La storia e l’antica tradizione della Pasquetta al Rione Alto

Il Rione Alto fino agli anni ‘5o era una meta ambita per trascorrere la Pasquetta all’aria pulita, tra prati in fiore , masserie e il silenzio di un piccolo paesino di campagna.

Fino agli anni ’50 il “Lunedì dell’Angelo” i napoletani lo trascorrevano al Rione Alto, quartiere dell’Arenella, raggiungibile dall’ odierna “strada Sgambati” o dal vecchio tracciato di Via Pietro Castellino nonchè attraverso la fomosa “Salita Scudillo”.

Sceglievano di trascorrere la Pasquetta all’aria aperta nel paesino di campagna chiamato Casale Cangiani che contava tremila abitanti. Uno scenario completamente diverso da quello odierno, privo di fabbricati, con tante case rurali, stalle, masserie, era tutta campagna che si estendeva fino alla grande selva dei Camaldoli.  Agli anni ’60 risale la prima linea di trasporto che alcuni anziani ricordano ancora come il  “per Napoli”; prima degli anni sessanta c’era un solo barbiere, un tabaccaio, un bar e l’antica bottega di generi alimentari e una sola “Casa del Signore”, l’attuale “Parrocchia dei Cangiani” di Don Sant’Elia, con annessa scuola elementare.

L’aria pulita e i prati verdi, della cosiddetta Collina dei Broccoli, attiravano per Pasquetta tantissimi napoletani che acquistavano il latte delle stalle in quanto il prato aveva la migliore erba di Napoli. Anche lo scrittore e politico Massimo D’Azeglio ricorda nelle sue memorie l’aria camaldolense, il suo medico, infatti, gli disse di respirare “l’aria delle colline di Napoli” per la guarigione di qualsiasi dolore cronico. Si deduce, dunque, la nascita di ben quattro ospedali!

Il polmone della città fu poi distrutto negli anni’70 dall’ingordigia edilizia e si trasformò nell’attuale e sovraffollato “Vomero Alto”, dove della Pasquetta non ne resta traccia!



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