La milonga a Napoli.

Grande Napoli
La milonga a Napoli.
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Il tango è una forma d’arte che comprende musica e danza nata a Buenos Aires (Argentina) intorno alla seconda metà  dell’800.

Il tango è un pensiero triste che si balla” (così si dice nella tradizione porteà±a), è un ballo basato sull’improvvisazione, caratterizzato dalla sua eleganza e passionalità . Il passo base del tango è il passo in sè, dove per passo s’intende il normale passo di una camminata. Essendo un ballo di improvvisazione, in pista non esiste l’idea di sequenze di passi predefinite, e sta alla fantasia dei ballerini costruire come in un dialogo il proprio ballo.

Cresce a Napoli l’interesse per il tango, definito come il più misterioso dei balli.
Si dice che il tango “allunga la vita“ perchè fa bene al cuore e alle arterie. Ormai sono molteplici le ragioni che motivano migliaia di persone ad avvicinarsi al tango. Il tango-danza, piace perchè occupa il tempo libero, consente di incontrare amici e dà  vita a un gioco in cui la donna esercita la sua sensualità  mentre l’uomo ha la responsabilità  di guidare la coppia, evocando così fantasie di seduzione, di protagonismo, di fama d’applausi.
Napoli prova a recuperare il tango originale, con una passione quasi filologica, epurandolo dalle contaminazioni europee. Tutto l’anno lo balla alla Milonga Portena, in Via Capuozzo 52, ma soprattutto ogni settembre al Tanotango, il festival internazionale diretto da Stefi Donisi, dedicato alla cultura argentina. Sospettosa come tutte le cose che non conosce, la città  diventa accogliente, riconoscendo l’ennesimo miscuglio di pancia. Ritrovando, in questa danza, qualcosa che gli somiglia. Del resto, napoliTani erano tutti gli emigranti di origine italiana e i più famosi tangheri, D’Arienzo, Di Sarli, Pugliese“¦ erano maestri che muovevano i primi passi sulle canzoni classiche napoletane, ripetendo strutture ancestrali, imitando la sceneggiata con un guapo, un compadrinos e una malafemmina per cui perdere la testa e la vita. Anche qui storia raccontate in punta di coltello, ai bordi dei marciapiedi, nei vicoli malfamati, duelli all’ultimo sangue per la supremazia nel quartiere o la conquista di una femmina.

La città  si innamora, riscoprendosi a ballare da Castel Sant’Elmo al Maschio Angioino, dalla Galleria Umberto all’Ilva di Bagnoli, la piattaforma costruita sul mare, ricostruendo quel filo ideale che accomuna ancora oggi le due nazioni. Si abbandonano le evoluzioni acrobatiche per tornare all’erotismo rapito in due figure comprese l’una dentro l’altra, dove il mondo esterno per tre lunghi minuti sparisce. Corpi fusi, per una danza che si balla corpo contro corpo e, se non c’è spazio per guardarsi negli occhi, è solo perchè si è troppo vicini.



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