La storia della Chiesa di Santa Maria del Parto e del suo legame con il Sannazaro

Arte e Cultura
Articolo di , 08 Feb 2021

 

Con il suo profondissimo apporto, Jacopo Sannazaro rappresenta una figura fondamentale per la storia partenopea e per la Letteratura Italiana. Suoi sono alcuni tra gli scritti storici più importanti, tra cui, su tutti, spicca l’Arcadia, prosimetro pastorale che avrebbe consacrato l’umanista all’eternità. Oggi, del Sannazaro rimane vivida la memoria, anche attraverso un lascito terreno dallo splendore sconfinato. In quest’articolo, racconteremo la storia della Chiesa di Santa Maria del Parto, sita in Mergellina e fatta erigere proprio dal poeta. L’opera voluta da Sannazaro all’interno dell’edificio, ha destato, nel corso dei secoli, l’attenzione di dotti, artisti e semplici appassionati; finendo citata con grande dettaglio anche da Benedetto Croce.

La storia della Chiesa di Santa Maria Del Parto

Sita nella zona di Mergellina, nel quartiere di Chiaia, la Chiesa di Santa Maria Del Parto è un fiore all’occhiello per la storia napoletana, essendo custoditi al suo interno la tomba del Sannazaro ed il Presepe di Giovanni Da Nola. Il fortissimo legame tra l’umanista e la monarchia napoletana, portò Federico I a concedere al Sannazaro una pensione di seicento ducati ed un terreno nella zona di Mergellina, su cui era stata già eretta una villa. Il poeta volle aggiungervi una torre, per poi avviare il progetto di costruzione di due chiese, sovrapposte. L’edificio sottostante fu portato a termine nel 1525. Scavato nel tufo, riprendeva le fattezze della tomba di Virgilio. Il santuario divenne, ben presto, luogo di preghiera per donne in gravidanza o che desiderassero concepire un figlio.

 

Sebbene gli affreschi siano scomparsi definitivamente dalla chiesa sotterranea, lo splendore del luogo ha trasceso l’inesorabilità del tempo, venendo narrato negli scritti di viaggiatori e cultori dell’arte. Il destino della Chiesa superiore fu, invece, più controverso. Concepito come una cappella privata dedicata a San Nazario, l’edificio rimase parzialmente incompiuto a causa dell’epidemia di peste e per l’instabilità politica che attanagliarono Napoli durante quel delicatissimo periodo storico. Nel 1529, il Sannazaro donò la Chiesa ai Servi di Maria che si assicurarono di portare i lavori a compimento, regalando magnifico lustro al santuario.

 La Tomba del poeta

Il Sannazaro espresse ai Servi di Maria la volontà che i suoi resti riposassero nella Chiesa di Santa Maria del Parto. Il monumento funebre che accoglie le spoglie terrene del poeta fu disegnato, secondo teorie accreditate, dallo stesso Sannazaro. Ad opera dello scultore Giovanni Angelo Montorsoli, il sepolcro subì diverse opere di restauro nel corso dei secoli. Ospitato in una cappella decorata da affreschi firmati da Nicola Russo, il monumento funebre è di chiara ispirazione rinascimentale, con forti riferimenti allo stile del Buonarroti.

 

Ricavato dal marmo di Carrara, il basamento rappresenta pedissequamente l’equilibrio tra sacro e profano su cui le opere del Sannazaro oscillavano. Sulla parte superiore, ad opera di Bartolomeo Ammannati, figura un bassorilievo di Marsia e Nettuno, sormontato dalla scritta DOM, mentre ai lati si ergono con maestosità le statue di Apollo e Minerva. Ai lati del bassorilievo, invece, è posta l’urna cineraria del poeta, innalzata su due colonne. L’opera è completata dal busto del poeta, ritratto dalla sua maschera funeraria e che alla base presenta il nome di Actius Sincerus; pseudonimo assunto dall’umanista dopo aver aderito all’Accademia Pontaniana.

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