Il Maschio di Napoli.

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maschio-angioino
Il giorno del nostro primo anniversario di nozze mia moglie ed io ci siamo messi in auto senza una meta precisa, con l’unico desiderio di sfruttare al massimo quel po’ di tempo che la mia licenza e il suo giorno di ferie ci concedevano, visto che viviamo a più di 600 km di distanza durante tutta la settimana.

Dalle nostre parti è in uso la pratica dell’ “andarsi a fare un caffè a Napoli”, intendendo con questo che si parte dalla provincia di Taranto, dove abitiamo, si arriva in circa tre ore sulla costiera amalfitana, ci si fa un caffè, un giro in zona e via, si torna a casa in giornata.

Abbiamo preso quella direzione, trovandoci a Napoli dopo tre ore di chiacchiere e risate, volate in un batter d’occhio.

Guarda Napoli e poi muori” diceva una vecchia canzone, “Napule è mille culure“, “Napule è addore ‘e mare” cantava Pino Daniele.
Per descrivere al meglio questa città  e la gente che la abita ci vorrebbero soltanto parole poetiche.
Io sicuramente non ne sono capace, ma voglio descrivervi quello che ci ha colpito maggiormente in questa nostra uscita, a parte il Vulcano che si staglia sulle mille case, il golfo che abbraccia la città  donandole uno sfondo magicamente azzurro, la gente colorata e “pittoresca” che popola animatamente le vie, la “tazzulella e cafè” che non si può perdere una volta in città …
Insomma, a parte tutto il resto, ci ha colpito Castel Nuovo, simbolo di Napoli, possente e massiccio, che abbiamo deciso di visitare (senza purtroppo poterlo fotografare, visto che eravamo partiti senza fotocamera!).

La costruzione del Castello avvenne negli anni che vanno dal 1279 al 1284, per volere di Carlo I.
La finalità  dell’edificio doveva essere quella di sostituire le precedenti residenze reali, Castel dell’Ovo e Castel Capuano, che si erano rese inadeguate essendo troppo lontano dalla città  il primo, troppo lontano dal mare il secondo.

Vari incendi e guerre in città  distrussero interamente l’originaria costruzione angioina, della quale sopravvive solo la Cappella Palatina, al punto che Alfonso I d’Aragona ne ordinò la ricostruzione nel 1443.
I lavori di ricostruzione resero il castello una fortezza.
Seguì, nel XVI secolo, la costruzione di mura bastionate di cinta. Questo fece sì che il castello venne, da allora, soprannominato come “Maschio angioino”, termine tanto noto quanto inesatto: il castello ben poco conservava di angionino, ne’ tanto meno venne mai adibito a maschio o mastio, quanto piuttosto a residenza reale.

Quello che maggiormente ci ha colpiti dell’esterno del castello, sono le sue poderose cinque torri, delle quali la maestra, Torre del Beverello, è rivolta verso il mare.
Tra due di queste torri, quella di Mezzo e quella di Guardia, si trova lo scenografico bianco Arco di trionfo di Alfonso, alla costruzione del quale collaborarono artisti catalani e italiani (tra i quali Pietro de Martino e Francesco Laurana), al fine di celebrare l’ingresso di Alfonso I d’Aragona, detto il Magnanimo, a Napoli.

Oltre che molto imponente alla vista del visitatore, l’arco rappresenta un elemento importantissimo per l’architettura meridionale, segnando il passaggio dall’arte gotica a quella rinascimentale.
Esteticamente si rifà  ai modelli romani e consta di due archi sovrapposti a tutto sesto, affiancati da colonne e sormontati da un fregio che rappresenta il Trionfo: nella scena il corteo dei suonatori a cavallo, gli ambasciatori e i dignitari del regno e, al centro, il re su un carro con baldacchino.

All’interno del castello si accede mediante un bel cortile il cui ultimo rimaneggiamento risale al “˜700.
Da lì, mediante una scala esterna, abbiamo avuto accesso alla Sala dei Baroni, la zona più bella ed elegante del maniero, opera di Guillermo Sagrera, caratterizzata da una forma cubica, sormontata da una cupola che forma il disegno di una stella, con, alla sommità , un oculo.
Le preziose decorazioni di quella che è attualmente la sede del Consiglio Comunale sono in gran parte andate perdute a seguito dell’incendio del 1919: restano alcuni capitelli, anche se molto rovinati, e i bassorilievi del portale.

Purtroppo per questioni di tempo (il giro a Napoli era durato molto di più del caffè preventivato!!) abbiamo dovuto interrompere a questo punto la nostra scoperta del castello, perdendoci la Cappella Palatina, cui si accede dal cortile, una volta tornati indietro dalla scalinata che conduce alla Sala dei Baroni, e il Museo Civico, che ha sede nei due piani dell’ala ovest della costruzione.

Per quanto ci ha incantato questo castello, possente e preziosamente decorato al tempo stesso, però, ci siamo ripromessi di tornare a Napoli quanto prima per concludere il nostro giro incompleto, aggiungendo, ovviamente con più calma, altri monumenti della splendida città  al nostro giro, oltre al celeberrimo Maschio.
Stavolta, magari, anche muniti di fotocamera!

(foto del castello disponibili all’indirizzo web http://www.trivago.it/napoli-45499/castellorocca/castel-nuovo-156368/immagini)



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