L’antica superstizione della colonna in piazza Ottocalli

Annunziata Buggio

Una superstizione napoletana che risale al 1500, racconta di una colonna prodigiosa investita di strani poteri: si dice che avrebbe avuto il dono di procurare bel e cattivo tempo ai contadini e al popolo.

Una superstizione napoletana che risale al 1500, racconta di una colonna prodigiosa investita di strani poteri: si dice che avrebbe avuto il dono di procurare bel e cattivo tempo ai contadini e al popolo.

Quando si dice « Mannaggia ‘a culonna!». Ecco spiegato la derivazione di questo modo di dire napoletano che ora andremo a raccontare, sospeso a metà tra leggenda e superstizione.

Quanti di noi, all’indomani di un evento tanto atteso, consultano le previsioni meteo come un oracolo divino, per scongiurare l’arrivo del mal tempo? Ebbene sì, anche nel 1500 in assenza di dispositivi multimediali, si consultava una strana colonna situata in piazza Ottocalli che pare fosse dotata di poteri straordinari, tanto da influenzare il bel e il cattivo tempo.
Com’è possibile?

La nascita di questa superstizione o credenza popolare, la si deve alla presenza di una colonna di marmo (forse di origine romana, un reperto sconosciuto) che era situata proprio nel mezzo di piazza Ottocalli a ridosso di Calata Capodichino, come un emblema senza particolari interesse che stava lì senza significato.
La colonna era collocata proprio difronte ad una chiesa quella dei Santi Giovanni e Paolo e nei pressi non vi erano abitazioni o altri edifici ma solo una strada larga che conduceva per le vie del centro storico.
Apparentemente insignificante, quella colonna ben presto venne adorata come una reliquia sacra, tanto che anche i parroci della chiesa (intuendo il ritorno d’immagine della chiesa) le attribuirono un culto devozionale, anche per assicurarsi qualche fedele in più per la parrocchia e contribuire alla nascita di una superstizione in bilico tra sacro e profano.

La credenza vuole che il popolo affezionato alla colonna, le attribuì un significato: la considerarono un vero oggetto portafortuna, e che pare fosse poi dotata di poteri straordinari, tanto da influenzare e provocare, a secondo delle esigenze, il bel e il cattivo tempo con l’aiuto di un particolare rituale, officiato dal parroco. Quest’ultimo infatti accoglieva le richieste dei contadini che disperati, si recavano presso la chiesa di San Giovanni e Paolo, in quanto speravano di procurarsi sempre il bel tempo al fine di rendere fertili e fruttuosi i campi; e per questo si radunavano in piazza Ottocalli e pregavano che la «colonna» investita di poteri celestiali, potesse intercedere. Il parroco organizzava una vera e propria processione, recitando l’orazione e pregava a secondo delle esigenze di pioggia o di sole.

Se i contadini volevano la pioggia, soprattutto in estate per poter irrigare i loro campi ormai inariditi, il parroco con a seguito la processione dei fedeli, recitava la sua orazione a lato sinistro della colonna, verso la direzione del mare; viceversa se il contadino desiderava il sole, l’orazione veniva recitata nel senso opposto, ovvero al lato destro della colonna in direzione dei monti. Strano ma vero, pare che il cielo dopo poco si aprisse per far uscire il sole in mille raggi o viceversa si annuvolava per far cadere la pioggia a dirotto.
Quando il cielo non voleva … allora il popolo napoletano imprecava contro la colonna, da cui l’espressione dialettale

«Mannaggia ‘a culonna!» quando appunto la richiesta del fedele era stata respinta.

Che fine ha fatto la colonna? L’usanza andò avanti per molti anni fin quando a sorpresa di tutti, l’Arcivescovo Annibale di Capua nel 1590 preoccupato dell’enorme interesse che la colonna riceveva e anche per mettere a tacere la popolarità della credenza, emanò un provvedimento ecclesiastico che vietava il perpetrarsi del rituale pagano e ne ordinò l’abbattimento della colonna stessa.
La notizia scosse talmente il popolo e i fedeli della colonna che a seguito dell’ingiusto provvedimento caddero in uno stato di sconforto, ormai abituati a consultare le previsioni meteorologiche dell’opera architettonica.
Proprio questo stato, questo malessere interiore, fece nascere nell’animo del popolo napoletano l’espressione «Mannaggia ‘a culonna!» e si riferisce in particolar modo a quegli episodi della vita, dove la fortuna non ci assiste e ci rema contro; l’imprecazione colorita serve a noi per ricordare quest’antica superstizione e per tutte le volte in cui la «colonna» non ha compiuto il suo glorioso prodigio per opera dell’intervento divino.



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