Angela Iacobellis, l’Angelo del Vomero. La bambina dei miracoli

Annunziata Buggio
Angela Iacobellis, l’Angelo del Vomero. La bambina dei miracoli
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L’Angelo del Vomero ha un nome quello di Angela Iacobellis: la bambina dei miracoli, una storia di fede e di speranza.

 

Angela Iacobellis, chiamata l’Angelo del Vomero, rappresenta una storia di fede e di speranza; scomparsa prematuramente a soli 12 anni, le si attribuiscono misteriose guarigioni e grazie.

 

La storia di Angela Iacobbelis, chiamata affettuosamente l’Angelo del Vomero è poco nota: è per certi versi triste e per altri, come vedremo, rappresenta una vera testimonianza di fede cristiana. Una dolce bambina affetta da una grave forma di leucemia, scomparsa prematuramente il 27 marzo del 1961 a 12 anni che ha fatto della sua breve esistenza, un esempio per gli altri, abbracciando la sua dolorosa croce e manifestando sin dalla tenera età, il suo amore per Cristo, leggendo il Vangelo e recitando il Santo Rosario quotidianamente.
Attorno alla sua tenera figura sono comparse molte storie di guarigioni improvvise, a cui le si attribuiscono i «miracoli»

 

Nata a Roma il 16 Ottobre del 1948 trascorse i primi anni nella Capitale per poi trasferirsi con i suoi genitori a Napoli nel 1955. La vita di Angela trascorreva tranquilla come tutte le bambine della sua età, fra lo studio e i giochi infantili, prediligendo il disegno come mezzo d’espressione e coltivando le amicizie con i bambini del vicinato, anche se sin da piccola, manifestava uno stato di salute alquanto cagionevole, soffrendo con un flemmone alla clavicola destra che le procurava atroci spasmi sottoponendosi a continue cure.
Ma questo non la scoraggiava e anzi possedeva un dono prezioso e raro: una fede incrollabile, una vera devozione a Gesù Cristo a cui recitava le sue preghiere e il Santo Rosario, crescendo nell’amore spirituale e nell’affetto incondizionato della sua famiglia.
Durante le vacanze amava visitare luoghi di culto, specialmente Assisi recandosi più volte presso la Basilica di San Francesco e Santa Chiara, i suoi santi prediletti.

 

Un giorno accadde che anche i semplici giochi con i suoi coetanei, l’affaticavano; diceva di sentirsi molto stanca e un discreto pallore stava prendendo il posto della sue belle guance rosee. La madre preoccupata per la piccola, decise di portarla da un pediatra e dietro i continui controlli medici, le fu diagnosticata la malattia: la leucemia.
Inizialmente i suoi familiari tennero all’oscuro la madre ma intuendo la gravità della situazione, decisero di parlarle apertamente poiché per la piccola non vi erano più possibilità di cure se non quella di affidarsi unicamente ad un miracolo.
La vita di Angela era in pericolo di morte. Per la bambina, la scoperta della terribile malattia non fu un dramma anche se era consapevole del pericolo incombente e proprio ciò la spinse maggiormente a raccogliersi in preghiera, sperando in una guarigione miracolosa.

 

I genitori affranti dal dolore, portarono Angela in pellegrinaggio, prima a Lourdes e infine a San Giovanni Rotondo da Padre Pio.
In quest’ultimo viaggio, Angela conobbe da vicino il frate di Pietralcina e con lui trattenne un bellissimo scambio epistolare, in cui la piccola chiedeva la grazia per la sua guarigione, al fine di poter restare accanto ai suoi genitori e agli amici di sempre.
In queste intense lettere ben documentate, si può percepire il grande affetto che Padre Pio provava per Angela a cui riservava il più grande dei conforti e la rammentava nelle sue preghiere. Solo un miracolo poteva salvarla.

 

Trascorse poco tempo dal pellegrinaggio e la malattia di Angela degenerò fino ad aggravarsi, finché arrivò il giorno della sua dolorosissima morte.
Verso le 10.00 del Lunedì Santo del 27 marzo del 1961, Angela (è già il nome era segno della sua missione) volò in cielo per congiungersi nuovamente con Cristo.
Il suo destino era segnato: in seguito alla morte di Angela, Padre Pio rivelò ai genitori che non poteva opporsi alla volontà del Signore e che aveva presagito della morte della piccola, poiché sarebbe divenuta Serva di Dio. Tutto doveva compiersi.

I miracoli dell’Angelo del Vomero

Le testimonianze raccolte a seguito della sua morte, raccontano di aver ricevuto grazie e miracoli pregando sul sepolcro della bambina; infatti la sua salma è stata traslata nel 1997 dal Cimitero di Napoli alla Chiesa di San Giovanni Battista dei Fiorentini, presso piazza degli Artisti al Vomero.

 

La fama miracolosa di Angela in qualità di Serva di Dio, si sparse in tutta Italia e molti fedeli giunti da Nord e Sud si recarono presso la sua tomba, pregandola per intercedere a grazie e guarigioni da lunghe malattie. Il metodo prediletto per entrare in contatto con la piccola fu lo «scambio epistolare» uno scambio intimo, riservato come lo ebbe lei con Padre Pio.
Tante furono le lettere lasciate alla sua tomba in cui si chiedevano grazie amorose e di guarigioni, che la sua famiglia le raccolse con devozione.
Il caso divenne di portata pubblica e l’11 giugno del 1991 la Santa Sede concesse il «nulla hosta» per l’apertura del processo diocesano in prossimità della Beatificazione di Angela e il 21 novembre del 1997 la salma fu traslata nella Chiesa di San Giovanni Battista dei Fiorentini, dove riposa tutt’ora.

 

Testimonianze di persone che conoscevano direttamente Angela, raccontano che al momento della traslazione, il corpo della piccola fu trovato intatto e tumulato senza esser stato sfigurato; altri asseriscono che al momento della morte non avesse più la sua bella treccia, ma che quando è stata traslata, la treccia era lì e ben fatta.
Numerose testimonianze possono giurare l’intervento prodigioso di Angela, documentate dalle intese e commoventi lettere che lasciano ai piedi del suo sepolcro e raccolte in custodia, dalla sua famiglia.
Sul web, per ricordare e divulgare la storia di Angela e la sua profonda fede cristiana, c’è perfino un sito che raccoglie le testimonianze provenienti da ogni parte del mondo.

 

 



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