La festa di San Giovanni a Mare: notte magica e misteriosa

Annunziata Buggio
La festa di San Giovanni a Mare: notte magica e misteriosa
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La festa di San Giovanni a Mare a Napoli, esprime nella liturgia sacra, l’antico rituale di origine pagana, che si rinnova ancora oggi nella tradizione popolare, per una notte magica carica di fascino e di mistero.

La festa di San Giovanni a Mare celebrata il 24 Giugno, rappresenta per Napoli, una delle festività più solenni dal punto di vista ermetico-esoterico, incentrato sull’elemento purificatore dell’acqua e sulla figura di San Giovanni il Battista; la festività conserva ancora integra l’eredità degli antichi riti pagani e di molti «misteri» praticati da diverse culture e ognuna con una chiave di lettura differente.
La festa religiosa che noi tutti conosciamo (di origine pagana) reinterpreta in chiave cristiana la figura di San Giovanni Battista, sostituendo l’antica Partenope «Vergine Mistica» aventi in comune l’elemento dell’acqua, associato ai rituali marini praticati in Neapolis.

La festa ha un forte legame con l’alchimia che a Napoli, trova terreno fertile nella tradizione della grande scuola ermetica medioevale di cui il poeta latino Virgilio, ne era iniziato e capostipite.

In origine, la festa aveva un luogo cardine dove esprimeva tutta la sua liturgia: il culto si celebrava presso la Chiesa omonima di San Giovanni a Mare (oggi inglobata ad edifici circostanti e dimenticata) una piccola chiesetta romanica del XII secolo che sorgeva in prossimità del mare, precisamente sul bagnasciuga, nella zona portuale di Napoli tra Piazza Mercato e Borgo Orefici. Un luogo strategico impregnato da forze mistiche e rituali antichi.

Attualmente, la chiesa del tutto sconsacrata è tornata ai fasti di un tempo, aperta in occasioni di visite guidate al pubblico e ai tanti turisti che si riversano per i vicoli del centro storico. L’edificio rappresenta una preziosa testimonianza dell’architettura medievale napoletana che racconta fra le sue pietre secolari, il passaggio storico e culturale della nostra città. Grazie ai recenti interventi di restauro e quelli di risanamento, possiamo godere di un piccolo gioiello storico-artistico davvero notevole, con diversi stili architettonici che si fondono armoniosamente tra giochi cromatici spettacolari.

Una celebrità misteriosa è la testa di Donna Marianna: ‘a capa ‘e Napule, una scultura ellenica di notevole importanza per la città, situata all’ingresso della chiesa con l’apposita targhetta. Il busto è tratto dalla copia dell’originale, conservata presso Palazzo San Giacomo, in piazza Municipio.

Rituali sospesi tra sacro e profano

Sono celebri gli aneddoti a limite del profano dei festeggiamenti della notte di San Giovanni, durante il XVII secolo.

Le prime notizie della festa popolare si hanno durante il Quattrocento aragonese: per i napoletani era semplicemente «La Festa a Mare» una notte carica d’euforia compresa fra il 23 sera e l’alba del 24 Giugno, nel giorno dei festeggiamenti di San Giovanni Battista.
Durante questa notte,un gruppo di uomini e di donne, si riversavano nudi a mare in preda a canti, balli e danze, a ridosso della chiesa, invocando l’antico rituale pagano legato al culto della sirena Partenope (principio femminile della fecondità) associato al culto del Dio fallico Priapo (principio maschile della fertilità) attraverso il rito di propiziazione marino dai chiari rimandi sessuali.
Qui il sacro e il profano si fondono magicamente come inghiottiti da un vortice voluttuoso.
Questi riti, se pur all’inizio ignorati dalla Chiesa (che non sapeva dell’origine pagana della festività) ebbero un rilancio nel Rinascimento napoletano e una forte presa sul popolo che continuava a praticarli per usanza, finché nel 1653 un emendamento del vicerè Garcia de Haro Sotomayor, conte di Castrillo,vietò sia l’uso dei balli considerati troppo licenziosi che l’usanza di fare il bagno nudi insieme, atti che oltraggiavano oltre misura, il luogo di culto religioso e la morale.
Il successivo provvedimento decise di sopprimere la chiesa e mettere a tacere i riti profani.

Un’altra antica tradizione praticata nel giorno di San Giovanni era legata all’abbondanza e alla fortuna in amore, usando come metodo di divinazione le piantine d’orzo.
L’usanza voleva che le giovani fanciulle piantassero nei loro orti e in prossimità della festa, dei semi d’orzo inseriti in piccoli vasi di terracotta. Cresciute le pianticelle si tentava di leggere fra i germogli, il responso divinatorio associandolo al destino matrimoniale.
I vasi germogliati, venivano così esposti sui davanzali delle ragazze in cerca di marito, le quali chiedevano nel giorno della festa al proprio innamorato e agli eventuali spasimanti, dei doni da ricevere in occasione della festività.

Qui si collega un aneddoto amoroso: l’incontro casuale avvenuto in occasione della festa tra re Alfonso d’Aragona e la bellissima Lucrezia d’Alagno. Si narra che la fanciulla uscita dalla Chiesa di San Giovanni andò incontro al re Alfonso, portando con sé il suo vaso colmo d’orzo e senza riserve, chiese il dono della festa come da tradizione.
Alfonso colpito dalla fanciulla e dalla sua prontezza gli offrì un sacchetto di monete d’oro con l’effigie del volto del re (detti gli alfonsini). La fanciulla prese la borsetta di monete e ne trasse una sola, dichiarando che le bastava un solo «Alfonso» (alludendo alla sua persona).
Da quel giorno furono per sempre grandi amanti.

