Addio al classico gesso per le fratture: al Santobono si stampa in 3D

Valentina Cosentino
Addio al classico gesso per le fratture: al Santobono si stampa in 3D
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E’ stato sperimentato in questi giorni un importante apparato medico che servirà per il trattamento delle fratture. Fino ad oggi per immobilizzare gli arti fratturati si usavano pesanti ingessature o scomodi tutori, con la nuova ricerca, promossa dal Santobono-Pausilipon, ospedale e fondazione, con il CNR e un contributo di 50mila della Banca d’Italia, è stato realizzato un nuovo dispositivo medico in plastica.

Il “gesso” è un esoscheletro in plastica ABS realizzato con l’ausilio di una stampante 3D sulla base di calcoli strutturali di un ingegnere biomedico che permette di realizzare dei dispositivi personalizzati per conformazioni fisica e la situazione clinica dei singoli pazienti. La sperimentazione parte in ambito pediatrico su 60 bambini tra il gli 11 e i 14 anni, in sostituzione del tutore inizialmente solo per fratture composte stabili a un braccio.

Cosi parlano i responsabili della ricerca “Il tutore personalizzato così prodotto è molto più rigido del tradizionale gesso; totalmente immergibile in acqua; leggero, aperto e poco ingombrante; igienico e conforme alle esigenze ergonomiche del bambino”.



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