La Scorziata. Storia di una chiesa abbandonata da recuperare

Annunziata Buggio

La Scorziata, ovvero il Sacro Tempio della Scorziata a Napoli è un gioiello dell’arte da salvare.

La Scorziata, ovvero il Sacro Tempio della Scorziata a Napoli è un gioiello dell’arte da salvare; caduta in degrado e abbandonata a se stessa, rappresentava una delle forme assistenziali più importanti del XVI. Disperato è il suo recupero.

La Scorziata è entrata a far parte di diritto, come del resto alle altre opere di interesse storico e culturale di Napoli, di quella lunga lista ancora all’attivo delle «Chiese negate all’arte» o per meglio dire, abbandonate all’incuria del tempo. Un patrimonio occulto composto di affreschi, dipinti, sculture, decori e fregi, stili e ingegni architettonici che non vedranno mai la luce (poiché rubate o danneggiate) privando il popolo napoletano di tanto splendore e ricchezza culturale.

Il luogo di ubicazione, dove possiamo tristemente contemplare la memoria storica della Scorziata, sorge precisamente nel cuore dell’Anticaglia lungo il vico Cinquesanti, nella popolata Via Tribunali che si apre ad incrocio su Piazza San Gaetano e che immette a pochi metri sulla strada dei celebri pastori, in via San Gregorio Armeno.

Il Sacro Tempio della Scorziata a Napoli prende nome dall’omonima fondatrice, Giovanna Scorziata, una nobildonna napoletana che nella seconda metà del XVI secolo, decise di erigere una struttura che si prendesse cura delle giovani donne, progettando l’ospizio e l’annessa chiesa, dedicata alla Presentazione di Maria al Tempio; un luogo di grande rilevanza che forniva assistenza nel centro antico.
La chiesa della Scorziata fu fondata nel 1579 per volontà di Giovanna Scorziata e altre due nobildonne napoletane: Lucia e Agata Paparo, figlie del noto Aurelio Paparo, uno dei fondatori del Monte di Pietà; le tre donne, insieme, gettarono le basi per quella che sarebbe diventata un’opera caritatevole e di grande interesse sociale.

Il progetto nacque quando Giovanna, rimasta vedova di suo marito Ferrante Brancaccio, decise di abbracciare una vita spirituale e si propose di offrire un’ala del suo palazzo (Palazzo monumentale dei Scorciatis) per la fondazione di un moderno conservatorio. Alla sua morte, l’opera monumentale fu affidata alle cure dei Padri cherici regolari teatini, l’ordine fondato da San Gaetano Thiene di cui Giovanna era figlia spirituale; tutta la fondazione prese nome in gergo popolare come Il Tempio di San Paolo, per cui furono ultimati i lavori e consegnati sia la chiesa che l’ospizio.

Il complesso monumentale subì vari rimaneggiamenti nel XVIII secolo che lo portarono ad acquisire l’aspetto attuale, lasciando la cura dei lavori all’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento dell’Avvocata. La chiesa e l’intero edificio rimasero in vita fino ai primi anni quaranta del Novecento ma i danni lasciati dal bombardamento della Seconda Guerra Mondiale, procurarono molte lesioni strutturali per cui necessitò la ricostruzione. Solo negli anni settanta a causa di vari crolli e cedimenti fu necessario chiudere al pubblico l’intera struttura, che si avviava verso la fine dei suoi giorni. L’intervento naturale del terremoto dell’Irpinia del 1980, contribuì alla sua fine: qui vennero compiute razzie di ogni genere e furono rubati oggetti di pregio e capolavori dell’arte.
L’assenza dell’intervento dell’uomo fece il resto, soprattutto per totale mancanza delle istituzioni ed enti di competenza che non favorirono il recupero, la valorizzazione e il restauro di cui necessitava l’opera monumentale.

