La Festa della Porcella alla Pietrasanta: la leggenda del Porco-Diavolo, l’esorcismo napoletano

Annunziata Buggio

Un’antica leggenda popolare che aleggiava in piazza Miraglia e infestava al tempo la Pietrasanta, narrava di un Diavolo camuffato da porco votato al culto di Diana che nel cuore della notte, aggrediva i passanti con il suo grugnito infernale. Ma un’esorcismo lo placò …

C’era una volta … La Festa della Porcella, l’antica festività popolare conosciuta con il nome del «Gioco della Porcella» (nulla di licenzioso) e ricorreva ogni anno nel mese di maggio; l’usanza voleva l’uccisione di un maiale da destinare a memoria di un’evento prodigioso: l’apparizione in sogno della Vergine Maria al Vescovo di Napoli che avrebbe ordinato la costruzione di una basilica paleocristiana sul tempio pagano di Diana, e porre fine alle insidie del Diavolo tramutato in maiale.

Per capire meglio la leggenda e i fatti, dobbiamo recarci nell’attuale piazza Miraglia, cuore del centro storico, a due passi da Port’Alba, da San Domenico Maggiore e da Via Tribunali, e concentrarci sulla Basilica di Santa Maria Maggiore della Pietrasanta e sul suo antichissimo Campanile; l’emblema di tutta questa storia che affonda le sue radici nella Napoli esoterica, vibrante di culti pagani, rituali iniziatici e forze misteriose.

Come ha inizio la storia e dove prosegue la leggenda?

Piazza Miraglia e la Basilica di Santa Maria Maggiore della Pietrasanta sono il cuore della vicenda; il breve tratto che comunica con il Conservatorio San Pietro a Majella, il Policlinico Vecchio e la piazza antistante è detta Via del Sole, in quanto anticamente (facendo uno sforzo millenario) su questa zona, si delineava la Via Sacra che abbracciava templi e culti greco-romani, la medesima strada che conduceva all’Acropoli; e pensare che era la zona più alta della città, di cui restano tracce evidenti delle sue cinta murarie, sparse tra Piazza Bellini e piazza largo Sant’Aniello a Caponapoli (ormai cadute in oblio).
Grazie ad alcuni fortuiti rinvenimenti, scoperti nel 1933, la Via Sacra restituì alla città preziose testimonianze dei culti locali, con il ritrovamento di statuette votive (circa settecento) risalenti al V e III secolo a.C. Una scoperta davvero eccezionale.

Qui sorgeva il tempio sacro dedicato al culto di Diana, riservato esclusivamente alle donne, che invocavano la dea romana per ottenere parti non dolorosi; la divinità era la protettrice delle donne, degli animali selvatici, delle fonti, dei torrenti, dei boschi, della caccia, custode della verginità, del tiro con l’arco, assoggettata alla Luna.
Per tale motivo, gli uomini erano irritati dalla popolarità che il culto di Diana riscuoteva in questa zona poiché molte donne, pur di evitare matrimoni infelici, preferivano votarsi alla Dea Diana e offrire la loro castità. Le ragazze divenute sacerdotesse furono appellate in maniera dispregiativa col nome Dianare o Janare (Janara, la tipica strega beneventana).
In epoca Paleocristiana, le donne che ricorrevano all’antico culto di Diana furono accusate di stregoneria, serve del Demonio e bandite dalla città.

Forse da qui nasce la leggenda del Porco-Diavolo insita sulla Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, costruita sui precedenti resti del tempio di Diana che avrebbe indotto il Vescovo di Napoli a riprodurre in chiave architettonica, un potente esorcismo sulla piazza e placare l’ira infernale.

La leggenda del Porco-Diavolo e la Festa della Porcella

La leggenda che tale resta, narra che in epoca Paleocristiana nella zona compresa tra Piazza Miraglia e il centro antico, un feroce maiale dal grugnito infernale, appariva nel cuore della notte aggredendo i passanti e squarciando porte e finestre. Per tutti si trattava della personificazione del male: il Diavolo, incarnatosi nel corpo di un maiale, intento a lavare con il sangue le sue vittime, suscitando terrore e disperazione.
Secondo gli abitanti del luogo, il centro di tale malvagità era custodito sui vecchi resti del tempio di Diana, dove alcune donne (streghe) dedite a rituali sinistri in gran segreto, avevano alimentato la furia vendicativa del Demone o di Diana, consegnando alla città un orribile maiale, invaso di violenza e ira accecante che con il suo spaventoso grugnito, sembrava uscire dall’inferno. Nessuno era in grado di contrastare la presenza del Porco-Diavolo.

Probabilmente, spinto da questa leggenda che nel 533 d.C. che San Pomponio, Vescovo di Napoli, ebbe l’intuizione di erigere una basilica Paleocristiana sui resti del tempio pagano.

