Iolanda Pascucci: la leggeda della lupa mannara di Posillipo

Annunziata Buggio
Iolanda Pascucci: la leggeda della lupa mannara di Posillipo
5 (100%) 2 votes

Iolanda Pascucci è uno dei quei rari casi di Licantropia napoletana, davvero accertati. La sua storia è diventata leggenda, conosciuta come la lupa mannara di Posillipo che ululava nelle notti di luna piena.

Chi di voi, non ha mai avuto un lupo mannaro in famiglia? Eppure a Napoli succede anche questo; rischiare di esser svegliati durante la notte da ululati sinistri, provenienti dalla vicina abitazione. Suggestioni notturne? No. I lupi mannari esistono veramente e tra alcuni casi di Licantropia italiana accertata, quello di Iolanda Pascucci a Posillipo è davvero emozionante.

Queste storie e leggende, sicuramente hanno ispirato la fantasia di scrittori e romanzieri contribuendo al successo letterario e cinematografico di favolosi best-seller e di film d’autore su vasta scala mondiale;lontano dagli effetti speciali e trasformazioni in 3D (almeno) un fondo di verità raccontano. Dalla finzione passiamo alla realtà con alcune testimonianze dirette di chi è stato colpito da «Licantropia» dal greco «lykòs» (lupo) e «anthropos» (uomo) o dal «Mal di Luna».

Le notti di luna piena di Iolanda Pascucci

Durante il secondo conflitto mondiale, tra il 1940 e 1943, furono molti che asserirono la presenza di Lupi mannari quasi agghiacciante, nel napoletano, sia nella zona di Agnano, Miano, e quartieri periferici.
Nell’immaginario comune abbiamo un’idea di Lupo mannaro alquanto deformato dai racconti popolari e dai media che descrivono questa «creatura» come un uomo di natura demoniaca vittima di una strana maledizione e che si aggirerebbe di notte sfamandosi di vite umane, senza ricordarne poi nulla all’indomani. Un serial killer spietato.
Quanto c’è di vero dietro la Licantropia?
Per scoprirlo citiamo il caso di Iolanda Pascucci che ha soli 12 anni venne colpita dal Mal di Luna. Uno dei primi casi al femminile di “Lupa mannara”.

Iolanda nacque a Roma nel 1921 e la sua infanzia era trascorsa tranquilla come tanti bambini della sua età, senza dare il minimo sospetto di soffrire di patologie insolite, crisi o segni evidenti della malattia in famiglia. Era in piena salute.
La prima manifestazione della “sindrome del lupo mannaro” si manifestò a soli 12 anni e dovette sin da ragazza fare i conti con questa strana patologia che la macchierà per tutta la vita, segnandola soprattutto nella sua vita privata. Una maledizione, una malattia o una forma di contagio?

