Totò e il Rione Sanità: una passeggiata fra i vicoli più cari al Principe della Risata

Annunziata Buggio
Totò e il Rione Sanità: una passeggiata fra i vicoli più cari al Principe della Risata
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Quali furono i vicoli più cari a Totò? In occasione del 50° anniversario della scomparsa del Principe della Risata, vogliamo celebrarlo portandovi nel suo quartiere: la Sanità, riscoprendo le tradizioni locali, i culti, il suo patrimonio artistico e tante curiosità.

«Eduà, Eduà, mi raccomando.Quella promessa:portami a Napoli»

Furono queste le sue ultime parole; il 15 aprile del 1967 si spense a Roma, Totò.
Un’altro sipario su Napoli calava e il mondo si accorse che aveva perduto un grande artista, un uomo sensibile e poliedrico, l’ultima Maschera dell’Arte dall’inconfondibile mimica facciale. Le sue movenze da marionetta si contrapposero alla comicità di Chaplin e Keaton, il solo comico in Italia a reggere il confronto con due mostri sacri dello spettacolo.
Totò vi riuscì: riscattò Napoli con le sue celebri battute mai scontate e la sua straordinaria spontaneità che gli valsero il titolo «Il Principe della Risata».
Di Totò si sono spesi fiumi di inchiostro in questi anni e forse mai, riusciremo a cogliere la sua vera essenza, talvolta comica, drammatica, malinconica, irriverente e galante.

In occasione del 50° anniversario della sua scomparsa e della mostra intitolata «Totò Genio» dislocata in tre monumenti in città, vogliamo omaggiarlo portandovi nel cuore di Napoli, nel suo quartiere natio: il Rione Sanità, con una passeggiata fra i vicoli più cari a Totò.

La Sanità, reduce del successo della notte bianca con Sky Arte Festival, è senza dubbio, il quartiere più affascinante ed antico di Napoli, con le sue ombre e le sue luci messe lì al posto giusto che si confondono con le aureole dei santi; uno scorcio elevato tra il ventre e il sottosuolo che ha saputo dipingere nei secoli, il ritratto più autentico di Napoli con la sua variegata umanità, alloggiata fra vicoli, vicoletti, bassi, balconi e botteghe improvvisate fra estensioni estemporanee di vita. E’ la gente che piaceva a Totò, caratterizzata dai gesti, dalla voce, dai colori, che passano dal sacro al profano e popolano le strade e i vicoli. Questo era lo spettacolo della vita e Totò ne era lo specchio.

Perché questo nome: la Sanità? Incastonato tra il Borgo dei Vergini e Capodimonte, la Sanità sorge nel quartiere Stella e prende nome, secondo il Galante, dall’aria salubre che qui si respirava o da molti miracoli che qui si compivano sulle tombe dei santi sepolti nelle vicine cripte. Infatti sorgendo sotto la collina di Capodimonte si veniva colti da un clima diverso, fresco e umido e anche la sua conformazione topografica è particolare: scavata nel tufo cede posto a grotte e cripte cimiteriali, estendendosi in basso e suddividendosi in numerosi vicoli; una caratteristica unica rispetto agli altri quartieri.
Un’altro aspetto importante della Sanità e la sua religiosità, più intima, sentita e diretta: il suo cuore è la splendida chiesa barocca, la Basilica di Santa Maria alla Sanità che qui tutti chiamano di San Vincenzo, in onore di Vincenzo Ferreri, il santo più amato nel quartiere detto familiarmente ‘O Munacone che operò miracoli e guarigioni, festeggiato a luglio con una grande festa popolare.

La chiesa basilicale è tra le più importanti di Napoli e si erge su un’antica cripta cimiteriale, le Catacombe di San Gaudioso (ampliata nel corso del Seicento) che custodisce la storia della cultura funeraria della città con preziosi affreschi della vita del santo e mosaici datati tra il VI-VII secolo. Inoltre non si può trascurare il culto dei morti delle «anime pezzentelle» che proprio nel cuore dei Vergini, al Cimitero delle Fontanelle, trova la sua dimensione.

