Cerimonia d’inaugurazione delle Universiadi, cronaca semi-seria di un evento speciale

Eliana De Leo
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Ieri sera l’ingresso al San Paolo è stato un po’ come se fosse la “prima volta” allo stadio. C’era della magia nell’aria, la magia dell’attesa, l’aria frizzante prima della festa. Lo sguardo si sposta in ogni angolo guardando un luogo che ti è noto, ma che ieri ai tuoi occhi era praticamente un altro, completamente nuovo, scintillante, azzurro. Il sole tramonta, parte il count down, chiaramente con i numeri della smorfia (spoiler: un po’ di campanilismo ce lo siamo portati dietro per tutta la cerimonia). Scatta lo zero e s’accende un grandissimo Vesuvio ricreato davanti alla curva B ed il campo e l’intero stadio diventano il mare, solcato dalla sirena Partenope, nostra beniamina, impersonata dalla primatista di apnea Mariafelicia Carraturo.

 

È così che inizia il grande show partenopeo della cerimonia inaugurale dell’Universiade 2019, creato da Marco Balich, già direttore artistico di cerimonie olimpiche e dell’evento di apertura dell’Expo di Milano nel 2015, con la regia di Lida Castelli, prima donna al mondo ad aver diretto una cerimonia Paraolimpica (Sochi 2014) e già regista della cerimonia dell’Americas Cup a Napoli.

 

 

Il pubblico è entusiasta e trasforma gli spalti in un mare di piccole luci, il colpo d’occhio è suggestivo. È così che inizia la parata degli atleti: più di 8.000, provenienti da 119 paesi del mondo.

È difficile, davvero, descrivere l’emozione che si prova nell’avere, improvvisamente, la consapevolezza che nella propria città, in quel momento, ci siano persone giunte da ogni angolo del pianeta. Anche il più sperduto, anche dal paese del quale non conoscevi più il nome. Lo hanno fatto con la gioia degli studenti, e la professionalità degli sportivi anche se molti di loro professionisti dello sport ancora non lo sono e questo li rende ancora più belli da vedere. Sono lì per rappresentare la propria nazione, o di più, per rappresentare lo sport.

È questo lo spirito che avvolge il San Paolo che, per fortuna non si è lasciato scalfire dai fischi, veramente poco felici, alle delegazioni francese e tedesca o durante i discorsi ufficiali delle istituzioni. Tutti, per fortuna, sono poi diventati più sportivamente applausi.

Prima dell’ingresso dei 303 atleti italiani spumeggiante, allegro con uno stadio letteralmente infiammato (sulle note di Gloria, roba che Umberto Tozzi si sta ancora strofinando gli occhi), sonno tante le nazionalità che hanno raccolto gli applausi del pubblico, dagli atleti della delegazione brasiliana, tutti rigorosamente vestiti da pizzaioli, a Erikah Seyama: la giovane campionessa di salto in alto del Regno di Eswatini che per acclamazione è praticamente già “Miss Universiade”. Dall’Urugay entrato in campo con uno striscione in cui ringrazia Napoli e dice di amarla, all’Argentina che, per la serie “ti piace vincere facile” entra portando una maglia numero 10 della nazionale… ed è subito Diego, Diego.

 

Termina la parata, per non abbandonare quel mood anni ’80 in cui ci siamo catapultati con Gloria di Tozzi, è la volta di Malika Ayane che canta “L’Italiano” di Toto Cutugno che, comunque, come tutti i grandi classici fa cantare lo stadio.

 

Per fortuna, a riportarci ai giorni nostri ci pensa Bebe Vio che col suo sorriso contagioso porta il tricolore per l’alza bandiera, mentre la Fanfara dei Carabinieri suona l’inno di Mameli. Terminato il momento di commozione collettiva, è la volta della “Pulcinelliade” un omaggio e un racconto su Napoli che ha visto coinvolte 40 scuole di danza, per un numero imprecisato e spettacolare di pulcinella ballerini e acrobati. Un plauso speciale a Iaia Forte che in tutta questa maxi-giostra ha regalato al pubblico un minuto delicato di teatro dedicato a Totò e Edurdo De Filippo, non era facile.