La stampa italiana raccontò del caso di Iolanda negli anni ”40 tentando di dare voce alla sua terribile esistenza; ai giornali Iolanda iniziò a descrivere i sintomi che provava durante le notti di luna piena: durante queste notti avvertiva una forte sensazione di eccitamento che le si percuoteva su tutto il corpo e le saliva alla gola, procurandole la bava alla bocca e il dilatamento dei bulbi oculari, col bisogno impellente di bere grandi quantità di acqua per spegnere il bruciore che sentiva in corpo. Sul piano fisico non venne toccata dalla fantasiosa trasformazione (come siamo abituati ad immaginare) in lupo mannaro, ovvero degli artigli sporgenti dal palmo della mano, la comparsa della peluria sulla pelle o dai canini che sporgono acuminati dal palato; nulla di tutto ciò e anche gli ululati più che altro gemiti, erano forse da attribuire alle atroci sofferenze di queste lunghe notti bianche.
Queste crisi iniziarono a diminuire con la crescita ma il suo segreto, tutelato come tabù di cui vergognarsi, rimase circoscritto in famiglia.
In gioventù convolò felicemente a nozze con un musicista e questa nuova fase della vita sembrava darle forza, vitalità e spensieratezza e per un bel po della sua misteriosa malattia non si parlò più.
L’unico all’oscuro di tutto che ignorava il suo passato era appunto suo marito che non conosceva i dettagli di alcuni strani comportamenti che colpivano Iolanda in determinati giorni dell’anno, sopratutto quando appariva assente o lontana.
Dal musicista la donna ebbe due figli che proteggeva con molta cura, preoccupata del fatto che potesse aver trasmesso ai piccoli il suo stesso male, afflitta da dubbi e perplessità, senza mai esporli al consorte.
A distanza di alcuni anni dal matrimonio, Iolanda avvertì che qualcosa in lei non funzionava: aveva un brutto rapporto col proprio corpo ma non nell’aspetto fisico, anzi, era disgustata del suo aspetto interiore; quel malessere stava ritornando, con nuove crisi che avrebbero messo in discussione il suo rapporto coniugale.
Durante le notti di luna piena, la donna per non farsi scoprire dal marito e per salvare l’incolumità dei bambini, quando era affetta da Licantropia era costretta a fuggire nel cuore della notte ululando dagli spasmi e a nascondersi lontano da loro, per poi rientrare all’alba col volto sconvolto in preda all’angoscia.
Le crisi furono sempre più frequenti e il marito la scoprì: venne a conoscenza del terribile segreto preoccupandosi di trovare una cura che potesse lenire quel suo male. Fu sottoposta a varie cure mediche di cui le ultime due, alquanto inutili, fin quando prese l’amara decisione di scappare di nascosto da Roma, lasciare la famiglia, per salvaguardare la vita dei suoi cari.
E se durante quelle notti avrebbe compiuto un’assassinio? Era il suo pensiero costante.
Una sera preparò le sue cose e scappò di casa, nascondendosi a Napoli, convinta che l’aria del mare di Posillipo, impiegata come cura naturale contro ogni male, avrebbe in qualche modo giovato sulla sua salute e attenuato quel fuoco che le bruciava in corpo; ragionando per ipotesi, forse aveva letto delle numerose leggende, tradizioni e guarigioni che circolavano sullo specchio d’acqua di Posillipo e voleva tentare. Merito del vate Virgilio Mago?

Dalle cronache si apprende che durante una di queste crisi, Iolanda fu ritrovata in un locale notturno di Napoli e bloccata dalla Polizia che la condusse all’Ospedale degli Incurabili; in preda ai suoi spasmi come una vera indemoniata, fu legata al letto e sottoposta a cure per attenuare la crisi. All’indomani, quando si calmò e torno in sé, scappò dall’Ospedale e si diede alla fuga, lasciando perdere le sue tracce in città. I suoi ululati (come molti asseriscono) si mescolavano alle sirene che annunciavano l’arrivo dell’imminente bombardamento.
Da allora nacque la leggenda della «Lupa mannara di Posillipo» che fino al periodo post guerra, il suo nome e la sua storia circolavano con tanta intensità, mietendo tenerezza e un pizzico di paura. Forse questa povera donna, non sapeva di essere affetta da Licantropia, una vera malattia causata di alcuni geni e non certo da un’antica maledizione di origine medievale. Oggi Iolanda, se fosse ancora viva … avrebbe 95 anni!

Nel suo caso si trattò di Licantropia clinica, una sindrome psichiatrica che procura nel malato, la convinzione di credersi animale e trasformarsi in lupo. I sintomi sono spesso associati all’epilessia, alle crisi isteriche e ai disturbi mentali, ma le cause sono ancora da chiarire, procurate da un disturbo e malformazioni a livello genetico.
Anticamente era ritenuta una sindrome misteriosa, una maledizione divina, vicina alla stregoneria, alle pratiche demoniache medioevali e derivata per contagio: tramite il morso di lupo-mannaro, o sortilegi lanciati dalle streghe. Le fonti storiche parlano di quasi ventimila processi per Licantropia tra il 1300 e il 1600 con relative condanne, quali il rogo e la mozzatura della testa, una vera caccia al lupo. Alcuni di questi lupi-mannari erano davvero mostruosi, creature selvatiche dall’istinto animale simili alle descrizioni fantasiose e popolari che ci sono state tramandate dai racconti.

