Capri, Carmelina e il fantasma dell’Imperatore Tiberio

Annunziata Buggio
Capri, Carmelina e il fantasma dell’Imperatore Tiberio
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Capri. Conoscete la storia di Carmelina e del fantasma di dell’Imperatore Tiberio? L’isola azzurra e perla del Mediterraneo è da sempre considerata l’isola delle Sirene, celebre meta turistica riserva molte attrattive seducenti e ancor più belle sono le sue leggende.

L’isola di Capri e il mito delle Sirene

Capri «l’isola azzurra» è una tappa obbligatoria almeno una volta nella vita, per i turisti e i per ogni tipologia di visitatore che desidera conoscere dal vivo, l’incanto e la bellezza di una delle perle del Golfo di Napoli. Azzurra come il suo mare, la sua grotta e per il cielo che si staglia limpido sull’altura di Anacapri.

Perché si chiama Capri? L’etimologia latina deriva da Caper, Capro poiché molto probabilmente l’isola fu popolata da capretti in prole abbondante mentre altre traduzioni suggeriscono il cinghiale. Secondo il mito e i poemi omerici, Capri è definita l’isola delle Sirene, terra di fascino e di mistero e accosta il suo nome all’eroe Ulisse che incontrò queste creature marine, durante il suo lungo viaggio.
Per Sirena s’intende, creatura femminile seducente per metà donna e per metà pesce (sostituzione medioevale da donna-uccello a donna-pesce) dotata di un incredibile canto ammaliatore difficile da resistere, capace di sedurre gli uomini e di condurli alla morte.
Nell’antica Grecia e in particolare nella religione e nei culti locali, le sirene erano considerate le accompagnatrici dei defunti nel loro ultimo viaggio terreno verso l’Ade, il cui canto consolatore e melodioso, avrebbe reso meno doloroso l’addio ai propri cari.

 

Secondo il mito omerico, tre erano le bellissime Sirene del Mediterraneo: Partenope che si arenò sulla spiaggia di Megaride morendo nel Borgo Santa Lucia, poiché rifiutata da Ulisse, Leucosia che venne a morire in prossimità di punta Licosa in Castellabate e Ligea che fu divorata dai terribili mostri marini nel Golfo di Policastro.
Marina Piccola a Capri è la famosa baia che custodisce senza tempo la dimora prediletta delle dolci creature marine, tanto da dedicarle uno scoglio a memoria: lo Scoglio delle Sirene.

 

Storicamente, l’isola fu abitata già dal paleolitico come attestano i rinvenimenti di armi e fossili provenienti dal sottosuolo caprese e fu colonia greca dal IV secolo a.C. e assoggettata a Napoli nel 326. Amata soprattutto dall’Imperatore Augusto che vi si recò più volte in soggiorno tra il 29 a.C. e 14 d.C. e dall’Imperatore Tiberio, il quale scelse Capri come ultima dimora nel 27 d.C. godendosi gli ultimi decenni della vita. Questo fu il periodo d’oro dell’isola.
Entrambi amavano dar sfoggio della loro ricchezza e supremazia, facendo erigere su Capri le più belle ville dell’Impero, numerose fabbriche e luoghi di culto.

