Arturo Cirillo rilegge Liolà per il Teatro San Ferdinando

Valentina Cosentino
Arturo Cirillo rilegge Liolà per il Teatro San Ferdinando
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In scena al Teatro San Ferdinando fino al 30 Ottobre Liolà, con la regia di Arturo Cirillo. Protagonista Massimiliano Gallo.

Ha aperto la stagione teatrale dello storico teatro San Ferdinando Arturo Cirillo, uno dei nomi più illustri e interessanti del panorama teatrale contemporaneo. L’attore e regista campano, per il suo nuovo lavoro, ha scelto un testo della tradizione classica: Liolà di Luigi Pirandello.

La nuova produzione del Teatro Stabile di Napoli è un classico del teatro del ‘900, un testo che, dalle parole stesse del regista, «è un testo di Pirandello che quasi non sembra un testo di Pirandello, così soleggiato com’è, vitale, istintivo, viscerale. Ma poi dietro l’apparenza della gioiosa vita campestre si cela il nero del potere e della sopraffazione».

Ed è proprio questa doppiezza che emerge continuamente dalla rappresentazione, fin dalla scenografia, solare, dai colori ramati e dorati del grano e del sole. L’evocazione di una luminosità calda ed avvolgente che è affidata ad un sole enorme ed accecante che esplode sul palco connotando in maniera determinante una delle scene principali del dramma, ai campi di papaveri e ai lavori della campagna che evocano in maniera sapiente quella vita campestre che è uno dei protagonisti principali della storia (la scenografia è firmata da Dario Gessati ed i costumi sono di Gianluca Falaschi). Per fare da contraltare a questa luce, la doppiezza della narrazione è affidata ai chiaroscuri delle luci, abilmente mescolati da Mario Loprevite ed ai contrasti dialettici tra gli attori che dietro la parvenza di una quieta e trasparente vita di campagna a poco a poco svelano la loro reale natura.

Il protagonista è il bravissimo Massimiliano Gallo che interpreta lo spensierato, quanto malizioso, Neli Schillaci detto Liolà, un giovane con la passione per le donne, il canto e la poesia. Una vocazione musicale che, pur non essendo in presenza di un musical in senso stretto, viene espressa in diverse canzoni che sottolineano e completano la narrazione, canzoni nelle quali la bella voce del protagonista sembra trovarsi del tutto a proprio agio. Il bravo Massimiliano interpreta il suo ruolo alla perfezione, dalla spensieratezza di un dandy di campagna, appena fa la sua comparsa sulla scena, alla concretezza di un uomo che prima di ogni cosa tiene alla sua libertà e lavora con le sue arti di persuasione pur di mantenerla.
Con lui sul palco lo stesso regista nei panni di Zio Simone Palummu, un personaggio dipinto in maniera calligrafica da Cirillo che sa far emergere un carattere non forte, ma autoritario e che, come Liolà, sa cosa vuole, un figlio, e accetta qualsiasi compromesso pur di vedere coronato il suo sogno. Gli altri personaggi sono le donne di questo dramma: Giovanna Di Rauso, nei panni di Tuzza; Milva Marigliano che interpreta Zia Croce Azzara; Giorgia Coco per Mita, moglie di zio Simone, che sono poi le vittime di questa realtà contadina dove viene sottolineata la sopraffazione per un modo femminile che oggi nel 2016, a 100 anni dalla sua prima messa in scena, è sì, ancora attuale e moderna, ma tocca anche dei temi che in alcuni casi sembrano un po’ fuori tempo. Perché se nel 1916, anno in cui fu messa in scena per la prima volta Liolà, il dramma teatrale affrontava in maniera aperta e quasi spudorata dei temi decisamente caldi per la Sicilia dei suoi tempi, oggi, in un tempo in cui le donne hanno figli anche senza avere un uomo accanto, si fa un po’ di difficoltà ad immedesimarsi nel dramma di Tuzza in attesa di un figlio da un uomo che non la vuole. Moderna, di contro, la figura di Liolà, che cresce i suoi tre figli avuti da tra donne diverse e che deciderà di crescere anche il figlio di Tuzza pur senza sposarla, perché si può amare e prendersi cura di un figlio pur senza amarne e sposarne la madre.

Se proprio si vuole trovare un punto debole in Liolà, l’unica critica che si può fare al lavoro di Cirillo è proprio la scelta di un testo non proprio attuale e la contestuale difficoltà di immedesimarsi, da parte dello spettatore, fino in fondo nella vicenda narrata. Difficoltà magistralmente compensata dalle sue scelte registiche. Ogni cosa si muove come una macchina perfetta nella messa in scena di Arturo Cirillo, che si conferma un “esteta” del palcoscenico. Le sue scene, sono “belle”, oltre che recitate alla perfezione, i gesti talora lenti, prolungati, ripetitivi, che a volte prendono il sopravvento sulle parole, sottolineano in maniera necessaria la vicenda permettendo al pubblico di entrare di più nello spirito e nell’atmosfera della storia narrata.

Lo spettacolo scorre veloce per quasi due ore ed alla sua risuscita contribuiscono in maniera determinante le musiche firmate da Paolo Coletta ed il resto del cast: Sabrina ScuccimarraCàrmina, detta La Moscardina; Antonella Romano, Comare Gesa, zia di Mita; Viviana Cangiano, Ciuzza; Valentina Curatoli, Luzza, Giuseppina Cervizzi, Nela ed i poetici e spensierati tre cardelli di Liolà interpretati da allievi del secondo anno della scuola di teatro dello Stabile: Antonia Cerullo, Emanuele D’Errico, Francesco Roccasecca.

Informazioni

Dove: Teatro San Ferdinando – Piazza Eduardo De Filippo 20, Napoli
Orario delle rappresentazioni:  19, 21, 25 e 28 ottobre ore 21.00 – 20, 26 e 27 ottobre ore 17.00 – 22 e 29 ottobre ore 19.00 –  23 e 30 ottobre ore 18.00
Info: www. teatrostabilenapoli.it
Biglietteria: tel. 081.292030 / 081.291878 e.mail: biglietteria@teatrostabilenapoli.it

Le foto di scena sono di Marco Ghidelli

 

 



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