Il mistero del Santo Graal a Soccavo

Annunziata Buggio

E se il Santo Graal fosse passato a Soccavo? Un antica Croce di Piperno, monumento del quartiere, reca incisi misteriosi simboli templari tutti da decifrare. Vi è forse un messaggio?

Il mito del Santo Graal riscuote sempre fascino e mistero. E’ il simbolo della Cristianità più ricercato al mondo che da oltre duemila anni è capace di smuovere eserciti e regni al fine di ricevere il suo prezioso messaggio e di poter far luce su uno dei misteri più grandi della storia che tiene con il fiato sospeso milioni di archeologi, storici, aspiranti Indiana Jones e semplici appassionati.
L’immaginario comune, ce lo descrive come il famoso calice in cui Gesù versò vino e ne bevve durante l’Ultima Cena, pronunciando il celebre rito della Santa Comunione.
Si narra che fosse lo stesso calice in cui Giuseppe di Arimatea raccolse il sangue di Cristo posto in croce, al culmine della sua Passione.

La Coppa della Vita, il Santo Graal, «Sangre Real», Sangue Reale si pensa che abbia poteri straordinari: si presume che sia capace di donare la vita e di guarirla. Un valore spirituale inestimabile che si aggiungerebbe al valore storico della reliquia e che potrebbe rivelare tante altre verità.
Perché se ne parla tanto o viceversa perché si tenta di farlo tacere?
Da secoli gli uomini sono sulle sue traccie, passando dai Templari al Nazismo da Gerusalemme alla Francia, attirati dal potere evocativo che genera il Santo Graal, al fine di custodire, proteggere e nascondere qualcosa di unico e di straordinario.

Il mito del calice si rifà alla più antica raccolta cavalleresca di leggende e storie sul Graal che presero nome «Chrètien de Troyes-Le Conte de Graal» che fondevano racconti pagani celti e simboli cristiani e proprio questa raccolta, ispirò nei secoli, la fantasia e la curiosità di noti scrittori, artisti, cronisti, antichi e moderni fino a giungere all’intricato mistero (alla fine dell’Ottocento) che aleggiò sul piccolo paese francese di Rennes-le-Chàteau e del suo abate Berènger Saunière, improvvisamente diventato ricco a seguito ad un presunto tesoro forse di origine medioevale. Che possa trattarsi del Graal?
Questa storia è stata la chiave del successo letterario e cinematografico del Codice Da Vinci dello scrittore statunitense Dan Brown, che ha riportato l’attenzione sulla valenza di questa enorme reliquia, di matrice cristiana dalle mille interpretazioni simboliche, restituendone un’altra versione.

Nel 2010 venne alle cronache nazionali, il caso del presunto passaggio del Santo Graal a Soccavo, nel quartiere a Nord di Napoli e la presenza alquanto insolita del monumento locale della Croce di Piperno risalente al 1613 che reca inciso il simbolo di un calice; monumento che potrebbe rivelare la presenza di un’ Ordine Templare medioevale sul territorio e del breve passaggio del Santo Graal, custodito dai fedeli cavalieri della croce rossa patente.
Una teoria se pur fantasiosa da cui potrebbe scaturire un’importante verità.
Perché è così forte l’ipotesi del Graal a Soccavo? Segni da seguire, enigmi ancora tutti da decifrare.

La Croce, il Graal e i maestri pipernieri

Il monumento simbolo di Soccavo è la Croce di Piperno, collocata all’incrocio tra Via dello Scherillo e Via Maratoneta innalzato nel 1613, eretta molto probabilmente a memoria delle missioni popolari di preghiera molto attive nelle zone lontane dal regno, per avvicinare la gente alla religione cristiana.
La Croce si presenta come un’architettura scolpita in un solo blocco di Piperno e posto su una base di tre gradini che la innalzano dal suolo. I simboli contenuti all’interno dei due bracci raffigurano evidenti San Pietro e San Paolo mentre il centro è occupato dalla figura di Cristo; lungo l’asse verticale, altre incisioni insolite si susseguono lungo la croce ma il simbolo che cattura l’attenzione è sicuramente quello del calice, simile per somiglianza alla vera descrizione teorica del Santo Graal.
La Croce di Piperno, come è tutt’ora chiamata, rappresenta l’edicola votiva del quartiere racchiusa all’interno di una teca ed è testimonianza della fede popolare ed è anche il luogo cardine della via Crucis nel periodo pasquale.