In un sopralluogo del 1993 la chiesa si presentava completamente nuda e privata di ogni arredo (andati rubati) destinata a scomparire dalla memoria della città ma sempre in cima alle cronache odierne come testimonia il successivo crollo della volta dell’ala centrale a causa delle forti infiltrazioni idriche. Neppure a risparmiarla è stato il fuoco che nella notte tra il 16 e il 17 gennaio del 2012 a causa dei festeggiamenti del cippo di Sant’Antonio e per mano dell’incoscienza popolare, furono appiccati i famosi fuochi sul cancello della Scorziata, provocando un terribile incendio che consumò in poco tempo i residui lignei delle travi, sventrando l’intero edificio.

Solo nel 2014 Il Sacro Tempio della Scorziata è entrata all’interno di un bando di gara per il recupero del Centro Storico di Napoli, per la valorizzazione del Sito Unesco; e da oltre due anni che la Scorziata attende il suo recupero è oltre un milione di appelli sono stati lanciati in rete attraverso associazioni, privati e cittadini per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla faccenda che ancora oggi, rischia di rimanere inascoltata.
Allo stato attuale la giunta comunale di Napoli si è mossa per aprire un bando finalizzato al finanziamento della progettazione di rigenerazione urbana per opere e infrastrutture per il programma 2014-2020.

Quali capolavori dell’arte stiamo perdendo o abbiamo già perso?

La chiesa, così come fu abbandonata, si presenta con la facciata suddivisa in due ordini: il primo è armonizzato da una coppia di lesene in stucco dallo stile ionico e il secondo ne è alquanto privo. Il portale d’ingresso in stucco e piperno accoglie un tondo su cui è impresso il simbolo dell’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento dell’Avvocata. Il cancello precede l’ingresso e si presenta con i pilastrini in piperno scolpiti secondo il gusto dell’epoca, in pieno stile barocco, mentre l’inferriata fu rifatta nel XIX secolo.

L’interno. Il ventre ormai devastato della chiesa, si presentava ad aula centrale con la volta incanucciata, e l’interno si profila come una vasta desolazione, ridotto ad un cumulo di macerie. Gran parte degli arredi sono stati rubati tra cui:
– le tele della Presentazione al Tempio di Maria ad opera di un allievo di Francesco Solimena
– la tela del San Giovannino (copia di una tela del Caravaggio)
-la tela della Madonna che appare a San Romualdo (opera manieristica ignota)
– la tela la Madonna del Rosario di un allievo di Massimo Stanzione
– tele settecentesche di una Madonna con Sant’Anna e Sant’Agnello e una Madonna con bambino e santi.

Sono stati trafuganti in varie razzie barbariche parte degli arredi barocchi, furono smontati gli altari dai marmi preziosi di cui uno custodiva il paliotto della Presentazione al Tempio, i tendaggi, gli arazzi, le acquasantiere, il pulpito ligneo, l’organo settecentesco e recentemente è stato asportato anche il pavimento. Una vergogna.
Nulla è stato risparmiato, se non fosse per quell’unica testimonianza rinvenuta casualmente in un’ambiente sotterraneo, di un affresco raffigurante una Crocifissione datato intorno al XVI secolo.
Non c’è più nulla di valore da recuperare se non la memoria storica del luogo che si presenta sventrata, martoriata, abusata, di chi non l’ha saputa difendere e rispettarla; un’impalcatura scheletrica che a mala pena si regge in piedi e che sfida l’indifferenza.

Curiosità: il noto streeetartist francese Zilda che opera molto su Napoli, ha voluto rendere omaggio recentemente alla storia della Scorziata, inserendo nella chiesa un suo lavoro, rivisitando «La Meditazione sulla Storia dell’Italia» di Hayez del 1851, trasformata in una Maddalena meditativa dallo sguardo severo, l’allegoria di Napoli che vuol punire i suoi assassini. L’opera inserita in uno scenario in degrado e surreale, osserva ciò che stiamo perdendo. Un lungo silenzio, un monito profondo.



Comments to La Scorziata. Storia di una chiesa abbandonata da recuperare

  • Anni addietro mi feci promotore di un comitato per un’altra chiesa: Santa Maria di Verticoeli (vico Verticoeli da Via dei Tribunali). Finito nel nulla…

    Antonio Macchia 23 ottobre 2016 14:49 Rispondi

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