Il Codice Dracula: la sua tomba è a Napoli

Annunziata Buggio
Il Codice Dracula: la sua tomba è a Napoli
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Cosa rivela il Codice Dracula? Secondo gli studiosi, il conte Vlad è sepolto nella Chiesa di Santa Maria la Nova; simboli e iscrizioni provano a fare luce sul mistero.

 

«Sappiamo dov’è la tomba di Dracula a Napoli. Sappiamo anche dove andare a cercare»

 

La notizia sensazionale della probabile tomba del conte Dracula identificata a Napoli, da oltre due anni, desta la curiosità di studiosi e l’interesse di epigrafisti sul mistero che gravita nella Chiesa di Santa Maria la Nova e precisamente in Cappella Turbolo.
L’interesse iniziale si è concentrato sulla strana iscrizione, scritta in una lingua incomprensibile, posta nella cappella, che è stata tradotta consultando una serie di codici e che ha fornito la chiave di lettura per presumere che nella chiesa, è celata la tomba di un uomo misterioso.

 

Tutto ha inizio con una clamorosa dichiarazione del 2014, pronunciata da un gruppo di esperti dell’Università di Tallin in Estonia, in merito alla tomba di Vlad Tempes, per cui affermarono: «Sappiamo dov’è la tomba di Dracula a Napoli. Sappiamo anche dove andare a cercare» E da questo momento in poi, numerosi ricercatori ed esperti del settore provano a far chiarezza sul Codice Dracula e delle sue spoglie, incitando gruppi di studio di fama internazionale e incentrando le ricerche su Napoli.

 

Laura Miriello, tenace studiosa esperta di simboli e codici, mise gli occhi sulla strana iscrizione presente nella cappella già nel 2013 per pronunciarsi soltanto nel 2015. Dopo ricerche e studi attendibili, la ricercatrice infatti dichiarò che l’epigrafe apparentemente incomprensibile, rivelò essere un codice in «unciale» ovvero, una scritta composta da tante lettere provenienti da alfabeti diversi, tra cui quelli riconoscibili, il greco, latino, copto e etiopico.

 

La Miriello con con equipe di esperti ricercatori ne dedusse che non poteva trattarsi di una sola lingua ma bensì di un codice segreto, di simboli e disegni adottato dagli epigrafisti almeno cinquecento anni prima per occultare un testo; una scritta che poteva rivelare una verità sorprendente e pericolosa.

 

A seguito della lunga ricerca sulla traduzione del testo, l’epigrafe ha rivelato essere la tomba di un uomo; ma non la sepoltura di un uomo comune o di un re come inizialmente poteva suggerire ma quella sensazionale e leggendaria del conte Vlad III Dracul noto come Vlad Tepes l’Impalatore, il personaggio storico del XV secolo, passato alle cronache come il valoroso guerriero e sanguinario della Romania che tanto ispirò la fantasia letteraria di Bram Stoker nel suo celebre romanzo «Il conte Dracula» del 1897, il leggendario Vampiro della Transilvania.

 

A pronunciarsi sull’argomento e della veridicità sul Codice Dracula, è lo studioso lucano Raffaello Glinni che collabora con l’Università di Tallin, che con la sua equipe italiana, prova a far luce sul perché il conte Vlad è sepolto a Napoli. Egli dichiara: «Nel 1476 il conte Vlad Tempes Dracula, che appartiene all’Ordine del Dragone come il re di Napoli Ferrante D’Aragona, scompare durante una battaglia contro i turchi e viene dato per morto. Una delle sue figlie, Maria, all’età di sette anni viene adottata da una donna napoletana e condotta nel regno di Napoli. Qui in seguito sposa un nobile napoletano della famiglia Ferrillo. La coppia ottiene in «regalo» i territori di Acerenza in Basilicata, ma è legata a Napoli tanto che, alla morte, i coniugi vengono seppelliti a Napoli»

 

 

Il Dragone è il simbolo presente a rilievo sulla lapide Ferrillo riconducibile all’Ordine, ovvero una congregazione nobile-guerresca, alla quale era iscritto Vlad Tempes Dracula (Dracul-Dragone) e anche Ferrante D’Aragona.
Questo simbolo è stato al centro della discussione di tesi della studentessa napoletana Erika Stella che notò il Dragone sul sepolcro di Matteo Ferrillo, risolvendo l’intricato enigma.

