5 brani per riscoprire la cultura musicale classica napoletana

Claudio Pezzella

 

Napoli è una città dalla tradizione straordinaria. La cultura partenopea si estende in innumerevoli branche dell’arte, essendo che la città ha fatto da sfondo ad alcune rivoluzioni artistico-culturali fondamentali per la storia. La musica, ha sempre rappresentato una costante nella memoria dei napoletani. La cultura musicale classica napoletana comprende alcuni brani tra i più evocativi in assoluto. Per canzone napoletana classica, si intende un modo di fare musica nato all’inizio del XIX Secolo grazie al prezioso apporto di cantanti e parolieri, per lo più napoletani; pur vantando un forte contributo da parte di alcuni dei più illustri cantanti lirici del tempo.

 

Secondo molte fonti, la canzone napoletana sarebbe nata nel 1839. Questo, ovviamente, non significa che Napoli non avesse una cultura musicale fervente prima di quella data, anzi. La storia della musica partenopea è molto variegata. Il folklore partenopeo ha dalla sua alcune composizioni famosissime che, però, si discostano in termini tecnici e compositivi dal paradigma definito dalla canzone classica napoletana. Il 7 settembre di quell’anno, comunque, venne presentata la celeberrima Te Voglio Bene Assaje alla Festa di Piedigrotta. Scritta da Sacco e Campanella, la canzone attirò l’attenzione di numerosi addetti ai lavori, conquistando il plauso di pubblico e critica.

 

All’epoca, si stimò un totale di 180.000 copielle vendute, trattasi di fogli di carta con su scritto il testo della canzone. Ad oggi, in molti sospettano che, il vero autore del testo, sia Gaetano Donizetti. Comunque sia, a partire da allora, la Festa di Piedigrotta divenne un punto nevralgico per la proposta di brani fondamentali per la cultura musicale classica napoletana. In questa sede, abbiamo deciso di raccogliere alcune delle canzoni più evocative appartenenti al movimento, in modo da riscoprirlo insieme.

‘O surdato ‘nnammurato 

Trattasi di uno dei brani più famosi della cultura musicale classica napoletana. Il testo di ‘O surdato ‘nnammurato venne scritto dal poeta Aniello Califano, mentre le musiche furono composte da Enrico Cannio. Era il 1915 e la canzone volle rappresentare in modo dettagliato la tristezza ed i travagli emozionali cui i soldati erano sottoposti quando combattevano al fronte. In particolare, ‘O surdato ‘nnammurato racconta la sofferenza di un uomo costretto dal conflitto a rimanere lontano dalla donna che ama.

‘O sole mio 

Fu il giornalista Giovanni Capurro a scrivere, nel 1898, il testo di ‘O sole mio, per poi affidarne la composizione strumentale a Eduardo Di Capua. In quel tempo, il musicista si trovava a Odessa, sotto Impero Russo, con suo padre, violinista d’orchestra. Eduardo Di Capua trasse ispirazione per le avvolgenti musiche di ‘O sole mio da una suggestiva alba sul Mar Nero e dal pensiero della nobildonna Anna Maria Vignati-Mazza, musa ispiratrice del brano e vincitrice del primo concorso di bellezza partenopeo.

Il brano venne presentato alla Festa di Piedigrotta, senza riscuotere il successo sperato. Sebbene il senno di poi abbia ampiamente declassato la disfatta iniziale, Di Capua e Capurro morirono in povertà, nel 1917 e 1920. Le royalty per ‘O sole mio, entrarono nelle casse della Casa Editrice Bideri. Tra le interpretazioni più iconiche di ‘O sole mio, vanno ricordate quelle di Enrico Caruso, in primis, di Luciano Pavarotti e di artisti di caratura internazionale come Elton John ed Elvis Presley.

Malafemmena 

Malafemmena è uno dei brani simbolo della cultura musicale classica napoletana. Il brano venne composto da Totò nel 1951 e proposto in occasione del concorso di Piedigrotta “La Canzonetta”, di quell’anno. Tra le interpretazioni di maggior successo di Malafemmena figurano, sicuramente, quelle di Teddy Reno e di Camillo Mastrocinque.

Malafemmena venne scritta in napoletano durante un soggiorno del Principe De Curtis presso l’hotel Miramare di Formia. Il testo della canzone parla, in chiave drammatica, di un amore contrastato per una donna affascinante, capace di far soffrire con insensibilità ed indifferenza. Per lungo tempo, le origini di Malafemmena sono rimaste celate, in balìa delle speculazioni degli ascoltatori. Dopo diversi decenni, però, Liliana De Curtis, figlia di Totò, rivelò che suo padre avesse scritto Malafemmena per sua moglie Diana. A testimonianza delle parole della donna, ci sono le documentazioni depositate in SIAE, in cui è inclusa una dedica scritta da Totò alla ex moglie.

Santa Lucia Luntana 

Santa Lucia Luntana fu scritta da E.A. Mario, pseudonimo di Giovanni Ermete Gaeta, nel 1919. Il brano riporta all’attenzione dell’ascoltatore una tematica particolarmente delicata per il popolo napoletano. Santa Lucia Luntana, infatti, è dedicata ai tantissimi emigranti partenopei che, dal porto di Napoli, partivano alla volta di terre lontane; spesso le Americhe, in cerca di un futuro migliore. Santa Lucia Luntana è ispirata dai sentimenti che i migranti napoletani provavano fissando il suggestivo Borgo di Santa Lucia; ultimo scorcio della loro terra natale che avrebbero avuto modo di vedere nella loro vita.

 ‘O paese d’ ‘o sole 

Si tratta di uno dei brani più evocativi della cultura musicale napoletana classica in assoluto. Vincenzo D’Annibale e Libero Bovio pubblicarono ‘O paese d’ ‘o sole nel 1925. Il brano rappresenta la quintessenza della cultura musicale partenopea. Si tratta di un esempio lampante del senso d’appartenenza e della profonda sensibilità che gli artisti napoletani infondono, sin dalla notte dei tempi, nelle loro opere più rappresentative. Nel corso degli anni, alcuni dei più grandi artisti del panorama impegnato italiano, hanno omaggiato la traccia; tra questi, occorre citare Luciano Pavarotti, Claudio Villa e Bruno Venturini, tra gli altri.



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