Magia e tradizioni popolari

Sempre in questa notte si raccoglievano le famose «erbe magiche di San Giovanni» frutto di antichi riti propiziatori per la terra, intrise dell’acqua della notte: la preziosa rugiada. Raccolte, essiccate e ridotte in polveri, fungevano da rimedi naturali contro ogni specie di malattie e allontanavano la cattiva sorte.
In particolar modo a Napoli veniva raccolta l’Ersula Campana adoperata come base in tanti filtri d’amore, o lo Gnaphalium Vulgare che serviva a preservare le infezioni intestinali dal bestiame. Mentre la raccolta della rugiada veniva adoperata per lavare gli abiti del proprio guardaroba e che a contatto con la pelle, rilasciava del “fluido” benefico per scacciare i guai.
La più importante è quella propriamente detta di San Giovanni “l’Iperico” o Scacciadiavoli (Hypericum perforatum) è una pianta officinale del genere Hypericum con proprietà antidepressive e antivirali.

Ma la festa di San Giovanni è soprattutto nota per i tanti Falò accesi in ogni angolo del nostro Paese. Il rituale del fuoco viene inteso come rito di purificazione e consacrazione, interpretato in molte culture secondo l’uso e il costume della tradizione popolare e secondo la religione di appartenenza.

Un altro rito popolare seppur dimenticato ma praticato tutt’ora è quello legato all’elemento dell’acqua (simbologia dell’attività battesimale di Giovanni il Battista) l’usanza di praticare il famoso scioglimento del «Chiummo» “Piombo di San Giovanni”.
E’ un rito praticato alla sera della vigilia di San Giovanni, specialmente dalle ragazze in cerca di marito che tentano di leggere tra le forme apparse, il mestiere del futuro sposo.
Il rito è detto di “molibdomanzia”, ovvero l’arte divinatoria di interpretare le figure formatesi dall’unione di questi elementi: il Piombo (metallo alchemico associato a Saturno) fuso con lo Stagno (metallo associato alla Luna) e riversato in Acqua (la preziosa rugiada raccolta di notte).
La fusione degli elementi da vita ad un nuovo composto metallico simile all’argento, da cui si ricava la complessa divinazione per le ragazze desiderose di conoscere il responso sul loro destino amoroso. Il rituale alchemico originario è andato smarrito e trafugato nel corso dei secoli; ciò che resta oggi non è altro che un gioco popolare che si presta alla tradizione, ricco di fascino e mistero.

Ma si dice anche che questa sia associata alla Notte delle Streghe …

Non a caso, uno dei simboli associati alla figura di San Giovanni è stranamente il noce. L’albero del noce secondo la tradizione è legato alle potenze del male a Lucifero, in particolare alle streghe, che praticavano i loro potenti sabba attorno all’albero del noce, come è noto a Benevento nella provincia campana.
In epoca romana, contrariamente, il noce era l’incarnazione del bene, considerato un albero magico e fatato.
In Grecia è invece un mito a parlarci del noce: quello della ninfa Caria amata dal Dio Dionisio e trasformata in albero di noce dal Dio, quando la ninfa morì prematuramente. Secondo il mito, il suo legno fu consacrato ad Artemide, impiegato per scolpire le bellissime statue del Partenone, chiamate Cariatidi. Non è casuale il nome greco dell’albero di noce «Karidos» e «Karidia» che sta ad indicare il frutto, la noce.
Con l’avvento del Cristianesimo anche il noce ha subito varie interpretazione sulla sua valenza malefica o benefica ma sappiamo che è un frutto altamente nutritivo con tante proprietà antiossidanti. Famoso è il “Nocino” il liquore estratto dalle novelle Medee nella magica notte di San Giovanni, un potente alleato per tutti i mali.

Curiosità: La notte di San Giovanni rappresenta il passaggio del Solstizio Estivo.
Si dice che sia la notte più corta e il giorno più lungo, in cui il sole dà l’impressione di fermarsi in determinati giorni. Qui si collega il mito astrologico delle due Porte del Cielo; la «Porta degli Uomini» affidata al segno zodiacale del Cancro e la «Porta degli Dei» affidata al segno opposto del Capricorno, per accedere alla Caverna Cosmica, un luogo di iniziazione e elevazione dell’uomo (arricchimento spirituale).

Un’altra curiosità legata al passaggio del Sole, vede protagonista San Gennaro! Nella Cappella del Tesoro si può ammirare il busto in bronzo del Santo Patrono eccezionalmente «bifronte» (Dio Giano-Januario) dai due volti, posto sul bellissimo arco del Cancello realizzato su disegno di Cosimo Fanzago, in cui rivolge benedicendo, il suo duplice e benevolo sguardo; l’uno sulla Cappella e l’altro verso il Duomo.
Durante il solstizio estivo tra il 23 e 24 Giugno, la luce del Sole penetra da una finestra ad arco e si proietta precisa sul busto di San Gennaro Bifronte, siglando il ciclo eterno dell’entrata e dell’uscita dei due solstizi (inverno-estate) emanando una luce divina che si propaga in tutta la Cappella.
Un fenomeno particolare che segna l’inizio e la fine di tutto, il ciclo eterno della vita.



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