 

Si ipotizza che nel sepolcro della famiglia Ferrillo, non ci sia il corpo del suo proprietario ma quello di Dracula; non resta che verificare l’autenticità delle spoglie.
Fra le varie ipotesi, gli esperti di fama internazionale, avvalorano la tesi che Dracula non morì in battaglia ma fu fatto prigioniero dai turchi e che sua figlia Maria Balsa, riscattò il padre e lo condusse con sé in Italia, dove fu seppellito a Napoli.

 

Fra le smentite invece si narra che Dracula ebbe solo figli maschi, e non vi era mai stata menzionata nessuna figlia di nome Maria, finché un giorno, l’esperto Raffaello Glinni, per riscattare l’ipotesi si imbatté in una cronaca antica che raccontava l’arrivo di una principessa slava a Napoli, di origine ignota, messa in salvo per volere del padre dalla persecuzione dei turchi e affidata ad una famiglia napoletana fedele al re Ferrante D’Aragona. Si rivela essere Maria Balsa, adottata e cresciuta a Napoli che sposa il nobile Giacomo Alfonso Ferrillo e fonde il suo stemma con quella del marito, simboleggiato da un Drago.

 

A dare man forte a questa tesi, sono i simboli evidenti sul bassorilievo: il Dragone è sia il simbolo riconducibile all’Ordine che allo stemma araldico della famiglia Ferrillo, collegati a due simboli di matrice egizia, due sfingi, insolite su una tomba europea. Le due sfingi contrapposte rappresentano il nome della città di Tebe, chiamata dagli egiziani Tepes, ma è anche il cognome del conte e all’interno di quei simboli c’è scritto proprio «Dracula Tepes». Ma potrebbe suggerire la parola turca «Impalatore» l’allusione diffamatoria di Vlad III. Simboli, iscrizioni, nomi che sembrano confermare che il conte Dracula riposi qui, all’interno della tomba in marmo del genero Ferrillo da oltre cinquecento anni.
Per ora gli esperti non si pronunciano, tanto meno confermano o smentiscono l’importanza di questa ricerca, portata avanti dal gruppo di studiosi italiani che comprende i fratelli Giandomenico e Raffaello Glinni e il direttore scientifico del Museo delle Antiche Genti Nicola Barbatelli.

Napoli e il Vampirismo

Citando Dracula e Napoli non possiamo essere immuni al fascino sinistro del «Vampiro» ovvero un demone notturno che ha segnato la cultura della Campania e di Napoli, alimentando storie e leggende tra realtà e fantasia; temuto, invocato e occultato sin dal Medioevo. E’ nel Settecento, nel Secolo dei Lumi che nella mentalità collettiva si focalizza la parola Vampiro (etimologia non proprio chiara in riferimento a stregone) legato al concetto di morte e resurrezione.

 

Il primo a parlarci di fenomeni del Mistero è l’avvocato napoletano Costantino Grimaldi (1667-1750) che nel suo volume dal titolo «Dissertazione sopra le tre magie» del 1751 ovvero una summa di tutta la letteratura del Mistero espressa in 169 citazioni in latino, cita i casi di voli di streghe, fantasmi, iettature, apparizioni e fenomeni di resurrezioni tra cui anche il vampirismo. Un altro rapporto fra Napoli e il Vampirismo è da ricercare in un cult book, cioè un romanzo a puntate illustrato intitolato «Varney il Vampiro» che circolava in forma anonima nel 1847 e attribuito a Thomas Preskett Prest.

 

La storia è quella di un nobiluomo inglese affetto di vampirismo che diffonde il contagio proprio a Napoli, la città che sceglie per lasciarsi morire; si affida così alla magia del Vesuvio, lanciandosi nel cratere per porre fine alla sua macabra esistenza.
L’ultimo aggancio al vampirismo napoletano è suggerito dal racconto «Il dottor Nero» del 1907 dello scrittore napoletano Daniele Oberto Marrama, autore di validi racconti fantastici, ricchi di suggestioni tra sensualità, gotico e noir, poco conosciuto in Italia. Il dottor Nero è ambientato a Capri e ruota intorno alle vicende sentimentali di due sposi, un nobile irlandese e una ragazza italiana, insinuati da un sensuale Vampiro, amante della donna.

 

 



Comments to Il Codice Dracula: la sua tomba è a Napoli

  • …l’arrivo di una principessa Slava?..i Rumeni sono latini non Slavi!(e se sbagliano una cosa del genere chissá quante altre cantonate avranno preso!

    Giampiero Spartivento 15 ottobre 2017 2:06 Rispondi

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