Secondo una leggenda nella leggenda, a San Pomponio apparve in sogno la Vergine Maria che gli avrebbe ordinato di costruire un’importante chiesa, a lei dedicata, nel luogo stabilito al fine di esorcizzare le manifestazioni demoniache presenti nella piazza. Cita il Galante che la costruzione serviva da esorcismo contro il maiale «apparendo in questo luogo atterriva i cittadini co’ i suoi grugniti».
Con l’edificazione della Basilica di Santa Maria Maggiore della Pietrasanta, il fenomeno si placò del tutto: il Porco-Diavolo aveva per sempre abbandonato questo luogo e disceso negli inferi. C’è chi giura che in alcune notti si può udire distintamente il grugnito di un maiale inferocito che vaga nel centro storico. Una maledizione?

Perché la chiesa è chiamata della Pietrasanta? Pare che il nome derivi da una porzione di roccia su cui era stata scolpita, l’immagine della Madonna della Croce, ritrovata da San Pomponio sul luogo dove stava per sorgere la basilica. Un’altra versione, cita di una pietra forse in marmo su cui era incisa una croce e custodita nella chiesa; pare che chiunque la baciasse, avrebbe ottenuto l’indulgenza da tutti i peccati. Strano che questa pietra non è stata più rinvenuta e ancora oggi, il suo nome evoca mistero. C’è chi sostiene sia custodita nella chiesa a protezione di Napoli e che nei sotterranei della basilica, siano celati segni e iscrizioni legati al mito dei Cavalieri Templari e seguaci del culto della Madonna Nera, trasposizione della dea egizia Iside. Insomma, il mistero continua. 

Quello che è certo è che la Basilica di Santa Maria Maggiore della Pietrasanta, è la memoria storica di Napoli: è la prima costruzione sacra dedicata alla Vergine Maria, su cui insiste traccie di epoche pagane e culti misterici associati a Diana e Iside ma è anche una forte testimonianza storica ed artistica con i suoi preziosi ritrovamenti dell’antica e sacra Acropoli.
Oltre la chiesa, si può ammirare l’enigmatico e spettacolare Campanile di epoca romana, risalente al VI secolo, unico esempio della primitiva chiesa, rivestito in mattoni, finestre bifore, e alla base marmi di età imperiale. La sua caratteristica è l’arco che oggi appare più basso a causa del livello dell’asfalto che si è alzato nel corso dei secoli e da cui sono nate molte leggende. Il Campanile impregnato di iscrizioni e simboli misteriosi (fra cui la tavola del gioco romano «ludus latrunculorum» antica dama) fa gola a tutti gli studiosi dell’esoterismo napoletano, come un rompicapo molto intricato tutto da decifrare.

Proprio sul Campanile e inserite nelle viscere della sua architetture, fanno bella mostra le teste di suino, delle piccole sculture in marmo, rinvenute durante gli scavi sul tempio di Diana e che fanno riferimento alla leggenda del Porco-Diavolo e alla Festa della Porcella (o gioco). La festa si svolgeva ogni anno nel mese di Maggio (mese mariano) e ricordava a tutti, l’intervento prodigioso della Madonna che esorcizzò il male, scacciando per sempre la presenza del Porco-Diavolo.
L’usanza voleva che l’abate di Santa Maria Maggiore sgozzasse nel Duomo di Napoli, una grossa scrofa offerta dai fedeli (simbolo del male) e destinare il suo prodotto, la porchetta, all’Arcivescovo della città. In questo modo si sarebbe consumato il rituale esorcizzante del bene sul male.
Questa festa continuò fino al Seicento, fin quando nel 1625 fu deciso di abolirla perché ritenuta indecorosa e pagana.

Per chi vuole approfondire la storia millenaria di Napoli, può far visita alla Basilica di Santa Maria Maggiore della Pietrasanta e immergersi in un viaggio mozzafiato fra l’antico e il moderno; ammirando l’arte barocca e l’ingegno di Cosimo Fanzago, gli scavi archeologici interni alla chiesa, la bellissima Cappella Pontano e quella del Salvatore e il leggendario Campanile.
Inoltre fino al 28 maggio è possibile visitare la mostra «I Tesori nascosti. Tino Di Camaino, Caravaggio, Gemito» a cura di Vittorio Sgarbi. Un viaggio fra 150 capolavori dell’arte italiana.

Curiosità: fra le tante leggende che confluiscono nella piazza non del tutto accreditata è quella secondo cui, sotto le fondamenta della chiesa, giacerebbe la salma di Sant’ Evaristo, il V Papa Romano della Chiesa Cattolica; la leggenda vuole che durante la sua commemorazione, celebrata il 27 ottobre, dalla piazza emerga una straordinaria sensazione di benessere che placa ogni dolore. Arcane presenze…

INFO:
Basilica di Santa Maria Maggiore della Pietrasanta
Via dei Tribunali 80138
www.polopietrasanta.it



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