Champion’s League Made in Sud

Grande Napoli

Non c’è che dire: Complimenti ragazzi! Lo show della comicità partenopea è giunto in prima serata su Rai  ed ha registrato un vero successone. Merito della laboriosa fucina comica che, iniziando nei circuiti locali ed ospitando artisti d’ogni razza e calibro, è venuta fuori in tutta la sua qualità, gradualmente, facendo esperienza, crescendo e migliorandosi di puntata in puntata.

Il segreto di Made in Sud risiede secondo noi nella scelta di un repertorio sempre più moderno e meno tradizionale o in ogni caso, con l’orecchio teso alla tradizione, con leggero senso nostalgico. Ma nulla di più. Anzi a ben vedere a Made in Sud si scherza si ride sui nuovi mostri della società, sugli ultimi idoli, sulle nuove tendenze: perché c’è tanto di cui ridere e non solo le solite gags che usano il dialetto come trampolino. E così vengono fuori il minimalismo scanzonato e irriverente di Gino Fastidio, le lezioni di napoletano del prof Fischietti, l’energia e la simpatia dei bravi Gigi e Ross (magari un giorno a Sanremo!) insieme alla bella Fatima (la prima showgirl napoletana presentabile ed esportabile: canta, balla, recita ed è carina, non bona…che tanto gli anni ’90 so’ finiti da un pezzo), gli sfoghi dell’incazzatore personalizzato, i rumorosi lamenti di James Senese, le moine e gli approcci al pubblico femminile di Micheal Bublè e tutte le esilaranti battute degli altri.

Ovviamente qualcosa va rivisto, perfezionato, ma osservando il cammino percorso dal Tam di Napoli ai canali nazionali, non ci preme alcun suggerimento, alcun timore alberga il nostro spirito. Made in Sud sta diventando così importante che non di radi vi si propongono artisti di altre provenienze geografiche. E talvolta si notano fuoriusciti da palcoscenici illustri come Zelig e altre volte ancora si vedono su altri canali format molto molto simili a Made in Sud. Insomma la crisi c’è e per combatterla ci vuole tanto lavoro, anche quello che non si sarebbe disposti a fare: Made in Sud è il simbolo del Rising Sun. Mentre i deboli soccombono, i nuovi si danno da fare per sopravvivere e, come nel loro caso, gli riesce anche di raccogliere quanto seminato. Per questo torniamo al titolo d’apertura: Complimenti ragazzi, questo è quasi uno scudetto, oppure se vi pare, questa è la vostra Champion’s League.

 



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