L’Orto Botanico di via Foria

Grande Napoli
L’Orto Botanico di via Foria
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Non si può non lasciarsi sedurre da questa fusione di piante e meraviglie architettoniche.
La maggior parte di queste per un po’ si saranno domandate dov’erano finite: sarà  stato quantomeno complicato per l’australiana Araucaria bidwillii, l’americana Cordia martinicensis, e la rara e asiatica Pistacia ambientarsi in una nuova città . Stessa difficoltà  per quelle legate alle regioni tropicali e subtropicali, come il Corynocarpus levigato o il Pilocarpus pennatifolius, usato in medicina come antidoto agli avvelenamenti da belladonna o atropina (possibilità  tutt’altro che remota se nel XVIII secolo fu istituita a Napoli una vera e propria Giunta dei Veleni!)

Continuando a girare si scoprono le piante della macchia Mediterranea, sistemate nell’originaria ellisse, rimasta inalterata.  Al bordo dell’aiuola vi è la statua di Domenico Cirillo, medico e botanico napoletano, oltre che martire della Rivoluzione Napoletana. Tra le piante arboree si riconoscono: la quercia da sughero e l’oleastro; tra le specie arbustive:il mirto, il lentisco, il corbezzolo; tra le rampicanti il caprifoglio. C’è perfino la ginestra odorosa che salvò Leopardi dal pessimismo cosmico e tutti noi da una grande tristezza. Se risultano decisamente sorprendenti per le dimensioni mastodontiche, la Phytolacca dioica, il Ficus magnolioides e la Yucca elephantipes, ha sicuramente qualcosa da dire anche la collezione di Orchidaceae che comprende fiori viventi allo stato spontaneo, bellissime e selvagge.

Nella sezione paleobotanica poi, la cosa si fa seria.
Sono qui raccolti fossili di piante utilizzati come  base per la descrizione delle forme vegetali che sono comparse sul nostro pianeta. La sezione dedicata all’Etnobotanica, che occupa le tre sale successive, offre anche una selezione di oggetti costruiti con materiale vegetale. Armi da caccia e da pesca dell’Amazzonia, con frecce avvelenate al curaro e dardi per cerbottane. Per ben custodire le armi, alcuni usano faretre diverse: fusti di bambù chiusi da tappi di pelliccia, altri adoperano foglie essiccate legate con lacci in fibra vegetale. Si può scoprire che esistono punte di frecce inimmaginabili: lanceolate in bambù, per animali si grossa taglia; arpionate in legno e osso, per pesci e uccelli; appuntite e trattate con curaro, per animali arboricoli. La cattura di quegli uccelli destinati a rituali cerimoniali, dal piumaggio colorato, avviene poi con punte arrotondate in bambù che mantengono intatte le piume per la colorazione del corpo, di arredi e di armi. Si possono osservare diversi strumenti musicali tra cui alcuni liuti, flauti, tamburi, tutti in materiale vegetale, eccetto le membrane di serpente destinate ai tamburi. Il più affascinante è il liuto, nato da un unico blocco di legno di palma o bambù. Lo strumento a corda più popolare presso i Pala” wan delle Filippine è il kudlang, chiamato anche kudjapi o pakat. Un liuto a due corde con stilizzazioni zoomorfiche (teste di gallo, uccelli, ma anche pesci ed altre figure). Non si può perdere assolutamente la “zona survivor” con piante sottoposte ad ambienti limite per la vita vegetale, per guardare sadicamente i faticosi adattamenti delle piante in habitat estremi come la spiaggia, la torbiera e la roccaglia.

Meravigliosa infine l’area del Palmeto, con alcuni tipici esponenti della famiglia come Washingtonia robusta o Jubaea spectabilis. Gli stessi che è facile riconoscere in giro per la città . Secondo una moda in voga nel seicento, arrivarono nella capitale straordinari esemplari di piante esotiche piantati per le strade e nelle ville aristocratiche. Molte non attecchirono altre sono in ottima forma ancora adesso. Per quanto il buon Ferdinando IV prima, e Giuseppe Bonaparte nel 1807 poi, avessero immaginato questo Real Giardino delle Piante per istruzione del pubblico, la maggior parte dei visitatori cerca spazi di ristoro o di passeggio. E perfino gli studenti, iscritti alla facoltà  di Scienze matematiche, fisiche e naturali della Federico II, si mimetizzano molto facilmente, nonostante appunti, libroni e aria modicamente componente.

Via Foria 223
80139 Napoli
Tel (+39) 081 449759
Fax: (+39) 081 295351
www.ortobotanico.unina.it

 

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Comments to L’Orto Botanico di via Foria

  • Grazie per l’articolo molto interessante mettendo in risalto un bene prezioso ed unico nel cuore della mia città

    Palmira 29 agosto 2016 9:01 Rispondi
  • Vorrei le date e gli orari di apertura. Non riesco mai a visitarlo quando vengo a Napoli. Grazie

    Patrizia Falcioni 25 giugno 2017 9:05 Rispondi
    • Bisogna contattare direttamente l’Orto Botanico e prenotare ingresso

      Valentina Cosentino Valentina Cosentino 25 giugno 2017 10:15 Rispondi

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