La sua costruzione è opera dei Maestri Pipernieri, ovvero una corporazione artigianale molto forte sul territorio campano, attiva tra il XIV e il XVII, che sapevano tagliare e lavorare la durissima pietra di piperno, molto ricercata per le costruzioni in quanto indistruttibile e capace di resistere all’erosione degli agenti atmosferici.
Oltre alla maestria dei pipernieri si affiancavano anche delle qualità aggiunte da non sottovalutare; ovvero questa corporazione aveva appreso l’arte di saper caricare di energia positiva e negativa le pietre di piperno, mediante lo studio di testi alchemici/esoterici di origine Greco-Caldeo che insegnavano agli adepti come posizionare i simboli occulti nelle costruzioni per allontanare e o attirare ogni tipo di maleficio. Nel tempo i pipernieri diedero vita ad una specie di confraternita segreta che sotto giuramento, tramandava agli apprendisti i misteri dell’arte della pietra e dei simboli.

Alcuni incisioni sulla pietra, oltre ad essere i comuni segni che indicavano il numero della partita di pietre che erano state impiegate per realizzare i lavori, una specie di firma del mastro, vi erano altri simboli di natura occulta che si legavano alla corporazione segreta dei pipernieri; incisioni che stavano ad indicare un preciso messaggio di non facile comprensione, eseguiti su committenza.
Simboli esoterici riconducibili alla Pietra filosofale o al Graal?

I «Maste ‘e prete» già dal Rinascimento erano molto ricercati a Napoli, selezionati per arricchire gli arredi urbani della città con preziose piazze, porte, fontane, palazzi nobiliari tra cui il celeberrimo Palazzo Sanseverino, sede della Chiesa del Gesù Nuovo che presenta il Bugnato a punta di diamante ricavato dalla pietra di piperno, con su incisi misteriosi simboli occulti, la cui sinistra leggenda ha alimentato la famosa maledizione che aleggiava sul palazzo. Maledizione sfatata e simboli riconducibili ad un enigmatico spartito musicale esoterico segnato sulle pietre, svelato solo alcuni anni fa.

Il mistero dell’incisione a forma di calice simile alla descrizione del vero Graal, posta alla base della croce di piperno a Soccavo, rivela nuovi scenari dai tratti arcani.
C’è chi sostiene che vi è un nesso tra questo simbolo e i maestri pipernieri e che forse non sia da escludere che abbiano ereditato le conoscenze iniziatiche direttamente dai Templari e che in esso vi sia nascosto un messaggio. (l’Ordine Templare fu soppresso nel XIV secolo ma le conoscenze vennero perpetuate secoli dopo, e l’arte fu promotrice di messaggi iniziatici).

Un’altra ipotesi afferma la presenza di un antico e segreto Ordine di Cavalieri Templari sul territorio campano e in particolar modo su Napoli, durante il regno Angioino-Aragonese e che i simboli sparsi tra il centro e gli altri comuni, abbiano a che fare con il misterioso Santo Graal tanto ricercato, di cui recentemente si assiste al nuovo fermento culturale suscitato dalla preziosa reliquia.

Infatti la Sala dei Baroni al Maschio Angioino ad opera dell’architetto Guillem Sagrera è molto simile per costruzione, alla cappella del «Santo Caliz» a Valencia, la quale custodisce al suo interno un Graal appartenuto al tesoro reale, mentre il nostro Maschio Angioino o Castel Nuovo, custodiva un tempo, una copia del Santo Graal. Secondo nuovi studi.

Un’altra ricostruzione indica che proprio il simbolo del calice, inciso sulla croce di pieperno a Soccavo è simile al Santo Graal raffigurato in una delle sale del Castel del Monte in Puglia, il leggendario castello iniziatico dell’Ordine dei Templari, voluto da nobilissimo Federico II di Svevia. Vi è forse un messaggio ben preciso e un disegno pronto per essere svelato?

Per ora le ipotesi non si arrestano e la ricerca dell’affascinante reliquia continua e mietere i suoi numerosi seguaci, adoranti del potere evocativo che può suscitare il Graal, qualora venisse ritrovato. E se invece dobbiamo intendere il Santo Graal non come tesoro ma come una sorta di percorso spirituale e individuale per afferrare la verità?
Questo è ancora un gran mistero …



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Il mistero del Santo Graal a Soccavo


Il mistero del Santo Graal a Soccavo

Annunziata Buggio

E se il Santo Graal fosse passato a Soccavo? Un antica Croce di Piperno, monumento del quartiere, reca incisi misteriosi simboli templari tutti da decifrare. Vi è forse un messaggio?

