Al Parco Archeologico di Pompei, tornano i graffiti latini tradotti in napoletano!

Paola Palmieri
Al Parco Archeologico di Pompei, tornano i graffiti latini tradotti in napoletano!
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Otiosis locus hic non est discede morator ovvero “Ccà nun è aria p”e sfrantummate”

 

Il Parco archeologico di Pompei riprende a pubblicare, le traduzioni napoletane dei graffiti latini più belli e interessanti mai rinvenuti sui muri cittadini durante i quasi tre secoli di scavi.

 

Ad occuparsene è Carlo Avvisati, scrittore e studioso di napoletanità. La frase in questione è quella ritrovata dipinta su un pilastro di una caupona situata accanto al Lupanare, nell’omonimo vicoletto. “Otiosis locus hic non est discede morator” ovvero “questo luogo non è per gli oziosi. Vattene, bighellone! Frase scritta dall’oste, per avvertire a coloro che perdevano tempo che il suo locale era tutt’altro che a disposizione dei fannulloni.

 

Infatti i nullafacenti di Pompei solitamente sostavano nell’osteria per racimolare cibo, danaro o solo per sentire e raccontare storie sulle specializzazioni delle prostitute o sui loro clienti. Fu questo il motivo per cui probabilmente spinse l’ignoto gestore dell’attività, a scrivere ‘avvertimento minaccioso.

Dalla lingua di Ovidio e di Orazio a quella di Salvatore di Giacomo, Ferdinando Russo, Raffaele Viviani, dunque, le scritte latine tradotte in napoletano, nonostante il salto di 20 secoli, ancora una volta mostrano tutta la sagacia e la sfrontatezza di chi scriveva sui muri di Pompei per dire del suo amore nei confronti di una fanciulla, per denunciare furti e malefatte o per chiede di votare per il proprio candidato.

 

(Fonte la Repubblica.it)



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