Chi è la “Zeza” a Napoli?
La Zeza, la moglie di Pulcinella, è la prova lampante di quanto la drammaturgia possa avere influenzato nel corso degli anni il patrimonio linguistico orale partenopeo.
Nel ricco e variegato panorama della drammaturgia napoletana, Pulcinella è senza dubbio una delle figure più iconiche. Tuttavia, al suo fianco, spesso nell’ombra, si trova la Zeza, una figura altrettanto intrigante e complessa. Ad oggi è un termine molto usato, un termine dispregiativo nella linguistica popolare partenopea che trae le sue origini dalla drammaturgia. Scopriamo nel dettaglio il suo significato!
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La Zeza nella drammaturgia napoletana e la sua evoluzione
Zeza è tradizionalmente riconosciuta come Lucrezia, la moglie di Pulcinella nella commedia dell’arte napoletana. Pulcinella è un personaggio che incarna la furbizia e l’astuzia e, al suo esatto contrario, sua moglie Zeza ha un carattere ingenuo, civettuolo e molto pettegolo. Con il trascorrere del tempo, la figura di Zeza è stata adattata e modificata in base alle esigenze delle diverse rappresentazioni teatrali e la sua personalità, di volta in volta, è diventata sempre più carica di atteggiamenti e caratteristiche più astute, manipolative e talvolta anche maliziose, avvicinandosi al carattere di Pulcinella, ma mantenendo sempre una certa dose di ingenuità. Proprio tale ingenuità la porta ad essere malgiudicata e, spesso, smascherata. La Zeza (o Zezo) a Napoli è colui che vuole fare il furbo e il disonesto, sfoggiando un atteggiamento ruffiano e un perbenismo artefatto, senza però risultare credibile.
Il nome Zeza, quindi, è diventato sinonimo di falsità e ruffianeria quando riferito a un uomo, e di chiacchiericcio e pettegolezzo quando riferito a una donna. L’associazione simbolica e di senso è avvenuta di pari passo con l’evoluzione del personaggio teatrale, in un modo quasi dualistico. Zeza, nella sua versione più manipolativa, rappresenta l’inganno, mentre la sua natura goffa e sciocca simboleggia il pettegolezzo e la leggerezza.
L’eredità della Zeza
La figura di Zeza, nonostante non sia così popolare e conosciuta come quella del marito Pulcinella, ha lasciato un segno indelebile nel mosaico culturale napoletano. La sua presenza nel teatro, e successivamente nella linguistica popolare, riflette la capacità della drammaturgia di influenzare e modellare la lingua e la cultura di una società. La Zeza o il Zeza sono un effetto specchio di diverse dinamiche sociali che vanno ben oltre la risata e che incarnano, per l’appunto, la capacità di una donna o di un uomo del popolo di compiere il male, perseguendo i propri egoistici bisogni tradendo la fiducia del prossimo. La sua apparante ingenuità rappresenta metaforicamente l’agnello travestito da pecora. I napoletani ciò lo sanno bene, hanno un fiuto infallibile nell’individuare i Zeza. Sanno difendersi bene da loro, sanno prevenirli… Conoscono le loro tecniche abbindolatrici! Così, un personaggio drammaturgico della tradizione che ha saputo regalare diversi momenti di riso al popolo, ad oggi è usato anche per indicare qualcuno da cui guardarsi bene le spalle.

