Processo alla “fattucchiara” Giulia Sansonetto

Chi conosce la lingua napoletana non può non conoscere il termine “fattucchiara”; nel dialetto questa parola infatti non è altro che l’alterazione del termine italiano “fattucchiera” ovvero strega.

Quello di cui parleremo in questo articolo è la storia di un processo ad una “fattucchiara” , ovvero il processo tenutosi nel 1641 ai danni di Giulia Sansonetto, una donna accusata insieme alle sue compagne di utilizzare le arti magiche. La storia di Giulia inizia quando sposa  Giovanni Trono di Oria ed entrambi si trasferiscono nella zona di Avetrana in Puglia. Il fatto che entrambi non fossero nati nella comunità di Avetrana metteva già in una condizione di giudizio la coppia che veniva osservata con diffidenza dai compaesani. L’essere forestiera e la colpa di avere un marito sempre malato, non facilitarono la reputazione di Giulia che veniva sempre più respinta dalla comunità.

Tali episodi fecero si che l’intero popolo di Avetrana si convinse che le sventure che colpirono il paesino come la morte di molti bambini, della moglie del sindaco, del pessimo raccolto o della sterilità di una giovane coppia di sposi attribuita a Giulia solo perché perché aveva presenziato al loro banchetto di nozze, sembrarono elementi sufficienti per portare in tribunale e condannare così a morte la giovane donna.

L’aspetto particolare di questo processo che probabilmente ebbe un certo rilievo sia per i malefici attribuiti, è sicuramente quello dell’assenza della voce dell’imputata, non è infatti presente alcuna testimonianza elargita da Giulia, non troviamo confessioni, ne spontanee ne estorte ma  solo le voci delle  narrazioni di una comunità che racconta e che condanna.

Gli atti di questo singolare processo sono custoditi presso l’Archivio di Stato di Napoli, nella sezione “Processure”-Processi per stregonerie e sortilegi della Delegazione della Real Giurisdizione di Napoli dove è possibile visionare le trascrizioni dei racconti dei testimoni che insorsero contro la povera Giulia. L’organo della Delegazione della Real Giurisdizione di Napoli ebbe una notevole e rilevante funzione di mediazione tra la Santa Sede e il Regno di Napoli.

I napoletani contro l’Inquisizione

Dopo il racconto di questo processo è bene fare una piccola precisazione in merito all’inquisizione  e ai suoi tribunali. Lo sapevate che i napoletani nel pieno della follia delle eresie che colpì l’intero mondo a partire dal medioevo,non avevano consentito l’ingresso dell’Inquisizione spagnola nel regno?

Ebbene si, questo rifiuto contraddistinse  la  nostra città dalle altre, facendo emergere la forte gloria civile. Il popolo napoletano infatti lottò per diversi anni affinché questo spietato tribunale ecclesiastico non toccasse  il suolo partenopeo. Proprio in virtù di questo, scoppiò la sanguinosa rivolta del 1547 tra napoletani e spagnoli,  che si concluse con la vittoria della città di Napoli che riuscì a posticipare di sei anni l’entrata in vigore dell’Inquisizione.



Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Caricando...
Menu