Campania Libri Festival, Mario Martone: “Il mio è un cinema autodidatta”

Mario Martone ed Ippolita di Majo, durante il Campania Libri Festival, si sono raccontati al pubblico, rivelando diverse curiosità. Dal loro sodalizio artistico ed umano fino alle considerazioni in merito allo stile del cinema di Martone, spesso considerato impuro e sicuramente autodidatta.

Arte e Cultura
Articolo di , 10 Ott 2023
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Foto di copertina scattata da Emanuela Francini

Il Campania Libri Festival si è rivelato un grande successo, contando un bacino di circa 35mila visitatori presso gli spazi allestiti di Palazzo Reale di Napoli. Tra i punti vincenti di tale kermesse letteraria vi è sicuramente il cartellone fittissimo di eventi e attività, gremito di volti illustri e amati nel panorama locale e nazionale. Tra questi nomi sono spiccati quelli di Mario Martone ed Ippolita Di Majo, i quali si sono concessi ad una lunga chiacchierata con il pubblico, lasciandosi andare ad impressioni, dichiarazioni e rivelazioni metodologiche in merito al loro modus operandi.

Mario Martone, un regista autodidatta e impuro

Il cineasta partenopeo Mario Martone ha realizzato numerosi prodotti audiovisivi mirati alla narrazione dei vari volti di Napoli, partendo da Morte di un matematico napoletano debuttato in sala nel 1992 fino ad arrivare al suo ultimo film, Nostalgianel 2022. Il suo approccio alla cinepresa è sempre stato improntato sull’autodidattismo, sulla sperimentazione e sulla rielaborazione. Così si è pronunciato in merito: “Io sono un autodidatta, mi sono formato da solo in un ambiente contaminato. Non ho seguito scuole di cinema. Io ed Ippolita siamo creatori del nostro modo di lavorare e proprio per questo non potrei immaginare un film senza scriverlo”. Uno stile sui generis, il quale difende con orgoglio e senza mezzi termini, lasciandosi andare a delle dichiarazioni forti: “Il movente è la curiosità, non solo la cultura – ha chiosato – Io su diversi aspetti mi sento ignorante, sono più le cose che non so che quelle che so nel mio mestiere. L’arma vincente è la voglia di mettersi in gioco, di osare, ci sono cose che vanno oltre: l’amore e la passione per il cinema superano tutto. Ho fatto ciò che ho fatto perché sono sempre stato curioso e innamorato del cinema. Lavoro  per colpire l’aspetto culturale del mio lavoro, colpisco la cultura e miro al cinema, al passione, al cuore nevralgico delle cose”. E lo ha fatto, è doveroso precisare, avvertendo il peso della responsabilità e compiendo scelte spesso lapidarie: “Se io ho una cosa in testa, la perseguo e la realizzo senza guardare in faccia nessuno. Il ruolo registico è un ruolo decisivo, di scelta, il quale inevitabilmente fa soffrire qualcuno, perché magari scegli un attore al posto di un altro, dici dei no. È una grande responsabilità!

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Il sodalizio artistico tra Mario Martone ed Ippolita Di Majo

Un sodalizio artistico e umano indissolubile quello tra Mario Martone ed Ippolita Di Majo. Un amore ed un’intesa professionale nata sotto il segno della scrittura teatrale e cinematografica: “Il nostro amore nasce dal confronto sulla scrittura – hanno spiegato –  Noi, durante la preparazione di Operette Morali di Giacomo Leopardi per il debutto presso il Teatro Stabile di Torino, ci siamo confrontati su una scrittura così difficile come quella leopardiana che bisognava sciogliere per renderla comprensibile al pubblico, senza però banalizzarla e fare perdere la bellezza degli articolatissimi periodi – ed hanno concluso tra risate complici e una simpatica querelle – Le nostre discussioni lavorative si confondono con quelle domestiche e quotidiane. Spesso, mentre cuciniamo e disputiamo su cosa preparare, ci scambiamo anche impressioni sulle sceneggiature, scoppiamo a ridere perché ci vengono in mente idee folgoranti. Siamo molto consapevoli, durante la preparazione di un progetto, di dover sacrificare delle scelte, delle idee e delle scene. Sacrificare quella dell’altro è sicuramente più facile ma su questo siamo uniti e collaborativi”.

 

Foto di copertina scattata da Emanuela Francini

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