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‘A capa ‘e Sant’Anastasio. La medaglia miracolosa


‘A capa ‘e Sant’Anastasio. La medaglia miracolosa

Annunziata Buggio

Sant’Anastasio, il martire persiano è celebre per esser stato ritratto sulla medaglia votiva che veniva donata al popolo per preservarli dal male.

Sant’Anastasio, il martire persiano è celebre per esser stato ritratto sulla medaglia votiva che veniva donata al popolo per preservarli dal male. Si narra della «capa» miracolosa tra fede, scaramanzia e tradizione locale.

Chi di voi ricorda la famosa medaglia con la testa di Sant’Anastasio?
Si, proprio lei, la medaglietta in stagno, quella raffigurante la testa decapitata del santo, grande quanto la moneta da 5 centesimi, all’epoca molto distribuita su Napoli.
Spesso erano i nostri nonni o i nostri genitori a procurare ‘a capa ‘e Sant’Anastasio, in quanto secondo la credenza popolare, pare che allontanasse il malocchio dalla persona che la indossasse. Sacro e profano si contaminano e danno luogo ad una pratica ampiamente diffusa

Da dove ha origine questa credenza popolare ?

Per scoprirlo dobbiamo recarci un’attimo in Persia e addentrarci nella vita del santo martire Anastasio che ha dato origine alla famosa medaglia miracolosa, fonte di inspiegabili guarigioni che preserva da i tanti malefici.

Della sua biografia si sà poco ma è spesso citato come Anastasio il Persiano il cui vero nome è Magundat che da suo padre Han venne istruito alla magia, iniziato alla religione del profeta Zarathustra.
Anastasio in gioventù entrò a far parte dell’esercito persiano e durante una razzia del re di Persia Cosroe II in Gerusalemme, venne a contatto con la Vera Croce di Cristo che fu portata via dalla Città Santa.
Colpito profondamente dall’importanza della reliquia, Anastasio volle conoscere i fondamenti della religione cristiana e mosso da tale sentimento, in breve tempo si convertì alla fede rinunciando agli onori militari.

Si recò a Gerusalemme nel 620 d.C. dove per confermare la sua scelta, ricevette il battesimo cristiano e assunse il nome di Anastasio ovvero «Il Risorto».
Abbracciò la religione e per sette anni trascorse una serena vita monastica; si recò a Cesarea Marittima in Israele ma nel territorio era in atto una violenta persecuzione contro i cristiani e per questo fu arrestato dalle truppe persiane. Anastasio ricondotto in Siria subì un’atroce martirio per decapitazione e spirò nel 628 d.C.

Secondo la tradizione, le reliquie del santo furono portate a Roma nel 640 d.C. sotto la dominazione di Eraclito e deposte (ancora oggi) nel monastero detto ad Acquas Salvias ovvero il monastero intitolato ai santi Vincenzo e Anastasio alle tre Fontane.
Sin dall’antichità, i resti mortali di Sant’Anastasio furono molto venerati, il cui culto crebbe in maniera esponenziale e popolare tanto è vero che assunse proprietà taumaturgiche riconosciute perfino nel 787 d.C. dal Concilio di Nincea e citate negli atti.
In Italia la diffusione del culto lo dobbiamo al re dei Longobardi Liutprando che in visita a Roma in veste di pellegrino, rimase colpito dalla devozione popolare per Sant’Anastasio tanto che al suo ritorno a Pavia, volle erigere la costruzione di monasteri intitolati al martire persiano.

Il culto della medaglia miracolosa

La leggenda vuole che sin dall’epoca romana, l’effige con il volto del santo sia stata impressa sulle medaglie votive in bronzo (simile a monete) con alcune scritte latine che menzionavano la vita del martire. Questa veniva considerata come un vero e proprio amuleto di protezione contro il male, da tenere sempre addosso e da regalare ai propri cari per allontanarli dalle malattie e dalle sciagure.
Per molti secoli anche la Chiesa ha dato valore ai prodigi di Sant’Anastasio, soprattutto in un ‘epoca considerata buia, inserendo il martire fra i più importanti del cristianesimo.
La medaglia miracolosa si presenta con due facce: su di un lato vi è l’effige del caput di Sant’Anastasio e sul rovescio della medaglia vi è impressa l’iscrizione «Immago S. Anast. Mun. Et. Mart. Cujus Aspec Fuga, Demo, Morbo, Repe, Acta, Concilii Ni, Te» la cui traduzione è «Immagine di sant’Anastasio monaco e martire, il cui aspetto pone in fuga il demonio e allontana le malattie, come attestano gli atti del Concilio di Nicea».

Ma come è arrivata fino a noi e nelle nostre famiglie? Si sa che noi napoletani siamo il popolo scaramantico per eccellenza e «crediamo» nell’esistenza del malocchio e nelle jettature … per tale motivo ‘a capa ‘e santu Nastàsio è stata accolta con tanto fervore dal popolo perché considerata un amuleto contro la jella o seccia, dispensata un tempo dai Padri Carmelitani e dai frati della Custodia della Terra Santa.

Molti credenti e non credenti attestano di aver ricevuto grazie e prodigi inspiegabili dopo aver pregato ‘A capa ‘e Sant’Anastasio.
Fateci caso, chi non ha mai avuto fra le mani almeno una volta la medaglia miracolosa? Spesso erano i nonni a mettercela addosso per preservarci da ogni pericolo e tal volta confuse con le 50 lire; altre volte si regalava ai neo patentati per evitare incidenti o inserita nel portafoglio come portafortuna (tradizione locale).
Oggi è disponibile in stagno ma è di una rarità trovarla! Chi ne possiede una, possiede un piccolo tesoro di fede e di numismatica da veri collezionisti.

Curiosità: Per chi volesse approfondire il culto del martire persiano Sant’Anastasio, anche in Campania abbiamo un piccolo luogo di devozione a lui dedicato: è possibile far visita alla Parrocchia di S. Vincenzo e S. Anastasio in via Ceraselle, zona Caianello a Caserta, durante la ricorrenza dei santi, entrambi festeggiati il 22 Gennaio.



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