Le anime inquiete di Palazzo Fuga. Questi fantasmi

Annunziata Buggio

Palazzo Fuga o Real Albergo dei Poveri, è il più evidente complesso monumentale di rilievo del settecento in Europa, ideato e costruito dall’architetto Ferdinando Fuga, per volere del re Carlo III di Borbone che volle fare del palazzo, un’istituzione caritatevole di prim’ordine per dare asilo ai poveri.Si narra di storie di fantasmi e presenze misteriose.

Palazzo Fuga o Real Albergo dei Poveri, è il più evidente complesso monumentale di rilievo del settecento in Europa, ideato e costruito dall’architetto Ferdinando Fuga, per volere del re Carlo III di Borbone che volle fare del palazzo, un’istituzione caritatevole di prim’ordine per dare asilo ai poveri. Si narra di storie di fantasmi e presenze misteriose.

Palazzo Fuga è l’immensa struttura che domina da oltre trecento anni, Piazza Carlo III, l’ultimo baluardo dello sviluppo urbanistico e architettonico voluto dal re di Napoli e di Sicilia, Carlo III di Borbone di cui, quest’anno festeggiamo il 300° anniversario della sua nascita. E’ inserito fra Via Foria accanto l’Orto Botanico di Napoli e si prolunga su Via Bernardo Tanucci, per diversi metri. Oggi possiamo ammirare l’imponente facciata in parte restaurata tinteggiata di rosa e bianco, lo scalone monumentale che porta al salone d’ingresso e il maestoso frontone che svetta con l’orologio, dove anche il tempo sembra arrestarsi.

Nel contesto storico sociale dell’Età dei Lumi, Napoli seppe porsi come una grande Capitale illuminista, vicina a Parigi, in quanto non solo assorbì la corrente di pensiero ma diede vita a nuovi fermenti sociali che si esprimevano dal campo architettonico a quello filosofico, divenendo la città stessa, il fulcro rivoluzionario del pensiero moderno, come lo fu, al suo tempo nel Rinascimento.
Sotto questa spinta di rinnovamento, il re Carlo III, su suggerimento di Padre Rocco, monaco domenicano napoletano la cui missione era fornire assistenza ai poveri, progetta l’idea di creare una struttura che potesse dare asilo e soccorso ai poveri del regno, suscitata dal fatto che la città era densamente popolata e altrettanto povera; dietro al progetto dell’Albergo dei Poveri si tentava di nascondere (da cui Serraglio o Reclusorio, quindi carcere) la misera, la parte più indigente di Napoli, i cui mezzi di sostegno a più bisognosi non erano sufficiente a soddisfare un’intera popolazione.

La costruzione dell’Albergo dei Poveri ebbe inizio nel 1751 per mano dell’architetto Ferdinando Fuga ma i lavori non videro mai la luce, anzi furono incompleti e abbandonati.
Il progetto iniziale così come fu proposto, prevedeva un’opera mastodontica con dimensioni che sfioravano gli oltre 100.000 metri quadri di superficie, con 600 metri di lunghezza e 135 metri di larghezza; ma poi ci si dovette accontentare di dimensioni più modeste anche per far fronte alle richieste di denaro sempre più contingenti.
Lo scopo principale che doveva assolvere l’Albergo dei Poveri era quello di fornire accoglienza ed assistenza delle persone disagiate, divenendo un modello di solidarietà nel centro urbano.
Nei secoli successivi fino agli anni ’40 del Novecento, ha mantenuto fede al suo obiettivo, cioè quello di ospitare i poveri, gli infermi, gli storpi, gli orfani e le fasce più disagiate della città.

Anche a causa della lentezza dei lavori, tra una pausa e l’altra, l’edificio non poté mai accogliere un sufficiente numero di poveri così come fu nell’idea nascente e anzi molte stanze furono cedute per altri scopi umanitari mantenendo i principi iniziali nel fornire assistenza e di rieducazione minorile, altri progetti sorsero per scopi scientifici e culturali, tra cui una Scuola di Musica, la Scuola per Sordomuti, divenne centro rieducazione per minorenni, poi si progettò un cinema, sorsero delle officine meccaniche, a seguito una palestra, fino ad avere l’Archivio di Stato civile e un distaccamento dei Vigili del fuoco.

L’edificio di proprietà del Comune di Napoli, è stato abbandonato nel post terremoto dell’ ”80 e recuperato attraverso un progetto del 1999; negli ultimi anni ospita mostre ed eventi a carattere Nazionale come lo è stato il «Napoli Teatro Festival Italia» «Days of the Dinosaur» «Body Worlds» mentre la proposta più avvincente, che potrebbe diventare un volano artistico e turistico per la città, è quella lanciata dalla pagina Facebook “Arte e Artisti a Napoli” in collaborazione con l’Associazione RAM (Rinascita Artistica del Mezzogiorno) creata da Dario Marco Lepore e Paolo La Motta, la cui aspirazione è quella di fare dell’ex Albergo dei Poveri, il “Louvre napoletano” il più grande Museo d’Europa e del mondo. Una proposta tutt’ora al vaglio e che ha riscosso numerose adesioni a favore.

I fantasmi e le leggende di Palazzo Fuga

Secondo uno studio italiano dei palazzi storici più infestati di Napoli, svetta al 5° posto il Real Albergo dei Poveri, di cui si raccontano storie legate a misteriose presenze e fenomeni paranormali. Fino agli anni ”50 questo luogo incuteva paura, non solo per lo stato di abbandono in cui versava l’edificio, tra vetri rotti, spifferi e porte cigolanti ma per il semplice fatto che era una zona a rischio criminalità notturna come ci viene raccontato dalla metà dell’Ottocento. Ci si poteva imbattere in un guappo come in un fantasma, e l’incontro non era di certo piacevole.

Un’altra spiegazione logica era da attribuire al crollo dell’ala destra del palazzo a causa del terremoto del 1980 che procurò la morte di alcune anziane donne e delle persone che le accudivano; forse le loro anime, da allora non si danno pace.
Il fenomeno che più spaventa a detta di tutti sono i bagliori che si intravedono dalle finestre, rumori, cigolii, lamenti, passi svelti, voci rauche provenienti dall’interno che tentano di comunicare con i vivi. Spifferi di vento che facevano sollevare polveri e oggetti disfatti. Per non parlare delle strane figure evanescenti che vagano di stanza in stanza senza tregua.
La spiegazione, secondo molti è dovuta al caso delle anime inquiete, cioè a tutti coloro che sono tragicamente morti a causa di malattie, per le scarse condizioni igieniche o chi invece ha subito maltrattamenti; come allora questi chiedono giustizia.
Secondo una testimonianza che vive a ridosso del palazzo, sostiene che è possibile scorgere la presenza di queste anime solitarie, attraverso una finestra che dà su una stanza del terzo piano. Fantasmi senza nome che tentano di riposare in pace da oltre trecento anni, vissuti ai tempi di Carlo III di Borbone.  

La foto di copertina è di Sergio Siano



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