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Campi Flegrei, con il sollevamento del suolo aumenta la frequenza dei terremoti
A. Silvestri
4 Dic 2024 - 11:13
Wikimedia Commons

Campi Flegrei, con il sollevamento del suolo aumenta la frequenza dei terremoti

Campi Flegrei, i terremoti aumentano con l'aumentare della velocità di sollevamento del suolo.

Campi Flegrei. Secondo l’ultimo studio pubblicato da INGV, se la velocità di sollevamento del suolo aumenta, cresce anche la probabilità che si verifichino terremoti. Attualmente, però, è in corso un rallentamento. Da agosto, infatti, si è passati da un valore massimo di 20 mm al mese a un valore medio di 10 mm mensili circa.

L’analisi dei dati di deformazione del suolo e della sismicità registrati nella caldera flegrea dal 2000 al 2023 ha mostrato una forte relazione tra il sollevamento del suolo e il numero di terremoti.

Campi Flegrei, deformazione del suolo e attività sismica negli ultimi 20 anni

Un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha analizzato come è cambiata la deformazione del suolo e l’attività sismica ai Campi Flegrei dal 2000 al 2023, deducendo che c’è una relazione esponenziale tra il massimo sollevamento della caldera e il numero totale di terremoti.

I risultati, presentati nell’articolo “Accelerating upper crustal deformation and seismicity of Campi Flegrei caldera (Italy), during the 2000-2023 unrest” pubblicato su Communications Earth & Environment di Nature, sono il frutto di un’analisi dei segnali geofisici registrati dalle reti di monitoraggio dell’Osservatorio Vesuviano dell’INGV, che hanno permesso di studiare a fondo l’evoluzione del bradisismo.

Lo studio realizzato,” spiega Augusto Neri, ricercatore dell’INGV e coordinatore della ricerca, “non si basa su modelli fisici predefiniti, ma cerca di rappresentare l’evoluzione della crisi in modo obiettivo e neutro, utilizzando un’analisi matematica rigorosa dei dati. In questo modo possiamo capire meglio il comportamento del vulcano e come cambia nel tempo, per migliorare la nostra comprensione del suo funzionamento.”

Lo studio ha evidenziato un’accelerazione a lungo termine della deformazione del suolo e della sismicità, iniziata nel 2005. Tuttavia, questa accelerazione non è stata costante. “Su scala decennale,” dice Andrea Bevilacqua, ricercatore dell’INGV e primo autore dello studio, “il sollevamento del suolo segue un andamento parabolico con un’accelerazione media di circa 0,7-0,8 cm/anno², considerando la stazione GNSS del Rione Terra di Pozzuoli, nel centro della caldera. L’andamento temporale dei terremoti, invece, è più rapido di quanto previsto da un andamento esponenziale. È importante notare che questi andamenti non sono costanti nel tempo e sono influenzati da oscillazioni che vanno da 2 a 5 mesi fino a circa 1,5 e 3 anni. Negli ultimi anni, si è osservato che i periodi di queste oscillazioni si sono ridotti del 10-15%. Ciò significa che periodi di bassa sismicità non indicano necessariamente un cambiamento nel comportamento a lungo termine del vulcano.

Un aspetto interessante dello studio riguarda la relazione tra deformazione del suolo e numero di terremoti.

Lo studio ha mostrato,” continua Neri, “una chiara relazione esponenziale tra il massimo sollevamento della caldera e il numero cumulato di terremoti. Questa relazione è diversa da quella osservata durante la crisi bradisismica del 1982-1984. Inoltre, è diventata più forte a partire dal 2020, quando il sollevamento della caldera si è avvicinato al massimo raggiunto durante quella crisi. Questo spiega perché negli ultimi anni il sollevamento del suolo è stato accompagnato da un’intensificazione dell’attività sismica. Questo comportamento è simile a quello dei materiali quasi-elastici che, sotto sforzo crescente, cominciano a cedere progressivamente.

Lo studio utilizza dati raccolti fino a novembre 2023, ma continua ad essere aggiornato con i nuovi dati di monitoraggio.

Le analisi aggiornate fino alla fine di ottobre 2024,” conclude Flora Giudicepietro, ricercatrice dell’INGV e coautrice dello studio, “confermano che le tendenze osservate dal 2000 al 2023 sono ancora valide. Questo significa che, con l’aumento della velocità di sollevamento, cresce anche la probabilità di terremoti nei mesi successivi. Se questi andamenti continuano, un ulteriore sollevamento della caldera potrebbe portare a tassi di attività sismica ancora più alti di quelli registrati nel 2023, come già osservato nel maggio 2024. Tuttavia, è anche possibile che il sollevamento del suolo diminuisca nel tempo, con una conseguente riduzione dell’attività sismica.

La ricerca, al momento, ha un valore scientifico e non ha implicazioni dirette per la protezione civile.

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