Addentriamoci nei vicoli di Totò e prima di tutto incontriamo Via Fuori Porta a San Gennaro la strada principale che immette nel cuore della Sanità, sita tra Via Foria e Piazza Cavour; percorrendola ci si trova in Via Vergini e incrociamo due importanti monumenti di interesse storico ed artistico: il celebre Palazzo dello Spagnuolo, maestoso esempio di architettura barocca e set di numerosi film, passando dal Neorealismo italiano a Passione di Jhon Turturro che a breve dovrebbe ospitare e restituire al popolo napoletano, il tanto atteso «Museo di Totò» e si spera che il progetto possa concretizzarsi entro Maggio.
Un’altro esempio di arte e devozione è la Chiesa di Santa Maria dei Vergini, eretta nel 1326 ha subito numerosi interventi di restauro nei secoli e danneggiamenti ma l’unica testimonianza scampata alla distruzione del secondo conflitto mondiale è il fonte battesimale del 1600, dove fu battezzato Sant’Alfonso Maria de’ Luguori.

Proseguendo giungiamo in Via Arena alla Sanità che porta in Via Sanità, la piazza principale che si apre come un ventaglio e si dirama nei vicoli adiacenti, troviamo la maestosa Basilica di Santa Maria alla Sanità, già citata.
Da qui svoltiamo in Vico Ferdinando San Felice o Sanfelice, come l’omonimo palazzo storico presente, perché qui vi dimorava l’archietetto Ferdinando Sanfelice (1675-1750) noto all’epoca per essere lo straordinario autore di numerosi restauri e abbellimenti in città, come nel Palazzo Serra di Cassano e nella Chiesa della Nunziatella a Monte di Dio.

Finalmente arriviamo nel vico di Totò, in Via Santa Maria Antesaecula e sulla sinistra, notiamo la lastra commemorativa che ricorda i natali del Principe, posta dall’associazione San Vincenzo Ferreri nel 1978. Tutti vi sapranno indicare la casa di Totò, situata al primo piano e precisamente al civico 109; è una casa molto modesta, con un piccolo balconcino che da sul vicolo, probabilmente abitata da lontani parenti.
E’ qui che Totò inizia la sua gavetta artistica, interprete di quel sapere umano che è la strada, il vicolo, il rione, dove la vita si affaccia da un balcone e sorride sotto i portoni, tra la gente operosa e la moina degli scugnizzi.

Totò li conosceva bene quei vicoli e si divertiva a imitare quei personaggi, quelle anime stravaganti del vicolo sotto casa, con una serie di macchiette che faranno la sua fortuna; questo fu il debutto del suo primo repertorio umoristico.

Addentriamoci in Via Santa Maria Antesaecula: perché ha questo nome curioso? Letteralmente andrebbe scritto Santa Maria a Sicola, secondo le fonti storiche, e pare che trae il nome da un nobiluomo, un certo Leone Sicola che volle edificare all’inizio del Trecento, una chiesa in San Nicola dei Caserti, all’interno di una traversa di via Tribunali; successivamente la chiesa fu trasferita in questa parte della Sanità, perché pare che giovasse sulla salute delle educande del collegio ecclesiastico. Perché da Sicula è divenuto Antesaecula? Una causa è l’allusione alle parole della Madonna: «ab inizio et ante saecula create sum» (sono stata creata fin dall’origine e prima dei secoli).

Qui giace l’omonima chiesa monumentale di Santa Maria Antesaecula (oggi presidio sanitario) divenuto un punto di riferimento per l’architettura rinascimentale e barocca e conserva le traccie storiche delle famose «cantarelle» ovvero l’antico metodo di sepoltura dei morti che consisteva in un macabro rituale: la «scolatura» dei cadaveri che venivano fatti sedere in una nicchia a forma di sedia, contenente all’interno un vaso detto «cantaro» che serviva a raccogliere i liquidi corporei. Una volta essiccato il cadavere, si deponeva in ossari e nicchie private.

Pochi metri dalla casa di Totò, ci imbattiamo in una marea di vicoletti, molto tipici, stretti e lunghi, larghi poco più di 2 metri e lunghi all’incirca trenta metri. Le case sono come grappoli attaccati gli uni agli altri dove si condividono gioie e dispiaceri comuni; forse è qui che Totò prendeva appunti per descrivere i drammi e le storie familiari che annotava fra scritti, poesie e lettere e trasferiva mimicamente tutto sul copione; mezze luci, mezze ombre e colori sgargianti. Percorrendo vico per vico, arriviamo prima in vicoletto Cangiani dal nome di una famiglia che qui vi risedeva, e più avanti in vico Carlotta (perchè si chiama così è ancora ignoto).

