La primavera inizia con un calcio al Super Santos

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Una rondine non farà primavera… ma un Super Santos si.
Già con i primi raggi leggermente più caldi si rinnova una delle più antiche tradizioni di Napoli: giocare a calcio.
Non importa se facciano ancora 20 gradi sotto zero, ma se c’ stà o’sol s’adda pazzià.
I napoletani non vogliono sentir ragioni su questo. E’ primavera, si gioca.
E allora andate a prendere i vostri Super Santos che sono ormai diventati giallo paglierino dal classico arancione originale, con la scritta sdoppiata stampata male e mezza cancellata, oppure andate a comprarne uno nuovo se ormai il vostro è atterrato: è tempo di giocare.
Il Super Santos è diventato uno dei palloni più diffusi grazie al suo prezzo Super economico, e poiché si sa, quando si gioca a pallone, questo non sempre torna indietro. Soprattutto se si considera quanti palloni vanno persi dietro a ringhiere impossibili da scavalcare pure per Lupin (mentre tutte le altre ringhiere vengono scavalcate tranquillamente pur di riprendersi il pallone).
Le zone verdi di Napoli sono già state invase da ragazzini, e non, che disputano le loro partite al Bosco di Capodimonte e altri parchi o quartieri improvvisati a campi di calcio.
E quando si iniziano a sentire i primi suoni sordi del pallone contro il muro, o per calci particolarmente forti, il classico PHOO (se rendo l’idea), quando si sentono i primi ragazzi esultare come se fosse lo scudetto del 1987, quando si sente “capo o’pallon”, significa solo una cosa: la primavera è cominciata.



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