Il fantasma della danzatrice di Tarantella e dell’Imperatore Tiberio

La leggenda più nota sull’isola azzurra è decisamente quella della danzatrice di Tarantella che ballava per il fantasma dell’Imperatore Tiberio.
La leggenda prende spunto da una storia vera, un fatto di cronaca locale: la vicenda di Carmelina Trotta conosciuta da tutti come la bella Carmelina, la donna più affascinante dell’isola azzurra che danzava la tarantella napoletana ai piedi del Palazzo di Tiberio, ovvero a Villa Jovis.
La storia è ambientata all’inizio del Novecento e stando ai fatti, Carmelina era proprietaria di una nota osteria che sorgeva in prossimità della località detta il «Salto» lo strapiombo a picco sul mare, secondo cui l’Imperatore Tiberio, faceva precipitare a mare gli schiavi disobbedienti.
Carmelina raccontava entusiasta (senza smentire la sua versione) di vedere realmente il fantasma del vecchio Imperatore Tiberio proprio nei locali della sua osteria e che solo per lui ballava la frenetica Tarantella. Un rapporto privilegiato che le permise di conoscere tanti aspetti insoliti dell’Imperatore romano.
Rivelò che il fantasma di Tiberio aveva sempre il volto cupo e triste e che solo la musica, la danza e le dolci premure, allietavano l’anima dell’infelice Imperatore;confidava a lei tutti i suoi dispiaceri, rivelando i pensieri più intimi.
Ogni sera dopo la mezzanotte ai piedi di Villa Jovis, si inscenava lo spettacolo più bello dell’isola: si sentiva in tutta Capri il vitale suono della Tarantella, accompagnata da nacchere e tamburelli, e ad animare la danza c’era lei, la bella Carmelina.

 

Perché la Tarantella? Cosa aveva di così magico da attirare un fantasma?

Per gli esperti del settore in campo musicale non vi è dubbio: esiste un rapporto tra musica ed esoterismo, sia in epoche antiche che moderne, come nella musica Baiff retaggio di antiche composizioni risalenti ai misteri orfici e utilizzata da Shakespeare nella Tempesta, passando da Haydn, Salieri, Mozart, Beethoven, Vivaldi, Wagner, la New Age fino a Franco Battiato.

 

La Tarantella napoletana (diversa da quella pugliese) trae origine da una fusione di danze arabe e spagnole introdotte a Napoli durante il regno aragonese ma si presume sia ancora più antica, ereditata dai culti pagani; questa rappresenterebbe una pantomima sessuale, nella raffigurazione dei tre momenti del rapporto amoroso: l’uomo che corteggia la donna, l’uomo e la donna stretti nell’amplesso e la donna che infine che corteggia l’uomo.
Non si sa con certezza ma probabilmente la sensuale danza della Tarantella fu la causa che svegliò il fantasma dell’Imperatore, avendo nella sua origine una matrice magica, soprannaturale, una composizione musicale che evoca antichi rituali, perpetuati da molti popoli.

 

La Tarantella di Carmelina inscenata a notte fonda andò avanti per alcuni anni, fin quando tra il 1932 e il 1935 arrivò sull’isola l’archeologo Amedeo Maiuri, il quale fu incaricato di effettuare gli scavi a Villa Jovis proprio nei pressi dell’osteria. La donna a tale notizia non reagì bene.
L’osteria perse i suoi clienti abituali: intellettuali, commercianti, artisti che si deliziavano a veder Carmelina danzare e fu trasformata in un luogo di ristoro e di fortuna per gli operai.
La Tarantella aveva ceduto spazio ai continui rumori degli scavi che perduravano senza sosta.
Dopo un anno di scavi, Villa Jovis fu recuperata nel suo splendore e inaugurata dall’intera comunità che intanto aveva dimenticato la bella Carmelina. La donna conservò a lungo il rancore e il risentimento nei confronti di Amedeo Maiuri che le aveva sottratto i luoghi più cari della sua giovinezza e spezzato quel contatto ultraterreno e privilegiato che aveva con Tiberio.

 

Carmelina Trotta rassegnata e delusa, strappò l’abito tradizionale della Tarantella e morì suicida all’età di 75 anni, incapace di rassegnarsi alla perdita di quel contatto spirituale; dall’altro canto Maiuri fu preso da un senso di colpa tanto che le dedicò un capitolo a parte nel suo libro intitolato «Breviario di Capri». Ora i due fantasmi si sono ricongiunti felicemente al suono di Tarantella e c’è chi giura che in alcune notti si sente una frenetica musica provenire ai piedi di Villa Jovis. Suggestioni sotto i raggi della luna caprese o verità?



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