La posteggia napoletana

La posteggia napoletana
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No, in questo articolo non si parlerà  della “posteggia” così come viene intesa ora dai giovani napoletani, ma di qualcosa che nasce secoli prima; la posteggia in origine non aveva il senso che ha ora nel dialetto napoletano, ma era un modo particolare di fare musica, stando appunto “appustiati” (fermi ad un posto) per esempio sotto il balcone di una donna per dedicarle una serenata o girando per i tavoli di una taverna o di un caffè per allietare i clienti.

Se però ci pensiamo, il significato che si da ora alla parola posteggia non è così diverso da quello di un tempo; ora la posteggia non è altro che una reinterpretazione del vecchio significato, che è appunto quello di fermarsi in un posto a parlare con una ragazza.

I vecchi gruppi di posteggia erano formati da almeno quattro o cinque elementi che suonavano di solito chitarre,mandolini e violino ai quali si aggiungeva un cantante; ma purtroppo con il passare degli anni la tradizione è caduta sempre più nel dimenticatoio ed ora è più facile incontrare nelle taverne tipiche e nei ristoranti dei singoli posteggiatori che, accompagnati dalla chitarra intonano canzoni tipiche del genere.

Ricordate il vecchietto del film “Così parlo Bellavista”? Quel vecchietto armato di chitarra che nella scena al ristorante non suona e non canta per non disturbare? Bene, se lo ricordate quello è un suonatore di posteggia! Di posteggiatori ne sono rimasti in pochi purtroppo, ma pare che ultimamente la buona tradizione napoletana sia tornata di moda e faccia molto radical chic ; infatti li si vede sempre più spesso suonare ai matrimoni della Napoli da bene.

Sicuramente un’inversione di rotta visto che la posteggia era nata per il popolino e non sicuramente per le classi più aristocratiche, e questo lo sapeva bene Caruso, che proprio con la posteggia aveva mosso i primi passi nel mondo del canto diventando poi il grande tenore di cui ha parlato tutto il mondo.

Ma la tradizione di esibirsi girando tra i tavoli pare sia molto antica, infatti ci sono vasi dell’età  greca che raffigurano suonatori di lira che si esibiscono ad un banchetto; nei secoli sono cambiati gli strumenti ma la sostanza è pressochè invariata, e lo spirito goliardico della posteggia è arrivato fino ai nostri giorni.

Speriamo che almeno in futuro la posteggia rappresenti non solo un ramo secondario della musica classica napoletana, ma che conquisti il posto che si merita, grazie alla sua spontanea genuinità .

Articolo scritto da Marco Basile



Comments to La posteggia napoletana

  • Una tradizione antichissima quella della posteggia. Sembra che il primo posteggiatore della storia sia stato il grande pittore napoletano del 1600 Salvator Rosa.

    Lo Guarracino 8 maggio 2012 22:09 Rispondi

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