Adda venì baffone: storia e significato del modo di dire napoletano

Giovanna Iengo

“Adda venì baffone” è uno dei molteplici e svariati modi di dire tipici della lingua napoletana. Scopriamone insieme storia e significato.

 

Il napoletano è una vera e propria lingua. L’UNESCO l’ha infatti insignito di questo grande privilegio riconoscendolo ufficialmente. In quanto tale è particolareggiato e ricco in ogni sua declinazione. Esistono infatti, per ogni necessità espressiva, molteplici vocaboli e ancor più espressioni. I modi di dire poi sono lunghi secoli e ancora oggi presenti e pregni di significato.

Adda venì baffone

“Adda venì baffone” ha pieno diritto di essere inserito tra i modi di dire della regione Campania. La maggior parte degli abitanti del territorio avrà pronunciato l’espressione almeno una volta nella vita e l’avrà sentita ancor più spesso.

Significato

La frase napoletana ha un significato positivo. Quando viene pronunciato il motto “adda venì baffone” infatti, colui il quale ha emesso queste parole nutre il desiderio che una determinata situazione, o l’unione di tante singole circostanze, migliori. Per cui si invoca l’arrivo del baffone – in quanto la frase significa proprio “deve arrivare baffone” – per uno slancio di speranza che qualcosa di positivo arrivi a salvare un avvenimento.

L’origine

Il modo di dire viene direttamente dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Il popolo napoletano era allora in situazioni davvero precarie per le vicissitudini belliche che stava affrontando. Ma, come è noto, la speranza di certo non è mai mancata ai partenopei. Si vociferava di un luogo ad est libero, nel quale il popolo troneggiava. La terra in questione era la Russia.

Baffone

I russi avevano un solo e unico capo e quest’ultimo era il dittatore Joseph Stalin. La caratteristica fisica più preponderante del sovietico erano dei folti e lunghi baffi. Per cui il baffone del modo di dire ancora attuale è proprio lui. In Italia, la Russia era percepita come un paese libero e avanzato. Non si conoscevano infatti le atrocità compiute dal dittatore e subite dal povero popolo. Per questo motivo i napoletani sognavano l’arrivo di un baffone a liberarli, proprio come credevano che Stalin avesse fatto con la Russia. E ciò per riportare l’agognatissima pace che da troppo tempo mancava per via della devastante e infinitamente lunga guerra.

L’uso attuale

Sebbene a oggi si conoscano i retroscena della dittatura russa di allora, si comprende anche lo stato d’animo bramoso di migliorie col quale il popolo azzurro invocava l’ipotetico salvatore. Per cui, con la stessa ingenuità e lo stesso desiderio, ancora oggi ci si rivolge al sogno di un baffone che possa accorrere ad aiutare a superare situazioni difficili.



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