Il mito del Santo Graal riscuote sempre fascino e mistero. E’ il simbolo della Cristianità più ricercato al mondo che da oltre duemila anni è capace di smuovere eserciti e regni al fine di ricevere il suo prezioso messaggio e di poter far luce su uno dei misteri più grandi della storia che tiene con il fiato sospeso milioni di archeologi, storici, aspiranti Indiana Jones e semplici appassionati.
L’immaginario comune, ce lo descrive come il famoso calice in cui Gesù versò vino e ne bevve durante l’Ultima Cena, pronunciando il celebre rito della Santa Comunione.
Si narra che fosse lo stesso calice in cui Giuseppe di Arimatea raccolse il sangue di Cristo posto in croce, al culmine della sua Passione.

La Coppa della Vita, il Santo Graal, «Sangre Real», Sangue Reale si pensa che abbia poteri straordinari: si presume che sia capace di donare la vita e di guarirla. Un valore spirituale inestimabile che si aggiungerebbe al valore storico della reliquia e che potrebbe rivelare tante altre verità.
Perché se ne parla tanto o viceversa perché si tenta di farlo tacere?
Da secoli gli uomini sono sulle sue traccie, passando dai Templari al Nazismo da Gerusalemme alla Francia, attirati dal potere evocativo che genera il Santo Graal, al fine di custodire, proteggere e nascondere qualcosa di unico e di straordinario.

Il mito del calice si rifà alla più antica raccolta cavalleresca di leggende e storie sul Graal che presero nome «Chrètien de Troyes-Le Conte de Graal» che fondevano racconti pagani celti e simboli cristiani e proprio questa raccolta, ispirò nei secoli, la fantasia e la curiosità di noti scrittori, artisti, cronisti, antichi e moderni fino a giungere all’intricato mistero (alla fine dell’Ottocento) che aleggiò sul piccolo paese francese di Rennes-le-Chàteau e del suo abate Berènger Saunière, improvvisamente diventato ricco a seguito ad un presunto tesoro forse di origine medioevale. Che possa trattarsi del Graal?
Questa storia è stata la chiave del successo letterario e cinematografico del Codice Da Vinci dello scrittore statunitense Dan Brown, che ha riportato l’attenzione sulla valenza di questa enorme reliquia, di matrice cristiana dalle mille interpretazioni simboliche, restituendone un’altra versione.

Nel 2010 venne alle cronache nazionali, il caso del presunto passaggio del Santo Graal a Soccavo, nel quartiere a Nord di Napoli e la presenza alquanto insolita del monumento locale della Croce di Piperno risalente al 1613 che reca inciso il simbolo di un calice; monumento che potrebbe rivelare la presenza di un’ Ordine Templare medioevale sul territorio e del breve passaggio del Santo Graal, custodito dai fedeli cavalieri della croce rossa patente.
Una teoria se pur fantasiosa da cui potrebbe scaturire un’importante verità.
Perché è così forte l’ipotesi del Graal a Soccavo? Segni da seguire, enigmi ancora tutti da decifrare.

La Croce, il Graal e i maestri pipernieri

Il monumento simbolo di Soccavo è la Croce di Piperno, collocata all’incrocio tra Via dello Scherillo e Via Maratoneta innalzato nel 1613, eretta molto probabilmente a memoria delle missioni popolari di preghiera molto attive nelle zone lontane dal regno, per avvicinare la gente alla religione cristiana.
La Croce si presenta come un’architettura scolpita in un solo blocco di Piperno e posto su una base di tre gradini che la innalzano dal suolo. I simboli contenuti all’interno dei due bracci raffigurano evidenti San Pietro e San Paolo mentre il centro è occupato dalla figura di Cristo; lungo l’asse verticale, altre incisioni insolite si susseguono lungo la croce ma il simbolo che cattura l’attenzione è sicuramente quello del calice, simile per somiglianza alla vera descrizione teorica del Santo Graal.
La Croce di Piperno, come è tutt’ora chiamata, rappresenta l’edicola votiva del quartiere racchiusa all’interno di una teca ed è testimonianza della fede popolare ed è anche il luogo cardine della via Crucis nel periodo pasquale.

