Storia e simboli dei pastori del presepe napoletano: Ciccibacco

Angela Annibale
Storia e simboli dei pastori del presepe napoletano: Ciccibacco
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Il presepe napoletano non è un insieme confuso e casuale di personaggi, ma ogni oggetto, ogni pastore ha un suo ruolo simbolico: questo è Ciccibacco.

Quando ci occupiamo del presepe e dei suoi simbolismi, come è successo nei precedenti articoli, abbiamo spesso detto che questo tipo di “rappresentazione della natività” è formato da statuine collocate con ruoli ben precisi e che svolgono una funzione narrativa ricca di simboli non solo sacri ma anche profani.
Quando pensiamo ai simboli o ai personaggi sacri  non possiamo non pensare quindi al pastore della meraviglia o agli angeli che proteggono la grotta del bambino Gesù, la grotta stessa che rappresenta il ventre materno e quindi la protezione che solo una madre può donare al proprio figlio.
Accanto a questa grotta se si osserva bene il presepe, invece c’è ne è un’altra, che ha ben poco di sacro ma molto del profano ed è quella  che ospita l’osteria: luogo di vizi e di eccessi, ed uno dei personaggi  legati a questo posto è sicuramente il pastore chiamato Ciccibacco.

Un pagano tra i cristiani

Ciccibacco è un pastore, la cui origine è molto antica e risale al culto del vino e alle antiche divinità pagane,  come Bacco (dio del vino).
Dall’aspetto grosso e dalle guance rosse, nel presepe  si presenta spesso davanti alla cantina con un fiasco in mano, oppure è rappresentato seduto che trasporta una carretta piena di botti di vino, preceduto e seguito da un corteo di uomini vestiti con pelli di capra, i quali con zampogne e pifferi  scandiscono gli orgiastici ritmi dionisiaci  o talvolta viene rappresentato semplicemente seduto su queste botti, intento a bere, da qui il modo di dire  napoletano “ par Ciccibacc ngopp a bott”, espressione usata per indicare una persona brilla che è accasciata su di un piano.
La scelta della collocazione delle due grotte non è casuale ma sta proprio ad indicare la vicinanza tra il sacro e profano e la sottile linea che li separa, l’eterna lotta tra il bene ed il male.
Questa tendenza  a mescolare queste due forme  contrapposte nasce a partire della fine del 1600 per rappresentare la venuta di Gesù proprio nella quotidianità fatta di umili e reietti, si scelse infatti di riprodurre pastori dall’aspetto ingobbito, impoverito, pastori ubriachi insomma tutti coloro che facevano parte del tessuto sociale dell’epoca e per questo motivo che ciccibacco trova la sua postazione all’interno della narrazione presepiale.
Un’ultima curiosità in merito c’è da dire per quanto riguarda la collocazione della nascita di Gesù che  avviene proprio nelle vicinanze dell’osteria simbolo di perdizione. La sua venuta infatti acquisisce ancora un valore più grande, il suo arrivo secondo la legenda, aiuterà ad illuminare le coscienze dei reietti e di coloro che vivono nel peccato, non a caso uno dei simboli che Gesù istituirà per l’eucarestia  sarà proprio il vino che diventerà strumento di purificazione insieme al pane.

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Angela Annibale

Sociologa e comunicatrice, appassionata di libri soprattutto dei classici, con la passione della scrittura ama scrivere di tradizioni, cultura ma anche di moda e intrattenimento e con un piccolo sogno nel cassetto quello di scrivere un giorno un libro tutto suo.

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