot Noir. È la volta del vino rosso “I Vigneri” del guru della viticoltura dell’Etna Salvo Foti, seguito dal Macchiusanelle Campania Rosso I.G.T. dell’azienda De Beaumont, circa 1800 bottiglie prodotte per un rosso campano unico, prodotto con viti a piede franco di Barbera, che racconta la profondità del territorio vulcanico di Castelvetere sul Calore. Si conclude la teoria di referenze, rimanendo in casa De Beaumont, con il Don Fa’, liquore da vino aromatizzato alle foglia di amarene, da un’antica ricetta dei Baroni De Beaumont, con evidenti sentori di amarena, note speziate e balsamiche.

© 2026 Grandenapoli.it – Riproduzione riservata – Questo contenuto originale è di Grandenapoli.it e pertanto protetto da copyright.
Whatsapp Canale Whatsapp Canale