“Che jacuvella”: storia e significato dell’espressione napoletana

Napoletanità
Articolo di , 26 Gen 2021

Il termine “jacuvella“, italianizzato in jacovella o ghiacovella esiste nella lingua napoletana da molto, molto tempo. Secoli prima che il napoletano fosse decretato dall’UNESCO una vera e propra lingua anziché un dialetto, la parola jacuvella appariva nelle liste dei primi lessicografi. Un idioma “antico” come il napoletano, in contatto con le culture del mondo da sempre, ha bisogno di esser fermato su un vocabolario, un frasario. La sua costante evoluzione è figlia delle contaminazioni, delle dominazioni.

 

Storia e origine della “Jacuvella”(o Ghiacovella)

 

La prima volta in cui il termine “jacuvella” è apparso in una lista di termini napoletani è stato nientepopodimeno che nel Cinquecento.  Il medico ed intellettuale napoletano Nicola Antonio Stigliola, detto Colantonio , si cimentò in una traduzione napoletana dell’Eneide. Nell’appendice dell’opera, segnò il termine “ghiacovella ”  e lo tradusse con “tenerezza affettuosa”. La “ghiacovella ” o “jacuvella” indicava, a quei tempi, una scaramuccia tra innamorati.

 

Il dardo latino, detto jaculum , viene associato a quello famoso di Cupido. O Eros, come preferite chiamarlo, ma il riferimento è al Dio dell’Amore. I problemi amorosi hanno sempre creato contrasti e dolori, nel Cinquecento come oggi. Ed è forse per questo che un termine documentato cinquecento anni fa risulta ancora vivo ed utile. Oggi, per quanto sia in disuso o forse se ne ignorano le radici, la “jacuvella” serve a definire una situazione intricata, un “tira e molla” senza fine. Quella che molti napoletani definirebbero una “tarantella“, un complicato garbuglio.

 

Una seconda ipotesi, che si fonda sull’uso popolare dell’espressione, fa risalire la “jacovella” al teatro. Per essere precisi, a Iacovello, diminutivo di Giacomo e traduzione del Jacques francese. Una famosa maschera della Commedia dell’Arte, a Napoli conosciuta con l’aferesi Coviello , che nel parlato definiva uno “stupido che voleva darsi le arie“.

 

Coviello è un personaggio che adotta diversi tratti, mai statico, alterna il ruolo di sciocco a quello di furbo. Nel teatro francese,  Jacques è un contadino semplice e pauroso, e la jacuvella  prenderebbe qui le sembianze di una ridicolezza, di una buffoneria.

 

La moltitudine di segni della lingua napoletana la definisce come una delle più ricche, divertenti, culturalmente rilevanti. Non smette mai, mai di sorprenderci.

 

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