Arriva al Cinema il Film Janara- la strega di Benevento

Annunziata Buggio
Arriva al Cinema il Film Janara- la strega di Benevento
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Nell’articolo precedente abbiamo parlato della Janara, una figura della credenza popolare del Sud, e in questi giorni è in programmazione nelle sale Uci Cinemas di Casoria, il Film d’esordio del giovane regista napoletano Roberto Bontà Polito «Janara» uscito lo scorso 16 Aprile a Benevento, accolto con fervore dai suoi cittadini entusiasti del progetto, è forte del successo che ha ottenuto in terra natia, nonostante le critiche, si appresta a ripetere il buon esito anche nei cinema partenopei, casertani, avellinesi e del frusinate.

Il progetto di Janara è nato durante un viaggio in camper del regista con i suoi amici nei comuni di Guardia Sanframondi e San Lupo, luoghi dove sono state girate le scene, affascinato dalla tradizione popolare della strega, ha raccolto diverse testimonianze popolari sulle“Janare” è da li a poco a preso forma il soggetto del film.

Recensione del Film

Janara – Regia: Roberto Bontà Polito

Prodotto da Alessandro Riccardi e Gianluca Varriale per Vargo Film.

Sceneggiatura: Brando Currarini e Alessandro Riccardi

Attori protagonisti:Laura Sinceri, Alessandro D’ambrosio, Gianni Capaldi, Noemi Giangrande e Rosaria De Cicco.

Quando si parla di genere Horror /Thriller bisogna distinguere due aspetti: il primo è quello che investe sull’impatto emozionale del soggetto, quindi la paura e l’altro aspetto correlato (delle recenti pellicole) che gioca sull’effetto psicologico cioè sulla capacità dell’autosuggestione dell’uomo. Janara non ha la presunzione di essere l’una e l’altra ma semplicemente raccontare una storia vera, frutto di quelle tradizioni e credenze popolari che hanno radici profonde, e che si perdendo o si dimenticano nel corso del tempo, come accade alla protagonista della vicenda, Marta che torna nel suo paese a San Lupo dopo anni, a causa della morte di suo nonno, e perde una certa memoria storica.

Luoghi suggestivi fra i comuni di Guardia Sanframondi e San Lupo sono le cornici naturali che premiano la Fotografia del Film che cattura inquadrature notturne e le atmosfere sinistre del set, di grande effetto. La Scenografia è studiata a tavolino, e descrive nei dettagli ambienti carichi di vissuto e di tradizioni, specialmente l’arredo della casa del nonno della protagonista, mostra anche una certa ricostruzione storica.

La Regia al primo esordio cinematografico promette bene e segue con attenzione le movenze dei personaggi per concentrarsi più sull’aspetto interiore degli attori e rivelare i loro pensieri; una costante del film è la figura dello Smartphone, protagonista insieme agli attori, qualche volta inopportuno, come ad esempio ad inizio film, quando Marta e Alessandro, girano il video in auto al futuro nascituro durante l’arrivo al borgo. Funzionano meglio le scene in cui si intervallano le inquadrature effettuate dalla fotocamera del cellulare dalla stessa protagonista che riprende luoghi ed eventi inspiegabili che però non mostra agli altri (per quale motivo?) dove spesso si cela la verità, la presenza della Janara. Sensazionali le apparizioni dei bambini rapiti.

L’interpretazione è buona, merito di un cast notevole dove compaiono volti noti e no del Cinema e Fiction quali Alessandro D’Ambrosi, Laura Sinceri, Gianni Capaldi, Noemi Giangrande e Rosaria De Cicco, ma la recitazione risulta un pò lenta e in alcuni punti monotona, forse per via di alcuni dialoghi stereotipati, spenti (quando Marta e Alessandro sono ospiti dell’amica) o viceversa carichi di enfasi (le parole di Padre Andrea durante il rituale nel bosco) ma nel totale non annoia.

La storia in sè prende fino alla fine, fra suspense e momenti di tensione che lascia senza fiato il pubblico in sala, rapiti dagli sviluppi della vicenda; sul finale la Sceneggiatura prende una scivolata sul genere grottesco, quando le parole di Padre Andrea vengono fraintese e scatenano una vera e propria «caccia alla strega»(eccessiva) alla sorella di Marta, Veronica che viene additata dagli abitanti come l’incarnazione del male, il seme della discordia, colei che ha sedotto anche Alessandro, suo cognato; relazione rivelata pubblicamente a Marta dalla bravissima Rosalia De Cicco, la zia, intenzionata a conquistare la fiducia della nipote. La storia si infittisce e nel giro di poco, ma restano alcune lacune che fanno perdere il filo della trama e ci pongono domande. (che fine fanno alcuni personaggi?)

Ciò che manca nel film (forse una scelta precisa) sono i rapporti umani, che sembrano congelati e distaccati, nonostante i gradi di parentela e di amicizia che intercorre fra i personaggi; bugie, segreti e sensi di colpa vibrano costantemente nell’aria e incupiscono ancora di più il tema di fondo. Qui si riflettono i drammi quotidiani.

Della Janara, la vera protagonista si hanno tracce sin dall’inizio e infatti ci immerge nelle atmosfere dark di San Lupo, quando sempre lei scuote le finestre durante la notte come il vento, incombe con il respiro affannoso sul petto e rivela i sogni inquietanti di Marta, le apparizioni improvvise dei bambini, le voci che si susseguono e la foto che si anima nella cantina del nonno. Il faccia a faccia con la Janara nelle ultime scene, pecca un pò di emozioni; si dice che feriscono più le parole che i gesti, forse in questo caso ha funzionato il detto per poterla dissolverla, troppo rapidamente. Stupenda la Musica del brano ‘È na Janara’scritta da Eugenio Bennato e Sandro Di Stefano, interpretata a due voci di Eugenio Bennato e Pietra Montecorvino graffiante ed unica (ricordiamola in Passione di J.Turturro)

In sintesi Janara piace ed è piaciuto sopratutto ai padroni di casa, i beneventani che hanno illustrato felicemente le bellezze della loro terra e le loro fiere tradizioni.

Per la prima volta, questo film dà la possibilità di metterci nei panni della Janara, cioè dalla parte del “cattivo”di immedesimarci nella sua storia e ascoltare il dramma di una donna infelice che si vede portar via tutto, anche il bambino in grembo e condannata al rogo, dai concittadini; non ci vediamo in questo atto, il simbolo della discriminazione e della violenza subita dalle donne già secoli prima? Anche per il fatto che non potevano difendersi ?

Il vero male di questo film, non è la strega ma sono i crimini commessi dal genere umano verso la comunità, saturo di ogni tipo di violenza, scaturita dall’incomprensione.

Potete seguire la Pagina Ufficiale FB 

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