 

Dopo una altrettanto raffinata suggestione, con il richiamo all’arte e alla storia e, ovviamente allo sport con la performance dedicata al Tuffatore di Paestum, è stata la volta dei discorsi ufficiali. Il Presidente De Luca non soltanto ha ricordato a tutti lo sforzo ingente che la Regione Campania ha fatto per la realizzazione delle Universiadi ma ha anche accolto tutti gli atleti e gli ospiti stranieri in inglese, invitandoli a scoprire quanto di bello la nostra terra abbia da offrirgli. Poi, finalmente, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che pochi minuti prima aveva incontrato la piccola Noemi diventata, in qualche modo, la vera mascotte di questa Universiade Campana, dà il via ufficiale ai Giochi: “Nella certezza che questo grande evento sportivo rinsalderà l’amicizia tra i popoli del mondo, dichiaro aperta la 30esima edizione dell’Universiade“. Conciso.

 

E via con altre mirabolanti esibizioni di ballerini ed acrobati, subito dopo canta Anastasio rappando su Another brick in the wall. Giunge così un altro momento topico della serata: arriva la fiaccola dell’Universiade, portata da grandi atleti italiani o persone rappresentative di eccellenze italiane. La torcia arriva, l’atleta saluta, arriva lui, Lorenzinho Insigne che spara un pallone infuocato nel Vesuvio, si accende il calderone e lo stadio s’illumina di fuochi pirotecnici. Favoloso, un gran finale, e non è ancora mezzanotte, siamo tutti un po’ provati, l’adrenalina è un pochino calata potremmo andare a casa soddisfatti. Ma arriva, in chiusura, Andrea Bocelli. Non proprio un trascinatore di folle, ma parte Funiculì Funiculà e come un riflesso incondizionato cantiamo tutti. Stesso discorso vale per il vero gran finale col Nessun Dorma di Puccini, magistralmente interpretato e che il pubblico ha apprezzato sinceramente (più del passaggio nel mezzo con la canzone cantata col figlio che poteva esserci risparmiata).

 

Nel corso di tutta la serata, nel campo da gioco una grande “U” è stata lì e simboleggiare l’abbraccio agli ottomila atleti e il Golfo di Napoli. U come Universalità dell’accoglienza, Unione di cultura e sport e Unicità dell’identità campana costruita su uno scambio millenario di conoscenza. Non è un caso, quindi, se 40 non sono soltanto le scuole di danza coinvolte, ma anche i migranti che hanno partecipato attivamente alla serata portando i cartelli con i nomi delle nazioni partecipanti.

 

Nei giorni che il nostro paese sta vivendo, un evento come l’Universiade va ben al di là dei fuochi d’artificio, degli artisti, dei 1.500 costumi creati. È favoloso per quel che rappresenta: valori sani, forti, d’accoglienza, vivacità culturale, agonismo intelligente e positivo. Sono i ragazzi: volontari provenienti da tutta la Regione e atleti provenienti da tutto il mondo. Sono il solo atleta libico o palestinese arrivati qui portando con orgoglio la propria bandiera, sono i colori degli abiti tradizionali della delegazione del Congo o delle atlete dell’Oman, è il selfie degli atleti francesi e la tarantella ballata dagli svizzeri. Sono le gare, sono i piccoli gesti, le strette di mano che ci saranno, gli sforzi, le sconfitte e le vittorie. È l’abbraccio della “U” del logo che la nostra nazione e la nostra regione sapranno dare a tutto questo che farà di questi giorni, da ieri 3 luglio, fino al 14 dell’Universiade 2019 un evento speciale.



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