Successivamente e parallelo a Vico Carlotta, c’è vico Canale ai Cristallini il più noto, detto canale o canalone perché una volta, questo serviva da scolo per l’acqua piovana. Ovviamente in tutti questi vicoli primeggiano i «bassi napoletani» l’elemento tipico, popolare che hanno reso celebre il Rione Sanità. Oggi i bassi sono presi di mira dagli street artist che animano i vicoli e interpretano il sentire, il malessere e la voglia di riscatto di questa gente, divenendo luoghi di rigenerazione urbana. Riscattare in bellezza e cultura i colpi inferti dalla criminalità.
I personaggi e le iscrizioni dipinte sulle mura sembrano fondersi con la realtà del luogo; ti osservano irriverenti, mangiano e bevono a tavola, si sdraiano al sole, ti sorridono come bimbi, ti sfottono o passeggiano distratti e spesso immortalano i volti popolari di Napoli tra cinema, tv, teatro, e diventano vere celebrità sui social, suscitando la curiosità di una nuova forma di turismo improntata sulla street art.
Cosa avrebbe pensato Totò dei murales? Da artista avrebbe apprezzato e incoraggiato i giovani al rilancio culturale del suo quartiere; forse, sarebbe stato il promotore di qualche attività o iniziativa che ne incoraggiasse l’arte.
Fra gli street artist che hanno lavorato per il riscatto della Sanità ricordiamo: Mono Gonzales, Matu, e ancora Tono Cruz, Francisco Bosoletti e Tommaso Ottieri che hanno realizzato i bellissimi murales per il progetto «Luce».

Ritorniamo sui vicoli cari a Totò e risaliamo verso Capodimonte, una volta denominata «Ara Vetus» altare antico perché per i nostri avi, questa zona rappresentava un immenso e grande altare naturale e fu proprio qui che i primi cristiani, lasciate le catacombe, iniziarono a costruire le prime chiese. Proprio questi vicoletti abbarbicati tra la Sanità e Capodimonte hanno il vanto di essere superbamente belli; è un saliscendi mozzafiato che trasuda di antico e contemporaneo allo stesso tempo. Dicono che qui le pietre sono vive e che hanno retto il peso terribile dei terremoti, delle eruzioni, della guerra è questo grazie alla conformazione della collina e delle grotte sottostanti che compensano e attutiscono i duri colpi delle violente scosse.

Vico Carrette è pieno di vita: qui ci sono numerose botteghe artigianali, fabbriche a conduzione familiare e negozi tipici che sopravvivono da oltre un secolo; in alcuni palazzi sorgono scuole e strutture sociali. Proseguiamo la nostra passeggiata fra i vicoli più cari a Totò, terminiamo su via Salita dei Cinesi: perché dei Cinesi? Il nome prende spunto da un personaggio storico, Matteo Ripa, fondatore di una congregazione di preti, la cui missione era quella di educare gli stranieri «infedeli» tra cui cinesi e di prepararli in qualità di missionari.
Questa salita porta in fondo ad una piazza, dominata dalla Chiesa di San Severo fuori le Mura, molto importante per la prima comunità cristiana della Sanità. Inizialmente era soltanto una chiesetta molto umile scavata buona parte nel tufo e posta davanti all’ingresso di una delle catacombe napoletane e poi fu ampliata nel corso del Settecento su disegno di Dionisio Lazzari, come attualmente la vediamo.

Siamo giunti su Capodimonte, altezza del Ponte della Sanità (si può salire o scendere anche con il tipico ascensore) dove possiamo ammirare dal basso, sulla destra e sulla sinistra, l’immenso innesto che è il centro della Sanità, vecchia e nuova, dove Totò amava farsi condurre segretamente nel cuore della notte e deporre sotto l’uscio dei bassi, banconote di grossa taglia e placare con quel generoso gesto, le miserie quotidiane e le afflizioni della povera gente dei vicoli fra degrado e camorra.

Totò la fame la conosceva: «A volte è difficile fare la scelta giusta perché o sei roso dai morsi della coscienza o da quelli della fame».

Invitiamo a far visita alla mostra in città di «Totò Genio» che prende vita in tre luoghi cardini di Napoli: Palazzo Reale, Chiesa di San Domenico Maggiore, Castel dell’Ovo.



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