La sua costruzione è opera dei Maestri Pipernieri, ovvero una corporazione artigianale molto forte sul territorio campano, attiva tra il XIV e il XVII, che sapevano tagliare e lavorare la durissima pietra di piperno, molto ricercata per le costruzioni in quanto indistruttibile e capace di resistere all’erosione degli agenti atmosferici.
Oltre alla maestria dei pipernieri si affiancavano anche delle qualità aggiunte da non sottovalutare; ovvero questa corporazione aveva appreso l’arte di saper caricare di energia positiva e negativa le pietre di piperno, mediante lo studio di testi alchemici/esoterici di origine Greco-Caldeo che insegnavano agli adepti come posizionare i simboli occulti nelle costruzioni per allontanare e o attirare ogni tipo di maleficio. Nel tempo i pipernieri diedero vita ad una specie di confraternita segreta che sotto giuramento, tramandava agli apprendisti i misteri dell’arte della pietra e dei simboli.

Alcuni incisioni sulla pietra, oltre ad essere i comuni segni che indicavano il numero della partita di pietre che erano state impiegate per realizzare i lavori, una specie di firma del mastro, vi erano altri simboli di natura occulta che si legavano alla corporazione segreta dei pipernieri; incisioni che stavano ad indicare un preciso messaggio di non facile comprensione, eseguiti su committenza.
Simboli esoterici riconducibili alla Pietra filosofale o al Graal?

I «Maste ‘e prete» già dal Rinascimento erano molto ricercati a Napoli, selezionati per arricchire gli arredi urbani della città con preziose piazze, porte, fontane, palazzi nobiliari tra cui il celeberrimo Palazzo Sanseverino, sede della Chiesa del Gesù Nuovo che presenta il Bugnato a punta di diamante ricavato dalla pietra di piperno, con su incisi misteriosi simboli occulti, la cui sinistra leggenda ha alimentato la famosa maledizione che aleggiava sul palazzo. Maledizione sfatata e simboli riconducibili ad un enigmatico spartito musicale esoterico segnato sulle pietre, svelato solo alcuni anni fa.

Il mistero dell’incisione a forma di calice simile alla descrizione del vero Graal, posta alla base della croce di piperno a Soccavo, rivela nuovi scenari dai tratti arcani.
C’è chi sostiene che vi è un nesso tra questo simbolo e i maestri pipernieri e che forse non sia da escludere che abbiano ereditato le conoscenze iniziatiche direttamente dai Templari e che in esso vi sia nascosto un messaggio. (l’Ordine Templare fu soppresso nel XIV secolo ma le conoscenze vennero perpetuate secoli dopo, e l’arte fu promotrice di messaggi iniziatici).

Un’altra ipotesi afferma la presenza di un antico e segreto Ordine di Cavalieri Templari sul territorio campano e in particolar modo su Napoli, durante il regno Angioino-Aragonese e che i simboli sparsi tra il centro e gli altri comuni, abbiano a che fare con il misterioso Santo Graal tanto ricercato, di cui recentemente si assiste al nuovo fermento culturale suscitato dalla preziosa reliquia.

Infatti la Sala dei Baroni al Maschio Angioino ad opera dell’architetto Guillem Sagrera è molto simile per costruzione, alla cappella del «Santo Caliz» a Valencia, la quale custodisce al suo interno un Graal appartenuto al tesoro reale, mentre il nostro Maschio Angioino o Castel Nuovo, custodiva un tempo, una copia del Santo Graal. Secondo nuovi studi.

Un’altra ricostruzione indica che proprio il simbolo del calice, inciso sulla croce di pieperno a Soccavo è simile al Santo Graal raffigurato in una delle sale del Castel del Monte in Puglia, il leggendario castello iniziatico dell’Ordine dei Templari, voluto da nobilissimo Federico II di Svevia. Vi è forse un messaggio ben preciso e un disegno pronto per essere svelato?

Per ora le ipotesi non si arrestano e la ricerca dell’affascinante reliquia continua e mietere i suoi numerosi seguaci, adoranti del potere evocativo che può suscitare il Graal, qualora venisse ritrovato. E se invece dobbiamo intendere il Santo Graal non come tesoro ma come una sorta di percorso spirituale e individuale per afferrare la verità?
Questo è ancora un gran mistero …



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