Curiosità: Un’antica leggenda di origine nordica, predice che in una famiglia, il settimo nascituro di un settimo figlio, avrà buone possibilità di diventare Licantropo.
Nella convinzione popolare era destinato a diventava Lupo-mannaro chi nasceva malauguratamente la notte di Natale, perché questa era la serata consacrata alla nascita del figlio di Dio e non ai figli degli uomini, notte di magia e mistero causa per cui, per punire quest’atto blasfemo si era colpiti dalla maledizione. In altri paesi, questa credenza è associata al 13 Dicembre o al 6 Gennaio, e per debellare il male si operava un vero e proprio rito: il padre del neonato, marchiava con un ferro rovente a forma di croce, la pianta del bambino per i tre Natali successivi. Per uccidere invece un lupo mannaro, bisognava procurarsi una lama d’argento benedetta con acqua santa con cui mozzare la testa. L’influsso argenteo della luna influiva molto sulla trasformazione del licantropo, ecco perché l’uso di tale metallo.
Recita un detto “Chi nasce la notte di Natale, a mezzanotte precisa, diventa lupo mannaro”.
Leggenda, scaramanzia o verità?

La Sindrome del lupo-mannaro

In campo medico questa malattia è chiamata scientificamente «Ipertricosi» detta in gergo Sindrome del lupo-mannaro. E’ caratterizzata dalla crescita eccessiva di peluria presente su tutto il corpo e viso compreso, causato dal disturbo di alcuni geni presenti nel DNA.
Il primo caso celebre fu datato nel 1648 che colpì il nobile spagnolo Petrus Gonsalvus, i suoi tre dei suoi figli e un nipote, vittime di questa strana patologia. I loro ritratti sono famosi e custoditi nel castello di famiglia, dove è evidente l’eccesso di peluria che ricopre i loro volti, simili ai cuccioli di lupo, da cui il nome della malattia «uomo-lupo».
L’aspetto fisico del nobiluomo spagnolo suscitava sempre curiosità e interesse in Europa ma era principalmente apprezzato per la sua enorme cultura e gentilezza, definito il gentiluomo di corte di Enrico II di Francia.
Il caso di Petrus Gonsalvus ha ispirato la leggenda de «La Bella e la Bestia» in quanto andò in moglie alla bellissima Catherine, damigella d’onore della regina Caterina De’ Medici, che al momento di conoscere il suo sposo, svenne di colpo a prima vista; ma poi l’amore fece tutto il resto, e quel piccolo dettaglio fu un vero vanto e non una temibile disgrazia.
Viaggiò in Italia, soggiornando alla corte di Margherita di Parma, apprezzando la cultura del nostro Paese; negli ultimi anni della sua vita si stabilì con la sua famiglia alla Reggia di Capodimonte, dove morì nel 1618.

Oggi un soggetto colpito dalla «sindrome del lupo mannaro» o «Ipertricosi» susciterebbe disgusto e orrore, messo da parte dalla società, definendolo un fenomeno da baraccone, privandolo della sua «umanità» concentrati solo sull’aspetto estetico e trascurandone il contenuto. Contrariamente a quando accadeva secoli fa, questi individui suscitavano l’interesse della comunità scientifica, estranea a questi fenomeni, destavano la curiosità di regnanti che si contendevano per avere a corte, un uomo di tale portata, un’unico esemplare degno di nota, investito di grandi onori.

Il lupo mannaro è una delle creature «mostruose» più antiche della storia, appartenente alla cultura popolare, alle leggende e alla letteratura dell’orrore. La sua origine si lega al mito, alle credenze di diverse culture dove la figura del lupo ha trovato la sua fortuna sia in chiave positiva che negativa (pensiamo alle fiabe, alle filastrocche ecc.). 

Se ci pensiamo bene è solo una razza: un bel cane dal cuore selvatico da proteggere a rischio estinzione. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Caricando...
Menu