Il bassorilievo misterioso a San Gregorio Armeno

Annunziata Buggio
Il bassorilievo misterioso a San Gregorio Armeno
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Un bassorilievo misterioso, scoperto lungo la Via dei Pastori a San Gregorio Armeno, rivela l’antico culto di Demetra e tracce del tempio pagano.

 

San Gregorio Armeno, rinomata come la Via dei Pastori, è la famosa passeggiata napoletana dove pullulano le magnifiche botteghe artigianali, dei maestri dell’arte presepiale che da semplici materiali come la creta, l’argilla, la terracotta, il muschio, il sughero, il vetro, e i tessuti, danno vita ai celebri Pastori Napoletani, lavorati come impone la classica tradizione del Seicento e Settecento, con l’aggiunta di mutevoli espressioni facciali molto caratteristiche, divenendo opere d’arte senza eguagli nelle mani dei maestri.
Pezzi unici ed esemplari rari. Ma c’è chi desidera rinnovandosi nelle veste grafica e opta per raccontare l’attualità: la tradizione è il morbido cuore rivestito di satira, di politica, di calcio, di gossip e generi inediti e curiosi. Il Natale qui è sempre magico.

 

Ma ciò che rimane dell’esperienza nella mente del viaggiatore è sicuramente il denso profumo di caffè dei bar locali mescolato al profumo del muschio di una bottega artigianale e dell’incenso miracoloso, fra squarci di luce naturale e di quella artificiale proveniente da archi, chiese e case di suoni e colori impastati al momento, dell’immenso presepe vivente che è la strada di San Gregorio Armeno, ciondolante fra sacro e profano.

 

E’ proprio l’aspetto profano di San Gregorio Armeno che ci interessa, poco conosciuto o del tutto inedito per qualcuno; per conoscerlo ci imbattiamo in un bassorilievo misterioso posizionato quasi a livello stradale, nascosto nella quotidianità e visibile ai più esperti, un’opera di grande rilevanza storica e archeologica per Napoli, in attesa di essere preservata adeguatamente ma del tutto trascurata o ignorata dalle stesse autorità locali.

Cosa rappresenta il misterioso bassorilievo?

Il soggetto raffigura una Canefora di Demetra risalente all’incirca al VII secolo a.C. legato ai Misteri Eleusini, ovvero riti religiosi misterici di origine greca, praticati nella città di Eleusi e celebrati annualmente nel tempio di Demetra. I misteri ricordavano il mito di Demetra o Cerere nella ricerca dell’amata figlia Persefone sottratta dal Dio degli Inferi, Ade.

Questo bassorilievo scoperto per la prima volta nei primi anni del Seicento dallo storico e teologo Giulio Cesare Capaccio, è davvero un pezzo unico e raro, anche se deturpato dall’incuria del tempo e oggetto di vandalismo, rivela le sue antiche forme: svela una giovane sacerdotessa del culto di Demetra abbigliata con una veste leggerissima e drappeggiata e un copricapo a forma di corona; nella mano destra regge una fiaccola ardente mentre nella sinistra cinge una cesta ricolma di oggetti sacri. E’ una scena tipica dei Misteri Eleusini che simboleggia una Canefora (cesta sacra posta sulla testa) che porta doni in processione a Demetra-Cecere.

 

Si presume che proprio in quest’area di San Gregorio Armeno, impregnata di simboli pagani, sorgesse l’antico tempio dedicato a Demetra e poco più avanti, il tempio dedicato a sua figlia Persefone-Kore presso l’Ospedale degli Incurabili, secondo una ricostruzione storica del 1985. 
Dalle fonti sappiamo che il culto di Demetra era molto sentito su Napoli, in quanto le migliori sacerdotesse venivano selezionate qui e a Velia e inviate ad esercitare su Roma.
Anticamente si dava maggiore importanza alla Donna e alla figura femminile in generale, come dimostrano i reperti storici e archeologici rinvenuti nel sottosuolo di Napoli, con templi e riti dedicati alle divinità della fecondità tra cui le maggiori Partenope, Cerere, Diana, custodi di profonde conoscenze legate al concetto di terra-madre.

 

Nella mitologia Demetra è la «Madre dispensatrice» il ciclo perpetuo della natura, ovvero la terra che assicura raccolti e vegetazione in abbondanza per i suoi figli, così come la sua amata figlia Persefone celebra la Primavera.
Ma la giovane Persefone o Proserpina rapita da Ade il Dio degli Inferi, follemente innamorato di lei, viene fatta sua sposa e costretta a governare come regina dell’Oltretomba accanto al consorte e poter rivedere la luce e la madre, solo per sei mesi l’anno, in Primavera e in Estate.

 

Dal mito prende spunto la Canefora che rimanda ai Misteri Eleusini, di cui il culto di Demetra celebrato nel periodo autunnale fra Ottobre e Novembre, con l’apertura dei giochi e le famose Feste Lampadiche, di carattere esoterico. Negli ultimi giorni della celebrazione, la notte veniva illuminata dalla luce folgorante delle fiaccole, tenute dalle adepti del rituale che evocavano la drammatica ricerca di Persefone.

Al culto di Demetra potevano accedere solo esclusivamente fanciulle vergini appartenenti alle famiglie aristocratiche e più facoltose di Napoli. Fin da piccole venivano istruite nei migliori collegi e nell’adolescenza iniziate al rito, apprendendo conoscenze misteriose sulla dea e ciò segnava l’ascesa più elevata per una donna che aspirava di diventare sacerdotessa di Demetra.

 

Il bassorilievo misterioso a San Gregorio Armeno, evoca un lontanissimo ricordo del passato ormai scomparso ma che ancora oggi, appare denso di fascino e di spiritualità arcaica sopravvissuto a oltre 2.000 anni di storia e di innesti religiosi.
Proprio a due passi dalla Chiesa di San Gregorio Armeno e proprio sotto l’arco dell’omonima via è ubicato il bassorilievo della Canefora di Demetra, posta all’altezza pedonale sul livello della strada, accanto alla bottega presepiale «Alpa3» dell’artista e artigiano Aldo che da ben 25 anni custodisce ed espone teneramente fra i suoi presepi anche il misterioso bassorilievo che chiede soltanto di essere valorizzato.

 

Curiosità: Nel mito di Demetra, si narra che le ancelle che fallirono nel piano di protezione di Persefone dalle insidie di Ade, furono trasformate per vendetta in Sirene, per metà donne e per metà uccello, condannate ad aiutare Demetra nella ricerca della figlia.
Ma ben presto le Sirene presero il sopravvento e si ribellarono alla dea, divenendo creature autonome e conquistando anche il mare. Da qui si lega anche la leggenda della Sirena Partenope, fanciulla dal volto virginale di cui Napoli ha ereditato il suo culto. 



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