“Arò sta Zazà”: la storia della famosissima canzone napoletana

Uno dei brani più evocativi della tradizione partenopea, la cui storia, rimane a tutt'oggi ricca di affascinante mistero: Arò Sta Zazà?

Tradizioni e Curiosità
Articolo di , 30 Ago 2022
2402
Foto di Mirko Bozzato da Pixabay

Nasce il 5 agosto del 1910 l’autore di Arò Sta Zazà, celeberrimo brano partenopeo rimbalzato, poi, in ogni angolo del globo. Il suo nome è Raffaele Cutolo, da non confondere col più famigerato criminale, e trova dimora nei primi anni della sua vita presso piazza Mercato.

Totò dovette a lui alcune delle sue più famose macchiette, così come Macario e Rascel. Al nome di Cutolo sono legati il teatro di varietà e le riviste di Nino Taranto.

Il successo del brano, dopo la sua pubblicazione, lo costrinse a causa delle insistenze dei napoletani, curiosi di sapere dove e, soprattutto, chi fosse la sedicente Zazà, ammesso si trattasse di una donna, ad emigrare a Roma; in un piccolo appartamento in via della Scrofa. Oltre 10 paesi tradussero la sua canzone, rendendola un manifesto popolare del secondo Dopoguerra. Fu proprio nella Capitale che l’artista spirò, il 16 aprile del 1985, non prima di fare chiarezza sulla sua opera più evocativa, di cui vi proponiamo la storia di seguito.

“Arò Sta Zazà”, la storia del brano che perseguitò il suo autore

Musicata da Giuseppe Cioffi, Cutolo concepì Arò Sta Zazà affinché entrasse nel repertorio di Elena Gray che, purtroppo, abbandonò la sua carriera artistica in favore della famiglia proprio in quell’anno. Arò Sta Zazà fu, di fatto, scritta in italiano e fu per volere di Cioffi che, tra le altre cose, dovette litigare col suo paroliere abituale, Gigi Pisano, che il suo testo fu tradotto in napoletano.

Il primo a collaudare il brano fu Aldo Tarantino, cantante che, al motivo trascinante della canzonetta, aggiunse una coreografia d’eccezione in cui brandiva una mazza da feldmaresciallo, scuotendola a ritmo di musica, seguito da una banda di suonatori.

Non fu soltanto la fastidiosa perseveranza della miriade di fan partenopei, ma anche gli eventi di cattiveria gratuita con cui gli “scugnizzi” perseguitavano poveri malcapitati in strada intonando la traccia con malizia a spingere l’autore a spostarsi a Roma. A lanciare Arò Sta Zazà oltre i confini del Bel Paese furono i soldati angloamericani che giungevano nel ’44 a Napoli per poi essere dislocati nei vari scacchieri d’Europa; diffondendo la canzone imparata sulle sponde partenopee nei luoghi in cui andavano a prestare servizio.

Se in Italia divenne l’inno della squadra di calcio del Bologna, in Argentina i giustizialisti la resero la loro marcia di ordinanza, per volere di Evita Peron. A Napoli, invece, Arò Sta Zazà divenne la colonna sonora del popolo; una sorta di manifesto conformista che, al di là del suo monito di libertà ed evasione, celava un lato oscuro che, per Cutolo, divenne quasi una prigione.

L’accezione partenopea delle “Zazà” ed il vero significato della traccia

Per i napoletani Zazà era una persona, presumibilmente, una donna scomparsa in un periodo storico, quello in cui la traccia venne alla luce, particolarmente controverso. Col tempo, poi, i partenopei diedero tutto un altro significato alla parola, derivante dalla vicinanza del brano alle truppe angloamericane. Passarono pochi mesi ed il termine venne affibbiato alle giovani napoletane che accompagnavano i soldati afroamericani.

Fu emblematico, quanto accaduto nel 1945 quando un reduce della prigionia tedesca, dando credito ad alcune insulse voci di strada sul conto della propria fidanzata, sparò a quest’ultima accusandola di averla tradita con un americano e chiamandola, in segno di disprezzo, Zazà. Operata all’ospedale dei Pellegrini, al risveglio, la donna sussurrò ai medici di dire al fidanzato che non fosse una Zazà.

I filologi pensarono che il brano si ispirasse alla commedia omonima di Pierre Berton e Charles Simone in cui si narra di una canzonettista che abbandona l’amante sparendo nel nulla.

Fu proprio Cutolo, infine, a chiarire il vero significato del termine “Zazà”. Il bisillabo, per l’autore, rappresentava l’onomatopea del suono della banda musicale con cui i popoli di tutto il mondo la invocano. Arò Sta Zazà è, quindi, la storia di un suono che, a Napoli, ha assunto, tra luci e ombre, mille significati e che, a tutt’oggi, echeggia nei suoi vicoli; continuando a tramandarsi di generazione in generazione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Ti consigliamo anche

Vivere Napoli

Visitare Napoli in 3 giorni

Come visitare Napoli in 3 giorni? Tutto quello che c'è da fare e vedere...

Visitare Napoli in 2 giorni

In due giorni a Napoli si ha il tempo sufficiente per visitare i monumenti...

Visite guidate a Napoli

Napoli è una città ricca di storia e arte che offre tanti di siti...

Locali a Napoli

Sono tanti i locali a Napoli dove poter trascorrere le serate e divertirsi, tra...

Mercatini a Napoli

Sono tanti mercatini a Napoli dove fare shopping e trovare capi a basso prezzo!...

Dove dormire a Napoli

Da qualche anno a questa parte l’offerta turistica per il pernottamento a Napoli si...

Dove mangiare a Napoli

Napoli è una città che offre una molteplicità di soluzioni diverse per mangiare, per...

Cosa fare a Napoli

Napoli è la città del mare, del Vesuvio, e della pizza, e c’è tanto...

Napoli di notte

Napoli è ricca di luoghi in cui poter trascorrere le serate dal centro storico,...

Cosa vedere a Napoli

Napoli città d’arte. La città offre una molteplicità di siti monumentali, aree verdi, scorci...