La porta di San Gennaro

Grande Napoli

Sistole e diastole, i passaggi hanno sempre qualcosa di sanguigno, di vitale e imprescindibile.

Via Foria e il passaggio trionfante sotto Porta San Gennaro. Sette porte, sette voti, sette speranze che la peste passi. L’affresco almeno racconta questo. All’appello non manca nessuno. San Gennaro in primo piano supplica, prega, intercede ancora una volta. Santa Rosalia, San Francesco Saverio, ci devono essere da contratto. La Madonna Vergine, che dall’alto garantisce, è l’unica illuminata. Un solo gruppo di colori chiari nel nodo di oscuri intrecci.

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Il resto ce lo mette lui: dai morti lividi del suo lontano Caravaggio, allo sfondo teatrale, alle figure plastiche e luminose,come sostiene Roberto Longhi. Il pittore con la spada, Mattia Preti, in fuga da Roma con le mani macchiate di sangue prova a entrare a Napoli. La morte lo insegue e d’improvviso lo precede. Napoli è tormentata dalla peste, sconvolgente, devastante, mortifera. Ma il cavaliere non ha scelta, aggira le guardie supera le mura mischiandosi al coro dei dannati che combatte senza speranza. Chi lo cercava certamente non si arrese e non appena gli fu addosso tentò di stilare definitivamente la sua condanna a morte. A salvarlo fu il talento.

Quale folle avrebbe potuto macchiarsi del delitto di un genio? Il Tribunale della Vicaria si assunse l’onere di commutare la pena capitale in altra pena: dipingere quadri votivi su tutte le porte della città .

Tra il 1657 e il 1659 i pennelli si misero a lavoro.

Le sue opere nascondevano l’intima tensione del duello, l’impeto, la rabbia, la violenza. Con uguale intensità  destreggiava il pennello e la lama provocando le stesse vittime, tra i duelli e gli spettatori delle sue opere. Ancora un passaggio: la pittura controversa, oscura e animata si trasforma sulle porte in pietà  divina. Il suo san Gennaro supplicante è ancora straordinariamente visibile. Forse le cose non sono andate proprio così. Forse la letteratura ha reso evanescenti i confini della sua biografia, ciò nonostante possiamo solo immaginare lo straziante senso di commozione che colse la popolazione alla consegna delle opere. Il dolore dei lutti e dei patimenti così infinitamente vivido nella memoria. Napoli cercava ancora una salvezza e un perdono. Sette affreschi per sette porte, questo di San Gennaro è l’unico sopravvissuto. Degli altri si conservano le bozze a Capodimonte. Appunti, linee per dettagli, studi nei quali è possibile riconoscere i medesimi soggetti.

Dal marciapiede di fronte la porta è grandiosa. Oltre, in prospettiva, s’intravedono i palazzi stretti, i vicoli angusti, la calca, la gente, che se è mezzogiorno diventa un fiume. Siamo lontani per sentirli, sembra un film muto. Per i colori non è necessario il sonoro. Ancora passaggi, ma a Mattia Preti chi ci fa più caso? Intanto l’affresco se ne sta lì, che a guardarlo ci si ipnotizza. Un monito per chi ci riesce a scorgerlo. Questa storia non è facile, sembra dirci.

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Comments to La porta di San Gennaro

  • Stupendo articolo, spero che ne metterai altri interessanti come questo.

    Bed and Breakfast Napoli 31 gennaio 2011 18:59 Rispondi
  • complimenti!!!!!!!il vostro blog ਠinteressantissimo!!!!!continuate a diffondere la voce pulita di napoli!!!!

    gigi 12 febbraio 2011 0:26 Rispondi
  • Bel sito, ricco di news interessanti

    Issac Maez 25 luglio 2011 22:48 Rispondi

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