Ciccio e le sette streghe: la leggenda del pescatore di Sorrento con le Janare

Annunziata Buggio
Ciccio e le sette streghe: la leggenda del pescatore di Sorrento con le Janare
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Ciccio e le sette streghe è una leggenda popolare del secolo scorso che vede quale protagonista un pescatore di Meta di Sorrento che ebbe un incontro ravvicinato con le streghe-Janare.

 

La leggenda popolare di Franco detto ”Ciccio” il pescatore e le sette streghe, si colloca nella bellissima Penisola Sorrentina e precisamente a Meta di Sorrento, il piccolo comune marinaro situato alla punta che fronteggia il Golfo di Napoli.

 

Meta di Sorrento nonché meta turistica d’eccellenza è contraddistinta da notevoli luoghi di interesse culturali, come le sue antiche chiese, i preziosi monumenti e le arcate suggestive, il centro storico caratterizzato da dedali di vicoletti che si diramano nel suo cuore, senza  trascurare le sue bellissime spiagge, lambite dai turisti in estate.

 

Proprio su queste spiagge, con esattezza sulla spiaggia di Alimuri che si è consumato il terrificante incontro leggendario del pescatore Ciccio con le sette streghe, dal quale l’uomo ne uscì storpio e deforme da cui si è tramandato il racconto popolare di «Ciccio ‘o stuorto».

 

Secondo la leggenda popolare e il racconto orale, nel paesino di Meta di Sorrento viveva un abile pescatore di nome Franco, chiamato amichevolmente da tutti Ciccio che dedicava parte del suo tempo alla pesca e al mare, l’unica fonte di sostentamento. Ogni mattina come un sacro rituale, usciva presto di buon’ora e si ritirava a calar del tramonto, e prima di rincasare spingeva la barca sulla riva, sistemava accuratamente le sue reti e infine copriva per bene la sua barchetta con il mantello bianco per poi ritornare a casa con il suo pescato del giorno.

 

Una mattina, come di consueto, si recò sulla spiaggia di Alimuri nel luogo in cui la sera prima aveva sistemato la sua barca, ma con grande meraviglia si voltò intorno e non trovò la sua imbarcazione; si mise alla ricerca della stessa e la trovò poco più avanti a circa 200 metri ed in buone condizioni. Sollevato, risalì in barca e prese il mare.

 

 

Per tre giorni di fila si ripeté l’episodio: la sua barca ogni giorno si trovava in un punto diverso della spiaggia e iniziò a dubitare di uno scherzo da parte di qualche buontempone; così decise di escogitare uno stratagemma per acciuffare il simpatico burlone, all’indomani della sua uscita in mare. Il giorno dopo, il solito rituale e al tramonto invece di rincasare, Ciccio decise di nascondersi sotto la barca dove, precedentemente, aveva scavato una fossa per camuffarsi tra le ombre pur di conoscere l’identità del presunto burlone.

 

Così fece: a mezzanotte in punto udì delle strani voci  avvicinarsi alla sua imbarcazione mentre il cuore gli balzò in gola e notò con tale spavento sette figure scure dalle unghie lunghissime e capelli arruffati, chiamate nella credenza popolare le Janare (streghe) che vociferava tra loro, puntando alla barca.

 

La più vecchia delle sette streghe, pronunciò una strana formula per spostare la barca

“Ralle, ralle, mastu Giuseppe, invece e’ seje simme sette” ma stranamente l’incantesimo non funzionò con grande meraviglia delle Janare; infatti l’incanto era stato formulato per un numero dispari da poter imbarcare ma siccome Ciccio era ancora nascosto, l’incanto ne contava otto e non sette.

 

Ripeterono la formula magica più di una volta ma la barca non dava segni di movimento finché una delle Janare si accorse del trucco: vi era un uomo; fu riferito l’accaduto alla più vecchia e questa presa dalla rabbia in corpo, rovesciò con le proprie mani la barca, scoprendo il povero Ciccio morto dallo spavento.

 

Ciccio fu bloccato dalle sette streghe che lo pestarono con i remi a sangue dove esausto cadde in uno stato di incoscienza. Successivamente al pestaggio le sette Janare ripresero la barca e volarono in mare.

 

Il giorno seguente sulla spiaggia di Alimuri fu ritrovato da un amico il corpo martoriato di Ciccio che fu subito portato a casa e medicato ma purtroppo a causa del violento pestaggio, il suo corpo fu reso storpio e deforme a vita, dal viso alle gambe; dopo mesi di silenzio e spinto dal coraggio, Ciccio provò a raccontare l’accaduto ai suoi compaesani ma non fu creduto anzi fu solo deriso da chi non credeva nella storia delle sette Janare; tentò a giustificarsi mostrando i segni delle sue storpiature e i remi malconci quale arma impiegata dal violento pestaggio nelle grinfie delle streghe.

 

Tra gli increduli, il povero pescatore fu chiamato «Ciccio ‘o stuorto» e il suo racconto, ancora oggi suona come una leggenda horror per sfilare qualche brivido d’estate.



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