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‘O juoco d”a setella. Antico metodo di divinazione napoletana


‘O juoco d”a setella. Antico metodo di divinazione napoletana

Annunziata Buggio

Vi hanno mai parlato d’ ‘O juoco d’ ‘a setella? Era un antico metodo di divinazione napoletana che impiegava la magia per scoprire l’identità dei ladri, quali autori di furti e altri delitti.

Se Sherlock Holmes fosse passato a Napoli, credo che si sarebbe divertito a sentire queste storie fuori dal comune che di certo non avrebbero incontrato il suo rigore scientifico, analitico e investigativo; leggendo le cronache dell’epoca e gli atti dei processi avrebbe riso di gusto della nostra superstizione napoletana e di come si scovavano gli autori di furti e delitti.

Cos’era ‘o juoco d’ ‘a setella? Il gioco della setina era un’antico metodo di divinazione napoletana del 1600 che utilizzava la magia per scoprire l’autore o gli autori di inafferrabili furti e delitti, dove in mancanza di prove schiaccianti (o in casi di ingiustizie) ci si affidava all’intervento di un sortilegio divinatorio, alquanto affidabile.
Era concepito come un gioco popolare da cui ‘o juoco molto ricercato dalle donne che desideravano conoscere la verità e rivelarla (qualora il caso lo richiedeva) per scoprire l’identità di un assassino o di un ladro che agiva nell’ombra, soprattutto se sorgevano sospetti in famiglia. Ovviamente la pratica era bandita sia dalla Legge che dalla Chiesa.

Il popolo si serviva del juoco d’ ‘a setella in gran segreto durante l’epoca della «Caccia alle streghe» molto in voga tra il XVI fino al XIX secolo, ed essendo una pratica di arte magica proibita era impiegata solo da «specializzati» del settore, spesso abili frati aiutati da alcuni assistenti che attraverso un rituale, all’apparenza banale, riuscivano ad incastrare il ladro.
Come funzionava?

‘O juoco d’ ‘a setella letteralmente significa «il gioco della setina o staccio» riferito al tessuto di seta, ovvero il principale oggetto divinatorio per officiare il rito e pare che derivasse dai rituali magici introdotti dai Caldei in Italia.
L’incantesimo si serviva di tre operatori: il vero operatore, cioè il frate e di due assistenti o confratelli; questi avevano il compito di tener tesi gli angoli della setella, ovvero il pezzetto di seta precedentemente ritagliato dal tessuto, dove l’esecutore principale, ovvero il frate, infilava le punte di una forbice nel frammento della seta e iniziava a pronunciare la formula magica. In seguito ad alta voce si elencavano i nomi dei presunti indiziati del furto o dell’assassinio e soltanto quando le lame della forbice emettevano una vibrazione percettibile per mezzo della seta (perciò il tessuto doveva essere leggero) in corrispondenza di un nome, si veniva a conoscenza del vero colpevole.

Non è vero ma ci credo?

Verità o pura fantasia popolare sta di fatto che negli antichi testi di giurisprudenza di quel periodo, sono stati ritrovati cronache di particolari processi che riportavano a verbale quest’abitudine divinatoria non proprio legale; in altri documenti si legge di alcuni individui che si erano serviti d’ ‘o juoco d’ ‘a setella per farsi giustizia da soli senza ricorrere alla legge e per questo motivo portati a processo. Tra i condannati troviamo alcuni frati che avevano operato il rituale su richiesta dell’aristocrazia e della borghesia napoletana, tra cui nomi di spicco che si affidavano al metodo divinatorio per scovare omicidi in famiglia e morti accidentali in caso di eredità consistenti; rito svelato in fase di processo da qualche fedele non proprio leale
Un gioco, se pur blando ritenuto pericoloso in quanto affine alla stregoneria e punibile secondo l’Inquisizione del Seicento.

Curiosità: una variante del juoco d’ ‘a setella era quello che utilizzava uno specchio e la candela. Si credeva che recitando nel buio le parole magiche del rituale e i nomi degli indiziati, pare che comparisse improvvisamente l’immagine allo specchio del presunto colpevole (infarto permettendo!).
Tradizione locale e miti urbani, tramandati da racconti popolari che hanno alimentato la fama e la fantasia di una terra magica, al confine tra sacro e profano.



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