Storia e simboli del presepe napoletano: il pastore della meraviglia

La storia, le leggende ed i simboli del presepe napoletano, ognuno ha il suo posto e parla al cuore di ognuno: questo è il pastore della meraviglia.

L’otto dicembre è ormai passato e come vuole la tradizione è proprio da questo giorno in poi che nelle case degli italiani si inizia a fare il presepe (anche se negli ultimi tempi sempre più spesso questa tradizione non si sta più rispettando).
Il presepe ha una storia antichissima e ogni personaggio che lo compone ha un suo preciso ruolo e una funzione all’interno del racconto presepiale. Uno dei personaggi più importanti è sicuramente il pastore della meraviglia che forse non tutti conoscono.
Il pastore della meraviglia si chiama in questo modo ed  è riconoscibile proprio grazie alla sua postura. Questo personaggio che non passa inosservato, è collocato vicino alla grotta di Gesù bambino e viene rappresentato con le braccia e le sguardo rivolto verso il cielo, uno sguardo pieno di stupore e meraviglia(da cui spiegato il nome del pastore).

Un pastore dal dono prezioso

Se i re magi dalle meravigliose vesti e dai ricchi doni tra le mani, vengono  collocati verso la grotta  per omaggiare la nascita del figlio di Dio, può sembrare strano notare all’interno del presepe, come un pastore dall’aspetto sempliciotto, dagli abiti da contadino e che non ha nulla da dare tra le sue mani abbia lo stesso privilegio dei magi, in merito al posizionamento.
La spiegazione è molto semplice, in realtà  anche questo pastore inconsapevolmente per chi non lo sapesse, offre un dono importantissimo non solo al piccolo nascituro, ma anche all’intera umanità.
Secondo la leggenda legata al presepe, egli infatti dona il suo stupore, ovvero l’amore di Dio fatto bambino. Dunque nulla di materiale e di prezioso, ma a questo pastore è affidato l’arduo compito di offrire l’incanto della venuta del figlio di Cristo, un incanto che un buon cristiano non dovrebbe mai perdere ma che dovrebbe rinnovare ogni volta, come la sua fede.
L’insegnamento di questo personaggio è sicuramente legato alla capacità da parte dell’uomo di stupirsi, di recuperare la semplicità dello sguardo di fronte a un Dio che, con la sua venuta, dimostra di non essere ancora stanco degli uomini ma che è pronto con la venuta di suo figlio a liberarli dai loro peccati.



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