I calchi delle vittime in un nuovo percorso permanente a Pompei
Da giovedì 12 marzo alla Palestra Grande una nuova esposizione permanente racconta la tragedia che distrusse la città antica.
Pompei continua a raccontare la sua storia e, questa volta, lo fa con uno dei simboli più potenti della tragedia del 79 d.C.: i calchi delle vittime dell’eruzione del Vesuvio. Da giovedì 12 marzo 2026, negli scavi archeologici apre un nuovo allestimento permanente alla Palestra Grande, pensato come un vero e proprio memoriale dedicato agli abitanti della città antica. Per la prima volta un percorso museale racconta l’origine, la storia e la tecnica dei calchi, offrendo ai visitatori una narrazione completa di ciò che accadde durante le drammatiche ore dell’eruzione che seppellì Pompei sotto metri di cenere e lapilli.
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Un percorso che racconta le ultime ore di Pompei
L’esposizione accompagna il visitatore in un viaggio nella storia dell’eruzione, mostrando 22 calchi di vittime tra i più conservati e significativi, scelti tra quelli rinvenuti nel corso degli scavi archeologici. I calchi sono presentati seguendo il contesto in cui furono trovati: dalle domus nel cuore della città fino alle strade e alle porte di uscita da Pompei, lungo le quali molti abitanti tentarono disperatamente di fuggire. Si tratta della prima volta che un numero così ampio di testimonianze viene riunito in un unico percorso espositivo. A partire dall’Ottocento sono stati realizzati circa cento calchi, ma la maggior parte è ancora collocata nei luoghi originali del ritrovamento, all’interno delle case o lungo le vie dell’antica città.
Il percorso si sviluppa nei portici nord e sud della Palestra Grande, l’imponente edificio situato di fronte all’Anfiteatro. L’allestimento è suddiviso in diverse sezioni: una dedicata alla vulcanologia e ai reperti organici, con resti di piante e animali conservati dall’eruzione, e un’altra dedicata ai resti umani, che raccontano il destino delle persone rimaste intrappolate durante la catastrofe.
Come sono nati i calchi delle vittime
Quando il Vesuvio eruttò nel 79 d.C., Pompei venne rapidamente sepolta da cenere e pomici. Durante la seconda fase dell’eruzione, una nube ardente di cenere vulcanica – la cosiddetta corrente piroclastica – avvolse gli abitanti rimasti in città, solidificandosi attorno ai loro corpi. Con il passare del tempo, i corpi si decomposero lasciando vuoti nella cenere indurita. Nell’Ottocento gli archeologi ebbero l’intuizione di riempire questi spazi con il gesso, ottenendo così i calchi delle vittime. Grazie a questa tecnica unica al mondo, oggi possiamo osservare le posture, i gesti e persino i dettagli degli abiti delle persone colte nel momento della tragedia.
Si tratta di testimonianze dirette della storia umana di Pompei, che restituiscono i volti e l’umanità degli abitanti dell’antica città.
Informazioni per visitare la mostra
La nuova esposizione si trova alla Palestra Grande degli Scavi di Pompei ed è visitabile a partire da giovedì 12 marzo 2026. L’accesso è incluso nel biglietto di ingresso al Parco Archeologico di Pompei.
Un’occasione unica per conoscere più da vicino una delle storie più drammatiche e affascinanti dell’antichità.

