A “Scala“ umana, un progetto architettonico per valorizzare le scale di Napoli
Arkeda Open House, ha fatto della sua terza edizione un manifesto su web e carta stampata per sensibilizzare gli utenti ad una architettura sostenibile e sociale, con una carrellata di progetti innovativi che raccontano o ipotizzano un’idea innovativa, in diverse aree della città. Sette studi e altrettanti progetti partecipano, visibili su arkedaopenhouse.it, la pagina facebook ed instagram.
Tutti di interesse rilevante e spazi verdi, nella convinzione che l’architettura soprattutto paesaggistica dal ruolo primario nelle nostre città, oggi lo è più di prima. Ogni cittadino vorrebbe infatti architetture innovative e funzionali, futuristiche soluzioni, e senza andar troppo lontano spazi aperti, piazze, slarghi, parchi, giardini, o anche solo angoli accoglienti, magari a pochi passi dalla propria abitazione. In linea con queste tematiche, è lo studio di KR e Associati s.r.l. con l’idea e progetto degli architetti Andrea Cassese e Clorinda Grande, dal titolo A “Scala“ umana. Un invito a ricordare la misura dell’uomo, a rivalutarne la dimensione che nel passo ha disegnato quelle scale in cui Napoli si è saputa difendere dalle trasformazioni spesso depauperanti per il paesaggio – bene comune.
In questi spazi impermeabili al traffico carrabile e ostili alla gentrificazione, si intende proporre un microcosmo costellato da episodi di verde pubblico, ristoro, socialità e contemplazione del panorama cittadino a vantaggio di un incentivo della mobilità pedonale. Reinterpretando il sistema tubi e giunti si propone una struttura architettonica economicamente sostenibile: di veloce cantierizzazione, a secco, removibile ed in grado di adattarsi al suolo in pendenza per offrire una serie di dispositivi atti alla seduta fornita di illuminazione, vasca per il verde o per fontane e giochi per bambini.
Divisi tra le condizioni estreme di isolamento e assembramento, casa e spazio pubblico, (nonché tra ambiente costruito e non) è la “via di mezzo”, anticamente solcata dai corsi d’acqua, a riaffiorare oggi come risposta alla domanda di una pausa in cui potersi ritrovare (o quanto meno cercare).

