Alexandre Dumas e la sua “Serata di gala” al teatro San Carlo di Napoli
Rapito dal vivace sentimentalismo della città di Napoli, lo scrittore francese Alexandre Dumas vive e racconta una serata di gala al teatro San Carlo; una serata in cui ha sentito il suo cuore "passare per tutte le emozioni".
“I napoletani sono un popolo di sensazioni. Ogni loro condotta è subordinata ai battiti del loro polso”. Trovatosi a Napoli nel periodo in cui da poco era morto il compositore italiano Bellini, lo scrittore francese Alexandre Dumas – autore dei celebri “Il conte di Montecristo” e “I tre moschettieri” – vive e racconta una serata di gala al teatro San Carlo.
Questa particolare narrazione è compresa in un volume che racchiude “Leggende, fatti e meraviglie di Napoli”, registrati tutti dalla penna francese del grande autore che, come abbiamo anche già raccontato, era completamente rapito dalla frenesia e dal vivace sentimentalismo della città di Napoli.
Si tratta di una storia leggera di rivalità nazionale nella musica e nel teatro, che termina con un unico grande grido del pubblico, un pubblico che, all’epoca, non poteva applaudire uno spettacolo se la corte di Sua Maestà non lo precedeva. E, se “la corte non applaude mai“, quella volta – proprio durante la serata di gala vissuta da Alexandre Dumas tra le pareti della maestosa sala del teatro di Napoli – succede l’inaspettato.
Il teatro San Carlo è una “splendida cosa in una serata di gala”
“Il teatro San Carlo è una splendida cosa in una serata di gala. L’immensa e cupa sala, triste per un occhio francese durante le rappresentazioni ordinarie, prende nelle occasioni solenni un’aria di vita conferitale dai mazzi di candele che ardono in ogni palco.
Allora le donne sono visibili, il che non succede nei giorni in cui la sala è male illuminata. Non è, certo, la toilette dell’Opéra né la fashion dei Bouffes; ma c’è una profusione di diamanti di cui non si ha idea in Francia: sono gli occhi italiani che scintillano come diamanti, è tutta la corte nel suo costume di parata, è il popolo più rumoroso, se non nella più bella, almeno nella più grande sala del mondo”.
Per quello spettacolo (che rappresentava il poema “Lara”) – come descrive Dumas – la sala era piena già alla prima messa in scena, abitudine non consueta per i napoletani che, a differenza dei francesi, si assicuravano prima che lo spettacolo fosse godibile per andarlo a vedere. Essendo (quello napoletano) un popolo sfuggente alla noia, solitamente non rischiava quindi di assistere ad uno spettacolo di cui non si sapeva ancora nulla.
Eppure, quella volta fu diverso. Alla presenza della famiglia reale, della giovane regina, del principe di Salerno, del re e del principe Carlo e, più in disparte, del conte di Siracusa, lo spettacolo potè così incominciare: il sipario potè levarsi e il preludio potè far sentire “il primo colpo d’archetto”.
Lo scrittore francese, assistendo in prima persona, non potè che osservare come l’orchestra del San Carlo e quella dell’Opéra di Parigi – considerate come le prime al mondo – fossero così diverse; mentre la prima accompagnava con discrezione e devozione la voce dell’artista, la seconda tendeva a sopraffare, con la sua armonia, il bel canto:
“L’orchestra del San Carlo acconsente sempre di accompagnare il cantante e lascia, per così dire, galleggiare la voce sullo strumento come un sughero sull’acqua; la sostiene, si solleva e si abbassa con essa, ma non la copre mai. In Francia, invece, il minimo triangolo pretende avere la sua parte di applausi, e allora è la voce dell’artista che nuota fra due acque”.
A un certo punto, sul palco fu la volta di un duetto, momento che però non ottenne grande ascolto dal pubblico perché lo stesso Dumas si distrasse notando un generale che, con il suo occhialetto, di volta in volta indicava uno spettatore ai suoi uomini. Questi era lì per far rispettare la disciplina militare ed espellere dalla sala gli ufficiali (messi agli arresti) che si erano presentati in borghese.
Queste distrazioni fecero sì che il primo atto passò quasi senza un applauso, perciò l’autore (il visconte Ruolz) preoccupatosi dell’insuccesso prese la fuga. Ma fu affrettato, perché bastava aspettare giusto l’inizio del secondo atto per poter vedere come la bellezza e l’armonia della sua opera si diffondevano per la sala del teatro San Carlo di Napoli, tenendo il pubblico col fiato sospeso.
Perciò eccoci arrivati all’ultimo, determinante, pezzo teatrale cantato con tutta l’intensità possibile: “tutte le respirazioni erano sospese, tutte le mani pronte a battere, tutte le orecchie tese verso la scena, tutti gli occhi fissi sul re“. Nessuno si sarebbe mosso se il re non avesse dato un cenno e così fu, Sua Maestà fece per avvicinare le sue mani e fu seguito da un “torrente d’applausi” proveniente da un pubblico che tornava a respirare.
La prima dell’opera fu un successo inaspettato, così inaspettato che dovettero andare a cercare l’autore perché il pubblico voleva restituire le emozioni che questi gli aveva fatto provare. Non importava quale nazionalità egli avesse ma solo che – all’interno di quello che sarebbe diventato il più antico teatro d’opera del mondo ad essere tutt’oggi attivo, il teatro San Carlo di Napoli – si diffuse la bellezza dell’arte e lì, a catturarla, c’era anche lo scrittore francese Alexandre Dumas che quella sera, come scrive nelle ultime righe del racconto “Serata di gala“, aveva sentito il suo cuore “passare per tutte le emozioni“.

