Borghi abbandonati: San Severino e il suo “salvadanaio” davvero originale

Carla Glorioso
Borghi abbandonati: San Severino e il suo “salvadanaio” davvero originale
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Nel secolo scorso il borgo di San Severino ha subito un definitivo abbandono e rischia di divenire un paese fantasma, eppure la storia ci racconta dell’importanza di questo posto per la sua naturale posizione strategica e pertanto conteso nel corso dei secoli. Oggi l’associazione “Il Borgo”, fondata dalla cittadinanza attiva del posto, si occupa della sua manutenzione e promozione.

 

L’Italia è un paese costituito per il 70% da piccole realtà demografiche, ossia con meno di 5.000 abitanti. Sono circa 5.683 i piccoli comuni abbandonati e 2.831 quelli che rischiano di scomparire divenendo vere e proprie “Ghost Town”. I dati sono stati estrapolati dagli studi di Legambiente e Confcommercio che hanno dato una lettura a larga scala del problema sulla base della situazione complessiva dell’Italia.

 

Quello di San Severino è un altro caso di borgo abbandonato. Di origine medievale il borgo di San Severino è parte integrante dell’area protetta del Parco Nazionale Cilento e Vallo di Diano. Fu fondato molto probabilmente dai Longobardi e realizzato in posizione elevata, infatti, San Severino è posto su una rupe rocciosa a ridosso del fiume Mingardo a guardia della Valle. Molto rilevante è il suo Castello costruito intorno al XI secolo, che aveva una notevole funzione strategica: situato a strapiombo sulla Gola del Diavolo. L’edificazione del borgo risale al X secolo, ma alcune tracce di insediamenti abitativi sullo sperone roccioso sono conosciute sin dal VII secolo. Sono infatti visibili ancora oggi i resti di un’antica torre di avvistamento per opera dei soldati mercenari bulgari che emigrano assieme al loro principe Aztek cui gli fu assegnato il compito di controllare la strategica gola del fiume Mingardo, importante via di collegamento con Palinuro e il suo porto. Il villaggio prende il nome dalla nota famiglia dei Sanseverino, appartenenti al Principato di Salerno; alcuni invece ritengono che sia stata la famiglia a prendere il cognome dal luogo.

 

Il borgo è stato spesso conteso e ad ogni cambio di potere sono seguite delle migliorie. Con i Normanni e gli Svevi nel XII secolo furono realizzate opere di fortificazione come la cinta muraria e una Chiesa voluta proprio da Federico II. Nel XV secolo con gli Aragonesi prese piede l’attività estrattiva del gesso che confluì nel borgo un notevole insediamento abitativo fino a quando la popolazione fu decimata dall’epidemia di peste del 1624. Nel 1888 la costruzione della ferrovia Pisciotta- Castrocucco scaturì una lenta migrazione che terminò solo dopo 50 anni. Gli abitanti lasciarono un po’ per volta il villaggio per trasferirsi a valle, dove sorge l’odierno paese di San Severino di  Centola, anonimo e senza storia, ma in grado di offrire una vita migliore. Pochi abitanti mantennero in vita il borgo e la sua Chiesa fino al 1977.

 

Dal secolo scorso il borgo è completamente abbandonato, segnando il tramonto di una civiltà contadina dedita alla pastorizia e all’agricoltura, oggi oggetto di salvaguardia e promozione da parte della cittadinanza attiva del posto che a tal fine ha costruito l’associazione “ Il borgo”. La forma sellare della cima del colle sembra dividere in due parti l’antico insediamento, da una parte troviamo la zona del Castello e della Chiesa e, dall’altra la zona delle abitazioni civili.

 

Oggi il borgo ha un fascino suggestivo dettato dalle case svuotate e avvolte nel silenzio, le piccole stradine antiche e le finestre delle abitazioni aperte sulla roccia. Il borgo è pronto ad accogliere e a chiedere una mano ai turisti, che soprattutto nel periodo estivo e a Natale si recano sul posto. Infatti ciò che colpisce appena arrivati a San Severino è il “salvadanaio” ricavato nella roccia tramite una fessura per inserire le offerte utili alla manutenzione del borgo.



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