“A Vucchella”- Quella volta che D’Annunzio si trasferì a Napoli

Alessandro Tolino

“A Vucchella” : Chi ha detto che le canzoni napoletane possono essere scritte solo da napoletani? Se poi l’autore è uno dei nomi più altisonanti della poesia allora l’atto creativo assume tutto il sapore del grande omaggio. Un tale Gabriele D’Annunzio nel 1891 era in transito a Napoli per salutare un amico. Quella sosta non fu passeggera perchè il poeta si trattenne in città per circa due anni e lavorò alla redazione de “Il Mattino”. In un soleggiato pomeriggio d’autunno seduto ad un tavolino del Caffè Gambrinus con l’amico e collega Ferdinando Russo si convinse, spinto dall’amico stesso, a scrivere una canzone in napoletano. Non conoscendo la lingua il D’annunzio dovette usufruire del prezioso contributo di Ferdinando. Pochi furono i versi ma così belli che Enrico Caruso la cantò sulle note del maestro Tosti facendola diventare un successo mondiale.“A Vucchella”, una poesia per descrivere nel modo più semplice possibile la bocca di una donna, “Si’ comm’a nu sciurillo…tu tiene na vucchella,nu poco pucurillo,appassuliatella“. La potenza delle cose semplici descritte con quelle parole così efficaci. Questo è il grandissimo merito della canzone napoletana nel mondo. Un’espressione altissima e semplicissima di poesia.



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